
Con le elezioni di quest’anno, ancora in corso, ogni voto di minoranza che il Bharatiya Janata Party (BJP) guadagna aumenta la possibilità per la coalizione dell’Alleanza Nazionale Democratica (NDA) del primo Ministro Narendra Modi di superare i 400 seggi alle elezioni di Lok Sabha. Pertanto Modi, nonostante sia un membro dichiarato dell’organizzazione nazionalista indù Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), sta conquistando l’elettorato dei quasi 200 milioni di musulmani indiani.
Gli strateghi del Bjp sono giunti alla conclusione che la coalizione di alleanza deve fare di più che semplicemente duplicare la sua performance nelle elezioni del 2019. Deve sopravanzare negli stati del sud come Tamil Nadu, Kerala e Andhra Pradesh, dove in passato ha conseguito risultati modesti. Ciò significa fare appello limitato alla numerosa popolazione musulmana dell’India, spostando l’interesse dalle questioni culturali a quelle economiche.
Sembra un paradosso che questo appello politico avvenga nel mezzo di un’ondata di sentimento anti-musulmano e della deliberata promozione dell’ideologia nazionalista indù. A poco a poco, l’ipernazionalismo si è ammorbidito verso l’ideologia chiamata Hindutva 2.0.
Ad aggiungere peso alla controargomentazione secondo cui l’appello musulmano di Modi è una mera manipolazione elettorale sono i suoi recenti commenti nello stato del Rajasthan, nell’India occidentale, dove in precedenza il Bjp aveva conquistato tutti i 25 seggi. Il primo Ministro è stato accusato di riattivare luoghi comuni anti-musulmani etichettando i musulmani come “infiltrati” e accusando il Partito del Congresso di mirare a ridistribuire la ricchezza dell’India a “coloro che hanno più figli”, riferendosi alla popolazione musulmana di cui aveva parlato in precedenza nel suo indirizzo.
Inoltre, la spinta nazionalista indù di Modi è avvenuta a spese della popolazione musulmana: la revoca dell’autonomia in Jammu e Kashmir; la Legge di Emendamento sulla Cittadinanza, che ha permesso ai membri di alcune minoranze religiose che erano entrati in India dai vicini Bangladesh, Pakistan e Afghanistan prima del dicembre 2014 di rivendicare la cittadinanza indiana. Questa legge è stata denunciata come discriminatoria in quanto i musulmani erano specificatamente esclusi dai suoi benefici. Anche l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso preoccupazione, affermando che la legge è “fondamentalmente discriminatoria per natura e in violazione degli obblighi internazionali dell’India in materia di diritti umani”.
Alla fine dell’anno scorso, quando Modi ha spostato la politica estera dell’India decisamente verso Israele dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, il sentimento anti-musulmano è aumentato.
Sebbene la tattica elettorale sia chiara, un autentico appello del Bjp agli elettori musulmani in India lascia perplessi. Ma le elezioni sono ancora in corso staremo a vedere.
Lucia Giannini









