In Cina esplodono le lotte per la terra

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CINA – Pechino. Veicoli dati alle fiamme e scontri nel villaggio cinese di Shangpu, in cui gli agricoltori hanno protestato contro il “furto” di terreni a favore delle imprese di costruzione legate allo sviluppo urbano, è un chiaro messaggio per la leadership di Pechino che, per molti contadini le promesse di riforma fatte non debbano restare disattese.

Gli espropri di terreni in tutta la Cina sono stati alimentati dai prezzi alle stelle e dall’espansione urbana in tutta la Cina, le leggi esistenti rivelatesi obsolete, e la corruzione dilagante, non proteggono gli agricoltori che hanno poco spazio per fare ricorso per opporsi o pretendere il giusto risarcimento.

A seguito di una serie impressionante di casi,  il premier uscente Wen Jiabao aveva promesso lo scorso anno la revisione del regime legale per le espropriazioni dei terreni per dare più potere agli agricoltori; l’iter però sembra rallentato e in alcuni casi le leggi vengono “annacquate”, lasciando un  diffuso disagio sociale.

Il caso in Shangpu, provincia del Guangdong, è un caso di scuola: un terreno di 33 ettari attualmente utilizzato per la coltivazione del riso, alla periferia del centro abitato è stato venduto senza il consenso degli abitanti del villaggio per far posto alla costruzione di una fabbrica di cavi elettrici.

Le tensioni sono esplose alla fine di febbraio, quando migliaia di residenti si sono scontrati con centinaia di uomini armati assunti dagli acquirenti per cercare di intimidire gli abitanti del villaggio ed avallare l’affare. I residenti poi hanno preso ribaltato e dato alle fiamme più di 20 veicoli degli intrusi. Le jeep fracassate e le auto sono poi rimaste nelle strade per giorni (Video della Ntdt). 

Si è trattata di una vera e propria guerriglia stando ai resoconti; I residenti hanno barricato il villaggio. Gruppi di giovani – pietre, bastoni e walkie-talkie a portata di mano – controllavano e bloccavano le strade con posti di blocco, mentre altri hanno chiesto alele autorità di essere soccorsi. Circa 90.000 “incidenti di massa” , eufemismo per disordini sociali, si verificano ogni anno in Cina, di cui circa i due terzi sono scatenati da dispute sulla terra.

La riforma fondiaria si rivela fondamentale per salvaguardare i diritti di 700 milioni di contadini e per mitigare una crescente fonte di tensione sociale.

 

Creare maggiore sicurezza per gli agricoltori della Cina è anche visto come punto cruciale dello sviluppo economico, un pilastro della visione del futuro di Pechino. I politici sperano che ampi diritti fondiari incoraggino gli agricoltori a risparmiare di meno e consumare di più incrementando il mercato interno.

 

Secondo il diritto cinese, tutti i terreni agricoli sono di proprietà dello Stato, agli agricoltori restano i diritto di locazione collettiva legati alla supervisione del capovillaggio; i certificati catastali sono imprecisi e a più della metà delle famiglie manca la documentazione ufficiale sulla “proprietà collettiva”, lasciando così spazio all’arbitrio. 

La legge in itinere, attualmente in discussione al parlamento cinese, prevede che agli agricoltori venga pagato un valore “equo” commerciale o di mercato, o 30 volte il valore della produzione annuale del terreno agricolo 

L’Ufficio affari legislativi del governo cinese, ossia il Consiglio di Stato, spinge per cambiare le leggi, ma alcuni enti governativi, tra cui il Ministero dell’Agricoltura e l’Amministrazione Forestale dello Stato, si oppongono a qualsiasi revisione sostanziale della legge in vigore.