INDONESIA. Si apre un nuovo mercato di Terre Rare e si allarga lo scontro USA-Cina

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Le terre rare potrebbero presto diventare la prossima grande attrazione dell’industria mineraria indonesiana. L’Indonesia sembra avere solo modeste quantità provate di minerali preziosi, ma gran parte di ciò che ha è rinchiuso negli scarti di roccia, o nelle zone sterili, lasciate da secoli di estrazione dello stagno nelle isole di Bangka e Belitung, a sud di Singapore.

Sebbene studi preliminari dimostrino che le sabbie di stagno della miniera statale Tambang Timah, contengono 13 dei 17 elementi chimici della tavola periodica presenti nelle terre rare, saranno necessarie ulteriori indagini per determinare se sono presenti in quantità commerciali. Se lo fosse, ciò renderebbe l’Indonesia un attore in un settore che sta rapidamente diventando un nuovo punto di frizione della guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina a causa dell’importanza strategica per tecnologie civili e militari, riporta Asia Times.

La Cina attualmente controlla l’80% del commercio mondiale di terre rare e potrebbe plausibilmente bloccare l’accesso degli Stati Uniti come ritorsione per eventuali future sanzioni di Washington sulle merci prodotte in Cina. Con riserve comprovate di 327.500 tonnellate, Timah produce ancora circa 30.000 tonnellate di stagno all’anno da una concessione off-shore che copre 512.369 ettari; altre aziende private aggiungono 40.000 tonnellate, facendo dell’Indonesia il più grande produttore di stagno del mondo.

Terre rare si trovano anche ad Aceh, Jambi e l’isola Singkep di Riau e nel Kalimantan occidentale, dove sono associate a ricchi giacimenti di bauxite, la materia prima per una fonderia di allumina da 695 milioni di dollari che i cinesi stanno costruendo a nord di Pontianak, la capitale della provincia.

Storicamente, la maggior parte delle terre rare sono state prodotte come sottoprodotti dell’estrazione di stagno, rame e oro, ma non sono state considerate degne di essere lavorate e sono finite invariabilmente in depositi, come nel caso di Tambang Timah. Con gli Stati Uniti distratti dai problemi interni, l’unico interesse esterno, fino ad ora, per il potenziale dell’Indonesia, è venuto inevitabilmente dalla Cina, che ha 55 milioni di tonnellate di riserve di terre rare, di gran lunga la più grande del mondo.

Ma nel cercare investitori altrove, il governo do Giakarta è ansioso di sviluppare competenze interne nel complesso processo in sette fasi di raffinazione della monazite e dello xenotime, i due minerali che ospitano gli elementi rari. Dove gli Stati Uniti possono avere un vantaggio rispetto alla Cina è nella manipolazione del torio radioattivo, che viene rilasciato nel corso del processo e deve essere trattato con estrema cura, anche se non produce i pericolosi raggi gamma dell’uranio.

L’Indonesia possiede già l’80% dei minerali, incluse le terre rare, necessari per produrre batterie al litio, parte della politica del governo di avventurarsi nei veicoli elettrici come modo per creare una futura base industriale costruita intorno alle sue vaste risorse naturali.

Le prospettive future dipendono dall’adozione di politiche e normative da parte del governo indonesiano e dall’avvio di incentivi per l’industria a valle e a monte: il mercato si deve ancora aprire.

Lucia Giannini