INDONESIA. Ampliati i poteri all’antiterrorismo per contrastare ISIS

138

I nuovi poteri dati all’antiterrorismo indonesiano hanno consentito al Detachment 88 di arrestare decine di sospetti islamisti nelle ultime settimane.

La polizia ha anche arrestato simpatizzanti e fiancheggiatori che avevano permesso alle cellule terroristiche collegate allo Stato islamico di essere in 18 delle 34 province del paese. La repressione può avere implicazioni regionali. Il ministro della Difesa di Singapore, Ng Eng Hen, ha avvertito, all’inizio di questo mese, che la repubblica sta affrontando il suo più alto livello di minaccia terroristica dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti e i bombardamenti del nightclub di Bali del 2002. Nella vicina Malesia, le forze di sicurezza hanno arrestato tre indonesiani e quattro malesi dopo che uno dei detenuti si era impegnato a propagandare lo Stato islamico sui social media e aveva minacciato di assassinare il re e il primo ministro malesi per non aver introdotto la legge della Sharia. 

Il Parlamento indonesiano si è mosso rapidamente per rivedere la legislazione antiterrorismo del 2003 dopo gli attentati contro tre chiese nel maggio scorso, un condominio e una sede della polizia nella città di Surabaya e i successivi attacchi terroristici a Giacarta e Sumatra, che hanno causato 37 morti, tra cui 21 assalitori, riporta Asia Times.

Circa 20 militanti sono stati uccisi e 180 sono stati arrestati nelle ultime operazioni, finalizzate anche a rimuovere qualsiasi potenziale minaccia per i Giochi Asiatici 2018, che inizieranno a Giacarta e Palembang, capitale della provincia di Sumatra Sud, il 18 agosto. I tribunali sembrano ora più disposti a pronunciare sentenze più severe, in risposta a una protesta dopo gli attentati di Surabaya e a una precedente rivolta di decine di terroristi nel centro di detenzione di Brimob, nel sud di Giacarta, in cui le autorità persero il controllo della struttura durante l’assedio di 36 ore. 

La nuova legge estende il periodo di detenzione per chiunque sia sospettato di aver pianificato un attacco terroristico da sette a un massimo di 30 giorni; estende inoltre la detenzione definitiva da 180 a 510 giorni (300 giorni per le indagini e 210 giorni per l’azione penale), comprese due proroghe che devono essere approvate dai tribunali. Altre disposizioni prevedono una pena detentiva massima di sette anni per chiunque sia membro o recluti una persona per diventare membro di quella che un tribunale considera un’organizzazione terroristica. I dirigenti e gli organizzatori di tali gruppi sono puniti con la reclusione di 12 anni.

Un’altra importante nuova disposizione prevede una pena detentiva di cinque anni per chiunque incita un individuo o un gruppo, attraverso “parole, comportamenti, azioni o testi”, a commettere un atto di violenza terroristica.

Il ruolo dei militari in questa fase è definito dalla legge come “in grado di rafforzare in qualsiasi modo la polizia”, chiarendo che il Detachment 88 mantiene il ruolo di capofila nella lotta contro il terrorismo a meno che non si trovi di fronte a un dirottamento o a una situazione di assedio grave.

Antonio Albanese