INDIA. Il difficile equilibrio tra interessi e valori nella guerra in Medioriente

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La risposta dell’India alla guerra tra Israele e Hamas sta generando una serie di divisioni nella politica interna del paese. L’India ha una lunga tradizione nel sostenere i diritti dei palestinesi, anche con il suo voto alle Nazioni Unite. Pertanto, la rapida condanna di Nuova Delhi dell’attacco di Hamas contro Israele e la decisione di astenersi da una risoluzione dell’Assemblea Generale che chiedeva una tregua umanitaria a Gaza hanno suscitato forte indignazione nell’opposizione indiana.

La reazione segue un rafforzamento dei legami dell’India con Israele e gli Stati Uniti, posizioni che Modi probabilmente intende proteggere. Il governo Modi intende prendere una posizione coerente contro il “terrorismo”, ma il dibattito politico solleva questioni fondamentali su come conciliare interessi e principi, riporta Nikkei.

L’India è stato uno dei 44 paesi che non hanno votato il 27 ottobre, quando è stata adottata a stragrande maggioranza una risoluzione delle Nazioni Unite per il cessate il fuoco proposta dalla Giordania. Nuova Delhi era favorevole a un emendamento proposto dal Canada che cercava di includere una condanna di Hamas. L’emendamento, tuttavia, non è riuscito a ottenere il necessario sostegno dei due terzi.

“Occhio per occhio rende cieco il mondo intero”, ha detto il segretario generale del partito di opposizione del Congresso, Priyanka Gandhi Vadra, citando il Mahatma Gandhi. Ha detto di essere “scioccata e piena di vergogna” per l’astensione dell’India dal voto per il cessate il fuoco a Gaza.

Anche il Partito Comunista Indiano e il marxista Cpi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, affermando che la politica estera dell’India “è modellata dall’essere un alleato subordinato dell’imperialismo statunitense (…) Ciò nega il sostegno di lunga data dell’India alla causa palestinese”, riporta Nikkei.

Il sostegno ai palestinesi è da decenni parte integrante della politica estera dell’India. Nel 1974, l’India è diventata il primo stato non arabo a riconoscere l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina come unico e legittimo rappresentante del popolo palestinese. Nel 1988 è diventato uno dei primi paesi a riconoscere uno Stato palestinese e nel 1996 ha aperto un ufficio di rappresentanza a Gaza, successivamente spostato a Ramallah.

Nel corso degli anni, l’India ha anche costantemente sostenuto, co-sponsorizzato e votato a favore delle risoluzioni delle Nazioni Unite che sostenevano la causa palestinese, compreso il loro diritto all’autodeterminazione. Modi nel 2018 ha visitato la Cisgiordania, la prima volta per un primo ministro indiano.

Al contrario, anche se l’India ha riconosciuto Israele nel 1950, ha stabilito piene relazioni diplomatiche solo nel 1992, quando i paesi hanno aperto le rispettive ambasciate. Il rapporto è in ripresa: 1999 Israele aiuta Nuova Delhi fornendo armi e munizioni contro il Pakistan; 2017, Modi visita Israele, firma un partenariato strategico durante il viaggio, con consultazioni previste in una serie di settori tra cui l’antiterrorismo e la difesa; 2023, poco dopo l’attacco di Hamas del mese scorso, Modi ha scritto su X di essere “profondamente scioccato”, aggiungendo: “Siamo solidali con Israele in questo momento difficile”.

Tre giorni dopo, Modi ha ricevuto una telefonata dal suo omologo israeliano Benjamin Netanyahu, che lo ha aggiornato sulla situazione. Modi ha ribadito che Nuova Delhi “condanna fermamente e inequivocabilmente il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni.”

Sebbene Nuova Delhi mantenga legami con l’Autorità Palestinese, la sua politica starebbe diventando “più equilibrata” sottolineando le preoccupazioni sul terrorismo nei forum internazionali, spesso sotto forma di critiche sottilmente velate al Pakistan.

Con la guerra tra Israele e Hamas, il governo indiano potrebbe trovarsi sempre più sotto pressione in patria e all’estero, soprattutto perché si posiziona come leader del cosiddetto Sud del mondo. Molti dei paesi che hanno votato a favore della risoluzione del cessate il fuoco rientrano in quel gruppo vago di nazioni in via di sviluppo.

Il governo Modi modera la sua posizione insistendo che nulla è cambiato nella sua visione della questione israelo-palestinese. 

Nikkei riporta poi che: ”Si può dire che l’India si trova di fronte a un dilemma su come trovare un equilibrio tra ‘interessi’ e ‘valori’ (…) Nel caso dell’Ucraina, l’interesse dell’India è rivolto alla Russia, un alleato di lunga periodo e fornitore di armi, e sulla questione dei ‘valori’ è allineata con le nazioni democratiche occidentali”. La risoluzione delle Nazioni Unite su Gaza, ha detto, pone un enigma simile.

Tommaso Dal Passo 

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