INDOPACIFICO. Il QUAD lotta contro i Deepfake

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Le democrazie dell’Indo-Pacifico si trovano ad affrontare una minaccia sistemica che trascende i domini militari attraverso la militarizzazione della realtà sintetica. Gli stati avversari possono ora sfruttare la disinformazione basata sull’intelligenza artificiale per destabilizzare le elezioni, infiammare le tensioni sociali e paralizzare la risposta alle crisi, sfidando direttamente la visione di un Indo-Pacifico libero e aperto.

L’attuale attenzione tattica al rilevamento di singoli deepfake è una risposta inadeguata a questa sfida strategica. Il Dialogo sulla Sicurezza Quadrilaterale, o Quad, deve invece aprire la strada a una nuova forma di difesa collettiva, riconoscendo formalmente il nostro ambiente informativo condiviso come infrastruttura cognitiva, una risorsa critica che deve essere protetta.

Questa iniziativa è la missione perfetta per il Quad proprio a causa delle complessità geopolitiche del gruppo. Sebbene le diverse percezioni delle minacce e gli impegni verso l’autonomia strategica possano complicare la cooperazione su questioni di sicurezza complesse, la difesa da una minaccia universale e non cinetica come la disinformazione sistemica è un obiettivo fondamentale in cui gli interessi di tutte e quattro le nazioni si allineano.

La velocità, la portata e il realismo dell’IA generativa hanno cambiato radicalmente il modo in cui le informazioni fluiscono. Non si tratta di un aggiornamento della propaganda di vecchia scuola; è l’industrializzazione dell’inganno. Una valutazione delle minacce della National Security Agency (NSA) statunitense concorda, avvertendo che la “democratizzazione” di questi strumenti li ha resi “ampiamente disponibili per avversari di ogni tipo”.

I deepfake non si sono limitati a crescere nel 2023: sono esplosi. Gli incidenti globali sono decuplicati. L’area Asia-Pacifico ha registrato una crescita del 1.530% nelle segnalazioni di deepfake.

Dirigenti aziendali, funzionari governativi e personaggi pubblici in tutta la regione ne stanno già risentendo. In Australia, i contenuti generati dall’IA rivolti a personaggi pubblici stanno mettendo alla prova la capacità del pubblico di distinguere i fatti dalle invenzioni. Nelle Filippine, un’azienda di proprietà cinese ha utilizzato profili falsi per amplificare contenuti antiamericani, presumibilmente creati da scrittori filippini. 

La disinformazione crea caos informativo, rendendo difficile per i cittadini distinguere tra fonti affidabili e false. Questo può compromettere il processo decisionale democratico. Il rilevamento reattivo dei deepfake è destinato a fallire, poiché nuovi falsi possono emergere rapidamente. È necessaria una strategia di scenario più ampia per proteggere il sistema informativo.

L’ambiente informativo indopacifico è come un’infrastruttura cognitiva, occorrerebbe proteggere non solo i canali di informazione, ma anche la fiducia pubblica e la conoscenza verificata.

Per questo è importante la cooperazione tra paesi democratici per affrontare la minaccia comune della disinformazione, come sta facendo il Quad, Stati Uniti, Giappone, India e Australia.

Il Quad starebbe per creare infatti un’iniziativa di Sicurezza Cognitiva che includa una piattaforma condivisa di intelligence sulle minacce, standard comuni per l’autenticazione delle informazioni e un quadro pre-concordato per l’attribuzione e la risposta congiunte per affrontare le sfide legate alla privacy e alla sicurezza operativa nella condivisione di intelligence e nell’implementazione di standard di autenticazione condivisi.

Luigi Medici 

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