INDONESIA. L’aquisto dei J-10 modificherebbe l’asset strategico di Giacarta

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Giacarta acquista i J10 cinesi e cambia radicalmente l’equilibrio delle forze aeree del Sud-est asiatico. Questo mese, diversi media asiatici e non solo, hanno riportato la conferma dell’intenzione dell’Indonesia di acquistare 42 caccia J-10C in un accordo del valore di quasi 9 miliardi di dollari, segnalando un cambiamento nelle dinamiche di difesa regionali.

Il Ministro della Difesa Sjafrie Sjamsoeddin ha annunciato che “presto sorvoleranno Giacarta”, sottolineando l’impegno dell’Indonesia a modernizzare la propria aeronautica militare sotto l’amministrazione del Presidente Prabowo Subianto. Il Ministro delle Finanze Purbaya Yudhi Sadewa ha dichiarato che il finanziamento è stato approvato, sebbene non abbia specificato le date di consegna, riporta AT.

Il J-10C, sviluppato dalla cinese Chengdu Aircraft Corporation, è dotato di un avanzato radar a scansione elettronica attiva (AESA), missili aria-aria a lungo raggio PL-15 e materiali compositi paragonabili a quelli dei caccia occidentali di 4.5a generazione. Se finalizzato, l’acquisto renderebbe l’Indonesia il secondo operatore straniero dopo il Pakistan, che ha utilizzato i J-10C in recenti combattimenti contro l’India.

L’acquisizione rientra nella dottrina indonesiana “Perisai Trisula Nusantara” (Tridente Scudo di Nusantara) volta a costruire un deterrente integrato in tutto il suo arcipelago, diversificando al contempo i fornitori oltre Stati Uniti, Russia ed Europa.

Questo annuncio si aggiunge al miscuglio di piani di acquisizione di caccia dell’Indonesia. In precedenza, l’Indonesia aveva firmato un contratto con la Turchia per l’acquisto di 48 caccia Kaan, oltre a un contratto separato con la Francia per 42 jet Rafale.

Oltre a questi accordi, l’Indonesia rimane una delle parti interessate nel programma sudcoreano per i jet KF-21 Boramae, sebbene il suo coinvolgimento sia ostacolato da problemi di pagamento e potenziali fughe di informazioni verso la Corea del Nord. L’Indonesia è inoltre in trattative con gli Stati Uniti per i jet F-15EX, dopo aver sospeso i suoi piani per l’acquisto del Su-35 russo.

Considerando la fattibilità dei piani di acquisizione dell’Indonesia, le sanzioni contro la Russia e la sua necessità di rimpiazzare le perdite in combattimento in Ucraina potrebbero bloccare i piani della Russia di riprendere l’acquisto di Su-35.

Allo stesso tempo, gli elevati costi dell’F-15EX statunitense potrebbero renderlo difficile da vendere. La partecipazione dell’Indonesia al progetto KF-21 sembra instabile, poiché la Corea del Sud potrebbe rivolgersi a partner finanziariamente più capaci come Polonia ed Emirati Arabi Uniti per ottenere finanziamenti continui.

Il Kaan turco ha appena superato la fase di test e potrebbe considerare l’esperienza della Corea del Sud con l’Indonesia nel suo progetto KF-21 come un precedente ammonitore. Sebbene la Francia non abbia ancora consegnato i Rafale all’Indonesia, la produzione è in corso, con i primi jet in consegna nel 2026, nonostante la reputazione del Rafale ha subito un duro colpo dopo gli scontri tra Pakistan e India del maggio 2025.

Questo mix eterogeneo di fattori potrebbe aver spinto l’Indonesia a considerare il J-10C cinese come l’ultima aggiunta alla sua crescente lista di aerei da caccia.

Attualmente, l’Indonesia gestisce una flotta di caccia altrettanto diversificata, composta da F-16 statunitensi, Su-27 e Su-30 russi, oltre a FA-50 sudcoreani e caccia leggeri Hawk 200 britannici.

Questo mix potrebbe riflettere il suo duplice approccio alla salvaguardia della sovranità in un contesto di potenziali sfide da parte sia della Cina che degli Stati Uniti. Avere aerei di produttori diversi consente all’Indonesia di mantenere la propria capacità di risposta in caso di incursioni o sanzioni da parte di una delle due parti.

Ma mantenere una flotta di caccia eterogenea potrebbe avere conseguenze significative. Innanzitutto, l’interoperabilità tra diversi sottosistemi potrebbe diventare un problema, poiché i caccia di diversi produttori potrebbero non essere in grado di comunicare tra loro a causa delle diverse tecnologie a bordo.

Una flotta di caccia eterogenea potrebbe avere sensori diversi che potrebbero non essere in grado di interagire tra loro, non essendo in grado di comandare le armi l’uno dell’altro. Oltre a ciò, i diversi sistemi di identificazione amico-nemico (IFF) potrebbero non essere in grado di riconoscersi a vicenda, il che potrebbe limitare i tipi di velivoli che potrebbero essere schierati in una specifica operazione o regione, impedendo il rinforzo reciproco.

Anche la logistica e l’addestramento potrebbero rappresentare una sfida, poiché strutture, supporto e addestramento tra questi diversi velivoli potrebbero non essere intercambiabili. Avere logistica, supporto e addestramento separati per ogni tipo di velivolo potrebbe anche aumentare i costi per l’Indonesia, che è già in difficoltà finanziarie.

Ancora più significativo, il previsto acquisto da parte dell’Indonesia dei J-10C cinesi potrebbe segnalare un crescente allineamento con la Cina, suscitando preoccupazione tra i partner regionali. Le vendite di jet da combattimento non si limitano alla consegna del velivolo: il cliente si integra nella catena di fornitura e nei canali di addestramento del produttore, che può utilizzare questa situazione come mezzo di influenza.

Queste dipendenze potrebbero riflettersi nei rapporti dell’Indonesia con l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), impedendo al gruppo di assumere una posizione ferma nei confronti della Cina nel Mar Cinese Meridionale – una grave battuta d’arresto che ha influito sulla credibilità del blocco.

L’accordo J-10C dell’Indonesia potrebbe compromettere la sua neutralità, finemente bilanciata, e rimodellare il modo in cui il Sud-est asiatico si calibra tra Stati Uniti e Cina.

Maddalena Ingrao 

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