INDIA. Lo scandalo intercettazioni fa esplodere il parlamento

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Il Parlamento indiano è stato scosso dalle proteste, quando l’opposizione ha accusato il governo del primo Ministro Narendra Modi di usare spyware di tipo militare per monitorare gli avversari politici, i giornalisti e gli attivisti. La sessione del 20 luglio è stata interrotta ripetutamente mentre i parlamentari dell’opposizione gridavano slogan contro il governo di Modi e chiedevano un’indagine su come lo spyware, noto come Pegasus, fosse usato in India.

Le proteste sono arrivate dopo che un’inchiesta di un consorzio globale di media era stata pubblicata la domenica precedente, riporta Ap. Sulla base di dati di targeting trapelati, i risultati hanno fornito la prova che lo spyware israeliano di Nso Group è stato utilizzato per infiltrarsi in dispositivi appartenenti a una serie di obiettivi, tra cui giornalisti, attivisti e oppositori politici in 50 paesi. In India, l’elenco dei potenziali obiettivi di sorveglianza includeva il leader del partito del Congresso Rahul Gandhi, almeno 40 giornalisti, un famoso stratega elettorale critico di Modi e un virologo di alto livello, secondo l’indagine.

Ashwani Vaishnaw, ministro delle tecnologie dell’Informazione appena nominato, ha respinto le accuse, definendole sensazionali, esagerate, e un tentativo di mettere in cattiva luce la democrazia indiana. Pochi minuti dopo la sua dichiarazione in Parlamento, il sito web indiano indipendente The Wire, ha rivelato che il suo nome è apparso anche sulla lista come potenziale obiettivo di sorveglianza nel 2017, all’epoca non era un membro del Bharatiya Janata Party di Modi.

Nso Group ha detto che vende il suo spyware solo ad “agenzie governative controllate” per l’uso contro i terroristi e i grandi criminali e il governo indiano non ha finora risposto se fosse cliente o meno. Una lista di più di 50.000 numeri di cellulare è stata ottenuta dal gruppo giornalistico non-profit Forbidden Stories, che ha sede a Parigi e dal gruppo per i diritti umani Amnesty International, ed è stata poi condivisa con 16 media internazionali.

I giornalisti sono stati in grado di identificare più di 1.000 individui in 50 paesi che sono stati presumibilmente selezionati dai clienti Nso per una potenziale sorveglianza, compresi 300 numeri indiani verificati, riporta The Wire.

Il ministro dell’Interno Amit Shah ha definito l’indagine un tentativo di far «deragliare la traiettoria di sviluppo dell’India attraverso una cospirazioni» e ha detto che lo scandalo è stato «programmato per causare interruzioni in Parlamento»; l’ex ministro dell’IT, Ravi Shankar Prasad, ha detto che non c’era «uno straccio di prova che collegasse il governo indiano o il BJP» alle accuse definendolo un complotto internazionale per diffamare l’India. Recentemente, Freedom House ha declassato l’India, la democrazia più popolosa del mondo, da “libera” a “parzialmente libera”.

Rahul Gandhi, il nome indiano più influente rivelato finora, è stato il principale sfidante di Modi nelle elezioni generali del 2014 e del 2019. Due dei suoi numeri di telefono utilizzati tra la metà del 2018 e la metà del 2019, nel periodo precedente le elezioni, appaiono nella lista. Gandhi non ha più i dispositivi, quindi non è stato possibile analizzarli per determinare se erano stati violati, ha riferito The Wire. Hanno anche trovato almeno nove numeri di persone nella cerchia di Gandhi.

Maddalena Ingroia