INDOPACIFICO. Le radici profonde della partnership nippo indiana 

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Un partenariato tra Giappone e India nell’Indo-Pacifico è quasi un assioma nel dibattito strategico: viene regolarmente invocato come forza stabilizzatrice, contrappeso democratico e pilastro dell’ordine regionale emergente.

Subito dopo la resa del Giappone, la formazione del Giappone del dopoguerra avvenne in gran parte senza la partecipazione indiana. Gli Stati Uniti invitarono l’Unione Sovietica, la Gran Bretagna e la Cina a unirsi alla Commissione Consultiva per l’Estremo Oriente (FEC), riporta AT.

Tuttavia, la voce dell’India fu marginale, e nel dicembre del 1945, si era formato un consenso attorno alla FEC, che incastonava il Giappone in un quadro di sicurezza ed economia guidato dagli Stati Uniti.

Il giudice indiano Radhabinod Pal, in servizio presso il Tribunale Militare Internazionale per l’Estremo Oriente, la Norimberga orientale, pronunciò uno storico dissenso di 1.235 pagine nel novembre 1948, respingendo l’incriminazione dei leader giapponesi per “crimini contro la pace” di classe A come legge ex post facto e condannando la “giustizia del vincitore”.

Pur riconoscendo le atrocità commesse in tempo di guerra, egli distinse fermamente tra l’élite militarista giapponese e il popolo giapponese, opponendosi alle punizioni collettive e concludendo che gli imputati non potevano essere legalmente condannati secondo il diritto internazionale.

Sebbene il suo dissenso non fu accolto e sette leader furono giustiziati il ​​23 dicembre 1948, la sentenza di Pal inviò un forte segnale morale che l’India era al fianco del popolo giapponese, una posizione successivamente rafforzata dal rifiuto dell’India di chiedere riparazioni nel 1952, gettando le basi etiche per una duratura buona volontà tra India e Giappone.

Nel 1952, l’India estese al Giappone lo status di nazione più favorita e lo ricevette in cambio. L’India divenne il primo paese a fornire Assistenza Ufficiale allo Sviluppo al Giappone, riflettendo la fiducia dell’India nella propria civiltà e la sua convinzione che la riconciliazione, non la vendetta, fosse il fondamento di un’Asia stabile.

Nel 2007, il primo Ministro giapponese Shinzo Abe rievocò la nozione di Majma-ul-Bahrain – la “Confluenza dei Due Oceani”, sintesi delle tradizioni vedantica indù e sufi islamica nel suo discorso del 2007 al Parlamento indiano, intitolato “Confluenza dei Due Mari”, rivisitandola in termini geopolitici per l’era indo-pacifica. Il discorso di Abe non fu un artificio retorico; fu una dichiarazione che Giappone e India vedevano i loro destini interconnessi attraverso i beni comuni marittimi.

La formalizzazione di questa convergenza avvenne gradualmente. L’anno 2000 segnò l’inizio di un “Partenariato Globale” tra Giappone e India, promosso nel 2006 a “Partenariato Strategico e Globale”. Nel 2011, i dialoghi trilaterali che coinvolgevano India, Giappone e Stati Uniti stavano prendendo forma, riflettendo le preoccupazioni condivise sulla stabilità regionale.

L’approvazione da parte del Giappone di un “Indo-Pacifico libero e aperto” nel 2016 e la rinascita del Quad (India-Giappone-Stati Uniti-Australia) dal 2017 in poi hanno ulteriormente istituzionalizzato questo allineamento. Questi sviluppi sono stati il culmine di un lungo processo strategico.

Centrale è stato il settore marittimo. Sia il Giappone che l’India sono pienamente consapevoli che le rotte commerciali marittime sono le linee vitali delle loro economie.

Il Giappone dipende da tempo dagli Stati Uniti per la sicurezza marittima, ma ha anche espresso preoccupazione per il fatto che la forza di una potenza egemone possa indebolirsi nel tempo. In questo contesto, la crescente capacità navale dell’India, comprese le portaerei, è vista a Tokyo come un fattore stabilizzante per le rotte marittime asiatiche, rassicurando non solo il Giappone ma anche partner come Vietnam, Corea del Sud e Stati Uniti.

Tuttavia, il partenariato Giappone-India non è esente da tensioni produttive, che consentono a entrambi i paesi di coordinarsi senza rinunciare alle proprie visioni del mondo indipendenti. Questa flessibilità è esattamente ciò che distingue la partnership dalle rigide strutture di alleanza.

La Cina, inevitabilmente, occupa un posto importante in questa equazione, sia come opportunità che come rischio. Nonostante le tese relazioni politiche, la Cina rimane il principale partner commerciale del Giappone in Asia e l’interdipendenza economica limita le scelte strategiche di Tokyo. Per l’India, la Cina rappresenta sia un punto di riferimento per lo sviluppo che una sfida per la sicurezza.

Sebbene l’interesse del Giappone per l’India sia cresciuto parallelamente alla crescita economica indiana, ostacoli – ostacoli normativi, colli di bottiglia infrastrutturali e diverse culture imprenditoriali – impediscono ancora la piena realizzazione del potenziale di investimento giapponese in India. La partnership, quindi, riguarda tanto le riforme interne quanto l’equilibrio esterno.

Sia il Giappone che l’India sono consapevoli che senza una crescita economica sostenuta e l’innovazione tecnologica, la loro visione indo-pacifica rimarrà ambiziosa. Ecco perché progetti di connettività, corridoi industriali e resilienza della catena di approvvigionamento sono diventati pilastri centrali della cooperazione bilaterale.

Allo stesso tempo, l’architettura di sicurezza dell’Asia meridionale è stata profondamente modificata nel 1972, quando il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e Henry Kissinger hanno visitato Pechino, ponendo fine a due decenni di ostilità tra Washington e Cina, usando il Pakistan come canale segreto creando un allineamento a lungo termine tra Stati Uniti, Cina e Pakistan che ha rimodellato la percezione della minaccia da parte dell’India.

Viste in questo più ampio contesto storico e strategico, le relazioni tra Giappone e India nel XXI secolo non sono né un matrimonio di convenienza né una semplice coalizione anti-cinese. Rappresentano una partnership a più livelli, radicata nella moderazione storica, nella fiducia nella civiltà e nella convergenza pragmatica.

Luigi Medici 

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