Il vero scandalo è “Telecom”

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ITALIA – Roma. 26/09/13. Correva l’anno 2007, Telecom era piena di debiti e il maggior azionista Olimpia, holding, in pancia a Pirelli era a sua volta oberata di pagherò. Bisognava dunque in breve tempo passare la patata bollente a qualcuno. Al Governo c’erano Romano Prodi e all’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Era il tempo in cui, si leggeva su Repubblica, «Italia e Spagna, nel maxi-risiko europeo, recitano la parte delle cenerentole».

 

Le azioni di Olimpia, in un paese normale avrebbero avuto un valore pari a a zero ma in Italia con Tronchetti Provera sempre in tv, salvatore della patria, valevano almeno 2,82 euro. Il tutto corroborato dal fatto che Tronchetti Provera aveva nella tasca due acquirenti per Olimpia: gli statunitensi di AT&T e i messicani di American Movil. Ma purtroppo loro non erano graditi all’establishment politico italiano. Telecom doveva rimanere italiana, almeno fino a nuove elezioni. E così Romano Prodi si attacca alla cornetta e chiama il collega Zapatero, c’erano già state delle nozze italo-spagnole tra Endesa e Enel a scapito della tedesca E.On e quindi era pensabile che in cambio della cessione tipo le autostrade (all’epoca c’era la questione di Autostrade-Autoabertis), potesse essere valuta l’opzione Euromediterranea per salvare Telecom. E così fu, Telefonica pagò le azioni di Tronchetti Provera 3 euro. Il 28 aprile 2007 in pochi minuti il pretenzioso Tronchetti Provera si libera della zavorra e nasce Telco cordata italo-spagnola. 

Di Telco Spa fanno parte: Telefonica (46,1%), Generali (30,7%), Mediobanca e Intesa Sanpaolo (11,6% ciascuno), Sintonia del gruppo Benetton con l’8,4 %. il gruppo Telco si accolla 900 milioni di debiti e si prende il 22,5% di Telecom, costo dell’operazione 4,1 miliardi, il necessario per conquistare Olimpia. Briciole di fronte ai 35 che la compagnia Telecom aveva di debito finanziario. Le consegne sono veloci, quanto la cessione di quote: il 27 novembre Gabriele Galateri di Genola e  Franco Bernabè – ex-presidente della compagnia telefonica Telecom – vengono nominati, rispettivamente Presidente e  Amministratore Delegato del gruppo. L’Unione europea esulta, la Germania non si ostacola al piano, le famose norme sulla concorrenza in questo caso non sono protagoniste.

Inizia una nuova era per Telecom. Peccato però che in quel patto inizialmente così favorevole agli italiani, almeno per tre anni, c’era un piccola postilla: «Intesa Sanpaolo potrà in seguito, con il gradimento degli altri soci, indicare nuovi investitori finanziari italiani, i quali potranno aggiungersi con quote comprese tra il 2% e il 5%, Con l’opportunità di arrivare ad avere il 30% di Telecom, abbastanza per lanciare un’opra sulla società. Ciò faceva già intravedere la lungimiranza di Telefonica, primo gruppo delle TLC in europa e il quinto nel mondo. Questo, detto in altre parole, è significato ipotecare l’italianità di Telcom, non nel 2013 ma nel 2007. Allora nessuno è insorto, nessuno si è accorto che l’asse strategico era in pericolo. Telefonica dunque non ha fatto altro che attendere. I primi a gettare la spugna in Telco sono stati quelli di Sintonia, il gioco Telecom gli era costato 1,5 miliardi e quindi appena se ne presentò l’occasione Gilberto Benetton uscì dalla cordata. Era il 2009. Fra l’altro, voci di corridoio dicevano, già nel 2009 che Telefonica pur non essendo il padrone faceva pesare molto il suo azionariato all’interno del gruppo, troppo per Benetton. «Sintonia assicurava sostanzialmente un contrappeso italiano abbastanza significativo alla presenza spagnola» si legge su ilsussidiario.it nel 2009, andandosene l’italianità della compagnia si incrina. Non solo da quando Telefonica è entrata in Telecom, gli affari di Telecom nei Paesi sud americani – prima grande mercato – si confgelano, mentre quelli di Telefonica volano. In ogni caso dal 2009 l’accento spagnolo di Telecom diviene più marcato. Il peso di Telefonica in Telecom era nel 2009 del 10,3% già abbastanza per preoccupare il Governo su chi un domani avrebbe potuto mettere le mani sugli asset strategici delle telecomunicazioni. Non solo sempre nel 2009, 28 ottobre, «Telco e Telefónica hanno convenuto di prorogare fino al 27 aprile 2013 la durata dell’opzione di acquisto vantata dalla seconda in caso di dissenso dalla decisione del Consiglio di Amministrazione di Telco di trasferire le azioni Telecom Italia in portafoglio della società. In tal caso Telefónica potrà alternativamente acquistare da Telco le azioni Telecom Italia allo stesso prezzo e alle stesse condizioni offerte dal terzo che abbia proposto di acquistarle, ovvero richiedere la scissione di Telco». Si legge nella relazione annuale telecom 2010.

Per fare cassa l’Azienda Telecom nel 2010 lancia il piano si azionariato diffuso, dove vende i debiti ai propri dipendenti opzione aperta fino al 2014. Nel frattempo Alierta raccoglie i frutti della sua politica dello sfacelo ai danni di Telecom: Intesa Sanpaolo, Generali, Mediobanca sono pronte a vendere. E lo possono fare senza rendere conto a nessuno, visto che tutto era scritto nero su bianco sin dal 2007. Se c’è uno scandalo da rilevare, oggi, sono le gambe corte delle parole di Bernabé. Che in Telecom è cresciuto professionalmente e si pasciuto e che quindi non può non sapere.