Il Regno Unito alla canna del gas

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REGNO UNITO – Londra. Forte è il dibattito politico nel Regno Unito per incrementare la capacità di stoccaggio di gas naturale di fronte al drastico calo delle riserve data l’elevata domanda invernale ed ha esposto, e costretto, la Gran Bretagna alla dipendenza dalle importazioni più a rischio. I prezzi del gas britannico sono schizzati alle stelle a marzo sul National Balancing Point (Nbp), ed i livelli di stoccaggio britannico sono calati del 90 per cento, con il rischio, quasi la certezza, d’interruzioni se le importazioni non riusciranno a soddisfare l’elevata domanda interna.

A metà del mese di marzo, la debolezza britannica è venuta fuori quando uno snodo con il Belgio si è rotto, spingendo il sistema di Londra sull’orlo del collasso.

La produzione nazionale di gas britannico ha superato i 100 miliardi di metri cubi (bcm) nel 1999-2000, era un dato sufficiente, all’epoca, per esportare gas dopo aver soddisfatto tutta la domanda interna. Oggi, la Gran Bretagna ha riserve per un massimo di 15 giorni, a fronte di più di 100 di Francia o Germania, che non sono produttori. La produzione in calo e l’aumento della domanda interna ha lasciato in deficit energetico il Regno Unito dal 2004; oggi ben al di sotto di 45 miliardi di metri cubi di produzione annua, le riserve di Londra coprono a malapena la metà dei suoi bisogni. Secondo gli analisti britannici,  lo stoccaggio non è stato inizialmente fatto perché era più economico importare gas naturale liquefatto, ma a causa dell’espansione della domanda asiatica, i prezzi gnl sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni, per questo motivi c’è stato più interesse a vendere in Giappone e in Corea del Sud, piuttosto che in Gran Bretagna. L’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ha denunciato le carenze di stoccaggio nel dibattito internazionale tra il 2010 e il 2012. «Il progressivo calo della produzione nazionale, in combinazione con il picco della domanda, competano la necessità di ampliare le capacità infrastrutturali di stoccaggio per incontrare  la futura domanda», aveva scritto l’Aie in un rapporto del 2010.