
L’Indo-Pacifico è la scacchiere geopolitico su cui stanno giocando Washington e Pechino, ognuno, muovendo i propri pezzi inesorabilmente. Pechino si muove contro gli alleati di Taiwan, Palau, Isole Marshall e Tuvalu. Questi microstati si trovano ora ad affrontare attacchi informatici, disinformazione, coercizione economica e controllo delle élite, che sfruttano le loro limitate risorse e la loro esposizione geopolitica, riportano AT e Pacific Forum.
Eventi come il patto di sicurezza tra Taiwan e Isole Marshall del giugno 2025 e le rivelazioni sulla criminalità organizzata cinese a Palau evidenziano uno schema più ampio: Pechino sta utilizzando tecniche da guerra ibrida per minare la sovranità, frammentare le alleanze e indebolire l’ordine regionale guida USA.
Nelle isole del Pacifico, le minacce ibride trovano terreno fertile: Palau, le Isole Marshall e Tuvalu hanno una popolazione ridotta e una capacità statale limitata. Il loro riconoscimento diplomatico di Taiwan e gli accordi del Compact of Free Association con gli Stati Uniti li pongono al centro della rivalità regionale.
Come per magia sono comparse nell’area flotte pescherecce e sistemi senza pilota cinesi, supportati dalla terza Guardia Costiera più grande al mondo. Sorveglianza, destabilizzazione economica e intimidazione marittima sono le loro armi. Presentate come diplomazia o aiuti allo sviluppo, rivelano aspetti strategici più profondi.
Palau offre un esempio lampante delle operazioni ibride della Cina. Nel marzo 2024, un attacco informatico attribuito ad attori cinesi ha violato i sistemi governativi, rubato 20.000 documenti e causato danni per 1,2 milioni di dollari. Allo stesso tempo, le restrizioni turistiche in vigore dal 2017 hanno ridotto la quota di turisti cinesi dal 60% al 30%, con un impatto significativo sul PIL di Palau. Le strategie di disturbo, tra cui le cancellazioni di massa delle prenotazioni alberghiere, hanno ulteriormente destabilizzato i mercati locali.
Sul fronte politico, entità associate alla Cina hanno affittato circa 380.000 metri quadrati di terreno vicino alle strutture militari statunitensi a Palau e hanno effettuato donazioni illecite a funzionari palauani; Pechino descrive queste transazioni come transazioni commerciali private, ma la loro portata e la vicinanza a siti strategici sollevano notevoli preoccupazioni per la sicurezza nazionale.
La risposta di Palau è stata decisa. Il governo ha arrestato cittadini cinesi coinvolti in operazioni di influenza nel 2024 e ha richiesto sistemi missilistici statunitensi nel maggio 2025. Tuttavia, permangono lacune significative nella resilienza digitale e nella trasparenza degli investimenti.
Altra storia per le Isole Marshall, strettamente legate agli Stati Uniti attraverso il Patto di Libera Associazione. Dal 2020, la Cina ha investito 50 milioni di dollari in progetti infrastrutturali volti a coltivare il sostegno delle élite e a promuovere un riallineamento diplomatico, come si è visto con Nauru nel 2024.
In risposta, le Isole Marshall hanno firmato un patto di sicurezza con Taiwan nel giugno 2025 che si concentra su: consapevolezza del dominio marittimo, sicurezza informatica e attività di contrasto alla disinformazione. Il neocostituito Ufficio per la Sicurezza Nazionale monitora le minacce marittime.
A Tuvalu la governance digitale ha aperto nuove strade all’influenza ibrida cinese. L’iniziativa di Tuvalu per la creazione di una nazione digitale, che prevede investimenti significativi in passaporti digitali e tecnologia blockchain, è però vulnerabile agli attacchi informatici, come dimostrato dall’attacco informatico del 2024 al Forum delle Isole del Pacifico, attribuito ad attori sponsorizzati dallo stato cinese, che ha compromesso dati sensibili e ha richiesto costosi interventi.
La Cina ha offerto aiuti infrastrutturali per 30 milioni di dollari dal 2022, senza scalfire però la vicinanza a Taipei.
Questi tre Paesi condividono di fatto vulnerabilità sovrapposte: ognuno di loro ha subito incidenti informatici, azioni di disinformazione e pressioni economiche mirate; dal 2023 al 2025, gli incidenti di minacce ibride regionali sono aumentati di circa il 30% in modalità diverse a seconda dei contesti.
Le minacce ibride hanno messo a nudo le debolezze infrastrutturali di questi paesi.
A livello strategico, l’instabilità nella Seconda Catena di Isole potrebbe indebolire la posizione di forza degli Stati Uniti e mettere a rischio fino a 10 miliardi di dollari di risorse militari regionali.
Australia, Giappone e Nuova Zelanda hanno iniziato a intervenire. Offrono rispettivamente 100 milioni di dollari in supporto alla sicurezza informatica, 50 milioni di dollari in pattugliamenti marittimi e 20 milioni di dollari per lo sviluppo delle capacità dei media. Ma non sembrano bastare.
Luigi Medici
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