INDIA. Le proteste antiCAB fanno saltare il vertice Modi-Abe

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I leader dell’India e del Giappone hanno cancellato il 13 dicembre un summit pianificato a causa delle proteste nel nord-est indiano scatenate dalla nuova legge che potenzialmente concederà la cittadinanza a un gran numero di immigrati. Migliaia di manifestanti hanno organizzato nuove dimostrazioni, dopo diversi giorni di scontri con la polizia che hanno lasciato le strade della regione disseminate di veicoli bruciati, rocce e altri detriti.

Altre manifestazioni minori si sono svolte altrove, tra cui a Nuova Delhi, nello stato di origine del primo ministro Narendra Modi, nel Gujarat, nel Maharashtra nell’India centrale, nel Kerala e nel Karnataka nel Punjab meridionale e settentrionale, riporta Afp. Modi e il suo omologo giapponese Shinzo Abe si sarebbero dovuti incontrare a Guwahati, la principale città dello stato dell’Assam e l’epicentro delle proteste, dal 15 dicembre.

Senza spiegare perché, l’India ha detto che entrambe le parti hanno «deciso di rinviare la visita», mentre Tokyo ha detto che la mossa ha seguito «un rapporto da parte indiana sulla situazione locale». Molte persone nel nord-est dell’India, luogo di etnie e religioni diverse, temono che la nuova legislazione conceda la cittadinanza a un gran numero di immigrati bengalesi.

L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha invitato il 13 dicembre l’India «a rispettare il diritto di riunione pacifica e a rispettare le norme e gli standard internazionali sull’uso della forza nel rispondere alle proteste».

Internet è stato tagliato in alcune parti del Guwahati e molte aree sono state poste sotto coprifuoco. Molti bancomat hanno esaurito i soldi e la maggior parte delle stazioni di servizio sono state chiuse. E il giovedì sera centinaia di persone sono rimaste bloccate all’aeroporto di Guwahati.

La sicurezza è stata aumentata al consolato del Bangladesh di Guwahati dopo che un veicolo nel convoglio del console è stato attaccato dai manifestanti, ha detto il ministero degli Affari esteri di Dacca. Il Citizenship Amendment Bill, Cab, permette di sbrigare velocemente le domande delle minoranze religiose provenienti da Pakistan, Afghanistan e Bangladesh, ma non dei musulmani.

L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato di essere preoccupato per la legge che «sembrerebbe minare l’impegno per l’uguaglianza di fronte alla legge sancita dalla costituzione indiana». Ma molti nel nord-est del paese si oppongono per ragioni diverse, temendo che gli immigrati dal Bangladesh, molti dei quali indù, diventeranno cittadini, diluendo l’identità culturale della zona.

L’approvazione della legge ha scatenato la rabbia in entrambe le camere del parlamento questa settimana, con un legislatore che la paragona alla legislazione antiebraica dei nazisti degli anni ’30 in Germania. I primi ministri di diversi stati indiani hanno detto che non la applicheranno.

Lucia Giannini