INDOPACIFICO. Tokyo rivendica un ruolo da protagonista nel ridisegnare la Rete sottomarina 

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Il boom dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando l’intera rete sottomarina globale, spingendo il Giappone a rivendicare un ruolo di primo piano nell’Indo-Pacifico

A giugno 2026, la spesa mondiale per la costruzione di cavi sottomarini supera i 6 miliardi di dollari, con l’Asia che registra oltre 4 miliardi di investimenti pianificati tra il 2026 e il 2029. Di fronte all’esplosione dei carichi di lavoro legati all’IA, Tokyo sta attuando una transizione da polo passivo a vero e proprio “guardiano” e promotore sovrano dell’infrastruttura digitale, riporta Nikkei.

I principali fattori alla base di questa strategia riflettono profondi mutamenti economici e geopolitici. Su tutti spicca la “fame di banda dell’IA” che ha immesso nuovi attori di mercato. I modelli di IA generativa richiedono lo spostamento di enormi volumi di dati tra data center regionali. Gli hyperscaler (come Google, Microsoft e Meta) tendono a trattenere quasi tutta la capacità dei propri cavi per uso interno, lasciando scoperte le altre aziende. Per colmare questo deficit, grandi conglomerati commerciali e società di leasing giapponesi, come Sumitomo, stanno investendo direttamente nei consorzi infrastrutturali per vendere capacità sul mercato libero; grandi consorzi guidati da NTT Data e SoftBank stanno avviando la posa di arterie cruciali. Tra queste spicca il sistema I-AM Cable, Giappone-Singapore via Filippine, per aggirare le aree più congestionate. A conferma dell’interesse economico sta anche la postura geopolitica regionale: Tokyo si è recentemente detta pronta a sostenere Manila nel settore difesa, ad esempio. 

Il Giappone è uno dei principali hub di telecomunicazioni dell’area Asia-Pacifico, una posizione geografica e strategica fondamentale alimentata dal fatto che l’99% delle sue comunicazioni internazionali dipende esclusivamente da cavi sottomarini. Con oltre 20 stazioni di atterraggio internazionali attive, l’infrastruttura connette l’arcipelago a Nord America, Australia, Sud-Est Asiatico, Europa e Russia. L’ecosistema dei cavi sottomarini in Giappone è caratterizzato da forti spinte all’espansione e radicali cambiamenti geopolitici.

Tokyo ha modificato anche il panorama legale del settore: il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria giapponese ha formalmente inserito i cavi sottomarini sotto la tutela dell’Economic Security Promotion Act, parificandoli a semiconduttori e data center; il governo sta sovvenzionando NEC per l’acquisto e la gestione di una flotta proprietaria di navi posacavi e da riparazione. L’obiettivo è eliminare il collo di bottiglia del noleggio di navi estere e garantire l’autonomia logistica in caso di crisi; in risposta ai crescenti rischi di sabotaggio marittimo, ingegneri robotici giapponesi hanno introdotto veicoli sottomarini autonomi (AUV) dotati di IA. Questi sono in grado di pattugliare, saldare e riparare autonomamente i cavi danneggiati a grandi profondità

Ma la profondità geopolitica non si ferma qui: l’interesse riguarda anche le rotte e il controllo della catena dei fornitori. Tokyo e Washington spingono attivamente per escludere le aziende statali cinesi (come HMN Tech) dai progetti strategici transpacifici o intra-asiatici. Il Giappone si fa promotore di standard alleati occidentali per lo screening dei fornitori.

Tokyo, inoltre, vanta una filiera interna d’eccellenza, dominata da tre attori chiave: NEC (Nippon Electric Company), KDDI e NTT, e OCC Corporation. NEC è uno dei tre più grandi costruttori di reti sottomarine al mondo, con una quota di mercato globale superiore al 20%; detiene la leadership costruttiva nell’area Indo-Pacifica. KDDI e NTT sono operatori di telecomunicazioni sovrani che non solo finanziano e gestiscono i consorzi dei cavi, ma possiedono le stazioni di approdo e navi posacavi. OCC Corporation è una sussidiaria specializzata e unica azienda in Giappone a produrre fisicamente i cavi in fibra ottica corazzati ad alta resistenza

Storicamente, i cavi sottomarini giapponesi si concentrano pesantemente in due sole aree: la penisola di Boso (Prefettura di Chiba) e la penisola di Shima (Prefettura di Mie), che collegano direttamente i data center di Tokyo e Osaka. Il governo giapponese (tramite il Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni) ha approvato un piano strategico di economic security volto a diversificare gli approdi, attraverso il finanziamento di nuove stazioni di atterraggio decentrate nelle regioni settentrionali (Hokkaido) e meridionali (Kyushu) per mitigare i rischi di terremoti o attacchi mirati; garantire l’indipendenza logistica, attraverso : l’acquisto sovvenzionato di una flotta di navi posacavi e da riparazione per NEC, riducendo la dipendenza da imbarcazioni a noleggio estere in caso di sabotaggi o emergenze; evitare aree contese: lo sviluppo di nuove dorsali, come l’I-AM Cable guidato da NTT, prevede tracciati che evitano deliberatamente le acque del Mar Cinese Meridionale rivendicate dalla Cina.

In generale si preferiscono rotte che tocchino stazioni in nazioni partner come le Filippine, l’Indonesia, Taiwan e la costa pacifica degli Stati Uniti. Ad oggi possiamo registrare la presenza di: rotte Transpacifiche, tra Giappone e USA; il Giappone funge da porta d’accesso principale tra l’Asia e il Nord America. Tra le dorsali attive e di recente attivazione figurano PC-1, Unity, FASTER, JUPITER, Topaz, JUNO e i futuri sistemi. Il consorzio Google, ad esempio, sta espandendo massicciamente queste tratte con investimenti multimiliardari. 

Esistono poi rotte intra-asiatiche: si tratta di sistemi che collegano il Giappone a hub come Singapore, Taiwan, Corea del Sud e Hong Kong. Tra questi spiccano il recente Southeast Asia-Japan Cable 2 (SJC2), l’Asia Pacific Gateway (APG) e il corridoio ad alta velocità (Japan-Korea – JAKO) finanziato da colossi del cloud come AWS e Microsoft.

Antonio Albanese

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