INDOPACIFICO. Il nuovo drone cinese mette in crisi le difese USA

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Il drone stealth cinese GJ-X è il nuovo simbolo delle ambizioni cinesi nel Pacifico. Secondo The War Zone, il drone stealth cinese, denominato ufficiosamente GJ-X, sembra essere stato avvistato in volo per la prima volta. 

Il velivolo, caratterizzato dal suo imponente design ad ala volante, è stato inizialmente avvistato a settembre dalle immagini satellitari della base di prova cinese vicino a Malan, nella provincia dello Xinjiang. Con una lunghezza stimata di circa 42 metri, il GJ-X appartiene a una rara classe di grandi piattaforme stealth senza pilota, riporta AT. 

Il filmato mostra un drone in volo con una configurazione simile, con timoni sdoppiati e una probabile configurazione bimotore, con una verniciatura inferiore in controluce progettata per nasconderne la forma in quota. Si è ancora incerti sul suo ruolo previsto: piattaforma di ricognizione a lungo raggio simile all’RQ-180 statunitense, o veicolo aereo da combattimento senza pilota (UCAV) o come bombardiere stealth. 

L’emergere del drone segue un’ondata di sviluppo di velivoli stealth cinesi, inclusi i caccia senza coda J-36 e J-XDS, a dimostrazione dei rapidi progressi della Cina nelle capacità aeree avanzate. Sebbene lo scopo sia incerto, le sue dimensioni e il suo design suggeriscono un potenziale multiruolo, riflettendo l’ambizione strategica della Cina di espandere il suo arsenale di velivoli senza pilota di fascia alta in un contesto di crescente concorrenza nel settore della difesa regionale e globale.

Se la Cina avesse preso spunto dal drone statunitense RQ-180, la sua missione e le sue capacità potrebbero indicare come la Cina intenda utilizzare il suo GJ-X come piattaforma di ricognizione a lungo raggio.

L’RQ-180 è progettato per la ricognizione in profondità contro avversari quasi alla pari come Cina e Russia, combinando una configurazione che evita i radar con un’ampia gittata e persistenza, consentendogli di “assorbire” silenziosamente informazioni di intelligence per ore senza essere individuato. Oltre alla ricognizione, potrebbe fungere da nodo di comunicazione e guerra elettronica, collegando forze disperse in ambienti contesi.

Similmente all’RQ-180, il GJ-X cinese potrebbe operare da basi costiere, come Ledong e Foluo a Hainan, monitorando ampie fasce del Mar Cinese Meridionale, più a nord fino a Taiwan e nelle vaste distese del Pacifico, fornendo dati di puntamento critici e monitorando al contempo le forze statunitensi e alleate. Oltre il Pacifico, la Cina potrebbe utilizzare il GJ-X nella regione himalayana nell’ambito della sua attuale disputa di confine con l’India. Tuttavia, non è chiaro se la suite di sensori di questo tipo sia ottimizzata per operazioni marittime o terrestri.

Se il GJ-X dovesse essere un UCAV, abbinato ad armi ipersoniche, potrebbe aumentare significativamente la capacità della Cina di minacciare le basi e le forze navali statunitensi e alleate, integrando eventuali carenze nel bombardiere strategico H-6.

Il Center for a New American Security (CNAS) avverte che le difese statunitensi rimangono poco dimensionate e insufficientemente integrate per contrastare i grandi sciami di droni schierati dalla Cina; nonostante i progressi nella ricerca sui radar, sull’energia diretta e sulle microonde ad alta potenza, pochi sistemi hanno raggiunto la maturità operativa, lasciando lacune nella difesa a più livelli.

Il volo di debutto del drone stealth cinese GJ-X evidenzia i crescenti sforzi cinesi per implementare sistemi di attacco e sorveglianza autonomi a lungo raggio in grado di trasformare lo spazio di battaglia del Pacifico.

Stati Uniti e alleati ora dovranno sviluppare difese integrate, scalabili e intelligenti per contrastare la futura guerra senza piloti guidata dall’intelligenza artificiale, soprattuto cinese, visto che siamo nel Pacifico.

Luigi Medici 

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