INDIA. La diplomazia dei vaccini di Narendra Modi

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Dopo gli Stati Uniti, l’India ha la seconda casistica più alta del mondo, con più di 10,5 milioni di infezioni e ha riportato oltre 153.000 morti legate al coronavirus. Nella prima settimana della campagna di vaccinazione, circa 1,3 milioni di persone sono state vaccinate.

L’ente regolatore dei farmaci indiano all’inizio di questo mese ha concesso l’approvazione per l’uso di emergenza al vaccino indigeno Covaxin sviluppato dalla società nazionale Bharat Biotech, e al vaccino Oxford-AstraZeneca che è prodotto localmente dal Serum Institute of India con il marchio Covishield. Entrambi sono vaccini a due dosi, somministrati a distanza di 28 giorni, riporta Nikkei.

Il Serum Institute, il più grande produttore di vaccini al mondo per numero di dosi prodotte e vendute a più di 1,5 miliardi all’anno, ha già prodotto circa 50 milioni di dosi di Covishield, mentre Bharat Biotech ha immagazzinato 20 milioni di dosi di Covaxin. Altri quattro vaccini sono in preparazione e dovrebbero essere presto disponibili. Sono sviluppati da tre compagnie indiane: Zydus Cadila, Biological E e Gennova, e dal russo Gamaleya National Center of Epidemiology and Microbiology. Anche lo Sputnik V dell’istituto di ricerca di Mosca sarà prodotto localmente.

Oltre alla campagna interna, l’India ha iniziato a spedire i suoi vaccini ai paesi vicini con l’ambizione di offrirli più lontano sia per proteggere la propria popolazione che per guadagnare spazio diplomatico rispetto alla Cina. Le vaccinazioni dell’India stanno avvenendo in fasi, con 10 milioni di operatori sanitari che le riceveranno per primi, seguiti da 20 milioni di altri lavoratori in prima linea, tra cui la polizia ed esercito. La fase 2 coprirà 270 milioni di persone oltre i 50 anni, insieme a coloro che hanno altre patologia come il diabete, la pressione alta e le malattie cardiovascolari. Il governo ha promesso di vaccinare 300 milioni di persone entro luglio o agosto.

Il governo pagherà il costo di inoculare i 30 milioni di operatori della sanità e in prima linea. Gli esperti di salute pubblica dicono che circa i due terzi della popolazione di oltre 1,3 miliardi devono essere vaccinati per raggiungere l’immunità di gregge, un’operazione che può richiedere da 18 mesi a due anni.

I dati del ministero della Salute indiano riportano che gli effetti collaterali sono stati segnalati solo nello 0,18% dei destinatari del vaccino e solo lo 0,002% delle persone sono state ricoverate in ospedale dopo i primi tre giorni.

Il primo giorno ha visto 207.229 persone sottoposte a vaccinazione, uno dei numeri più alti a livello globale, anche se inferiore di 100.000 all’obiettivo del governo. In confronto, la Turchia ha vaccinato 285.000 persone nel suo primo giorno, mentre, secondo il ministero della salute indiano, gli Stati Uniti ne hanno immunizzate 79.458 e il Regno Unito 19.700. Vaccinare 300 milioni di persone, o poco meno della popolazione degli Stati Uniti, entro sei o sette mesi è un compito enorme e, dato il ritmo attuale, gli osservatori globali possono chiedersi se l’India può raggiungere l’obiettivo.

Immunizzare un gran numero di persone non è una novità per il paese. Gestisce uno dei più grandi programmi di vaccinazione del mondo, che copre annualmente circa 27 milioni di bambini e 29 milioni di donne incinte. Inoltre, l’esperienza con le elezioni generali a livello nazionale, in cui circa 610 milioni di persone hanno votato in sette fasi nell’aprile e maggio del 2019, aiuta nell’organizzazione di eventi così grandi.

Utilizzando i vaccini di produzione nazionale, il governo di Modi mira anche ad aiutare se stesso spendendo di meno: l’India ha acquistato 11 milioni di dosi di Covishield al costo di 200 rupie, pari a 2,73 dollari, ciascuna, tasse escluse, e si è procurato 5,5 milioni di dosi di Covaxin da Bharat Biotech che ha rinunciato alle spese su 1,65 milioni di dosi, mentre i restanti 3,85 milioni di dosi sono costati 295 rupie ciascuno. Il vaccino di Pfizer-BioNTech costerebbe 1.431 rupie per dose, quello di Moderna da 2.348 a 2.715 rupie e quello della cinese Sinovac Biotech 1.027 rupie. Quindi, i vaccini prodotti all’interno riducono effettivamente l’onere per l’erario di Nuova Delhi.

Oltre ai vantaggi di costo, Covishield e Covaxin sono anche facili da trasportare. Mentre il vaccino di Pfizer richiede una temperatura di stoccaggio di meno 70 C, entrambi i vaccini nazionali possono essere conservati a temperature da 2 C a 8 C, il che permette la distribuzione a livello nazionale in un paese privo di infrastrutture per la catena del freddo. Tuttavia, gli esperti avvertono che lo sforzo dell’India funzionerà solo se anche gli altri paesi inoculano dal 60% al 70% della loro popolazione.

Così, i vaccini prodotti in India sono già arrivati nei vicini Bhutan, Maldive, Bangladesh, Nepal e Myanmar; nelle nazioni dell’Oceano Indiano delle Seychelles e Mauritius; e in Brasile e Marocco. E altri paesi in Sud America, Africa e Medio Oriente stanno cercando di procurarseli dall’India, che ha assicurato alla comunità globale che la sua capacità di produzione e consegna di vaccini sarà usata per combattere la crisi. Già il 60% dei vaccini non-coronavirus forniti in tutto il mondo sono di origine indiana.

Così l’immagine globale dell’India riceverà una grande spinta dalla sua diplomazia dei vaccini; ani he se la situazione interna potrebbe non permettere immediatamente al governo di Modi di andare avanti con l’offerta di vaccini all’estero su larga scala.

Graziella Giangiulio