INDIA – PAKISTAN. Regge la tregua. Colpite 8 basi indiane. Colpite 6 strutture militari pakistane

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A partire dall’11 maggio l’aeronautica militare indiana ha dichiarato che l’operazione Sindoor, lanciata in risposta al recente attacco terroristico a Pahalgam, continua nonostante il cessate il fuoco dichiarato da Nuova Delhi e Islamabad solo il giorno prima. In realtà il 12 maggio la situazione è stata relativamente calma. 

Sempre l’11 maggio, l’India ha aperto una delle dighe sul fiume Chenab: l’acqua ha iniziato a scorrere parzialmente verso il Pakistan. Riferiscono i media locali. La sospensione da parte dell’India del trattato sulle acque dell’Indo con il Pakistan potrebbe spingere la Cina a costruire una diga sul fiume Brahmaputra, che fornisce circa il 30% dell’acqua dolce dell’India e circa il 44% del suo potenziale idroelettrico totale.

Il 12 maggio, il The Economic Times, riportava la notizia che l’India ha aperto una delle chiuse della diga di Baglihar sul fiume Chenab, al confine con il Pakistan. Il flusso d’acqua era stato precedentemente interrotto a causa dell’escalation delle tensioni tra i due Paesi, con Islamabad che aveva paragonato la mossa di Nuova Delhi a una dichiarazione di guerra.

Inoltre, le autorità indiane hanno annunciato l’apertura di 32 aeroporti nell’ovest e nel nord del Paese, la cui attività era stata limitata dopo l’inizio dell’”operazione indiana contro i terroristi in Pakistan”, riporta l’Hindustan Times. Geo TV riferisce che in Pakistan, che ha temporaneamente chiuso il suo spazio aereo a causa delle operazioni dell’India, 12 compagnie aeree internazionali stanno riprendendo i voli, mentre il numero di voli cancellati è sceso a 50.

Primo bilancio, dunque anche per i danni reciproci da bombardamenti. Il satellite Sentinel-2 non mostra danni alla base aerea di Jammu, in India, il che significa che la base non è stata colpita direttamente. Mentre le immagini satellitari confermano i danni alla base aerea di Shahbaz, in Pakistan e ancora a le immagini satellitari mostrano danni significativi alle basi aeree pakistane di Bholari, Sarghoda e Nur Khan.

Secondo le analisi delle fonti OSINT il conflitto tra India e Pakistan al di là delle dichiarazioni dei due paesi ha distrutto le seguenti strutture: Il Pakistan ha colpito 8 basi indiane e abbattuto due droni, entrambi confermati. Almeno due jet sono stati abbattuti e confermati, ma la loro posizione precisa rimane sconosciuta.

L’India ha colpito 6 basi pakistane e un sistema di difesa aerea. L’India ha anche condotto quello che è probabilmente l’attacco più audace del conflitto contro un sito nucleare pakistano. L’India non ha abbattuto alcun jet pakistano.

Perdite umane: non ci sono dati precisi al riguardo, entrambe le parti stanno cercando di nascondere i dati. L’impatto maggiore per il Pakistan è stata la perdita di 4 militari presso la base aerea di Bholari. Tuttavia, la vittima più grave è stata quella indiana, con la morte del vice commissario Raj Kumar Thappa e dei suoi due vice. Nei prossimi giorni, con l’arrivo dei satelliti nelle aree, saremo in grado di valutare meglio la reale entità dei danni da entrambe le parti.

Si tratta di attacchi confermati, con riprese/immagini satellitari geolocalizzate che mostrano danni visibili. Non sono inclusi altri attacchi missilistici e droni unidirezionali contro installazioni non militari.

Infine si segnala, un aereo di emergenza nucleare B-350 AMS statunitense stava operando sopra il Pakistan subito dopo l’attacco aereo indiano contro l’impianto nucleare pakistano di “Black Mountains”.

Lucia Giannini

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