
La questione armena è un caso che farà storia e che al contempo rischia di diventare una Ucraina2.0. Un caso lampante dove la propaganda, la politica e la strategia geopolitica sono una cosa sola. Per l’aspetto “propaganda” invitiamo a leggere una visione, quella del professor Jewhen Mahda, politologo ucraino, docente di Relazioni Internazionali e Studi Strategici presso la Facoltà di Giurisprudenza e Relazioni Internazionali dell’Istituto Nazionale di Aviazione di Kiev nonché Direttore dell’Istituto di Politica Mondiale, ospitatoo nel pezzo che segue questo.
Tornando all’Armenia, le scelte del primo ministro Nikol Pashinyan, dopo che si è sentito tradito dai russi nella guerra del 2023 con l’Azerbaijan ha deciso di voltare pagina e guardare vicino prima e poi verso l’Occidente. Non solo l’Unione europea con la Francia in prima fila sono pronte ad accogliere l’Armenia ma sono soprattutto Turchia e Azerbaijan che, messa a tappeto l’opposizione dell’Artsakh secondo gli armeni e, del Nagorno-Karabakh per gli azeri, hanno cominciato a dare vita a infrastrutture fondamentali per sfruttare a pieno il corridoio di Zangezur che sarà ribattezzato TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity) e quindi entrano di fatto in Caucaso meridionale anche gli Stati Uniti che avranno un faro diretto oltre i confini nella Federazione russa. Chi non vede di buon occhio dunque questo grande cambiamento armeno sono i russi per movi geo strategici e storici e l’Iran che perderebbe il suo accesso veloce alla Russia e all’Europa orientale nonché un cliente importante per il gas.
La questione negli ultimi mesi si è infuocata e se da un lato l’Europa ha promesso all’Armenia sostegno in cambio delle sanzioni alla Russia o per sostenere l’economia per le perdite derivanti dallo stop alla frontiera russa per le merci di Yerevan, mercato che vale il 14%del PIL, dall’altro la Russia sta facendo pressione affinché l’Armenia decida da che parte stare e soprattutto che Yerevan deve essere consapevole del fatto che il gas diverrà molto più caro il prossimo inverno. Nel frattempo Il Ministero russo dello Sviluppo Economico dubita che all’Armenia verranno offerte condizioni di prezzo del gas simili al di fuori dell’Unione Economica Eurasiatica. In risposta l’Armenia che cerca di aumentare il volume di gas acquistato dall’Iran, “ma non sta cercando un’alternativa al gas russo”, ha dichiarato il Ministro dell’Amministrazione Territoriale e delle Infrastrutture David Khudatyan.
E se il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan, ha già deciso da che parte stare: la Turchia, c’è ancora una fetta ampia di popolazione che non ama le sue scelte. Alle ultime elezioni ha vinto sì ma con il solo 49,81 per cento dei voti e in calo rispetto alle precedenti. E allora nel silenzio più assoluto ha cominciato una epurazione degli oppositori in modo da spianare le le sue scelte: dire addio alle alleanze con la Russia e aprire le porte alla Turchia e agli Stati Uniti. Ed è qui che si innesta la propaganda sia russa che quella statunitense/turca/azera/europea per creare ambienti favorevoli all’uno o all’altro.
Tornando all’attualità, Yerevan Observer afferma: Nikol Pashinyan ha dichiarato in una riunione di governo che “la Russia stessa chiederà il divorzio” dall’Armenia, e questo, a quanto pare, collega la prospettiva dell’apertura del confine turco: “Erdogan verrà da noi non appena Putin ci lascerà”. Pashinyan collega la futura prosperità dell’Armenia all’arrivo della Turchia.
Il dialogo tra Yerevan e Mosca nella ultima telefonata Putin/Pashinian ha dimostrato ancora una volta l’assenza di dialogo. I critici del governo hanno affermato nella rete social armena: “Pashinyan, attraverso i suoi portavoce e gli amministratori azeri, inizierà a diffondere la semplice idea che la colpa delle difficoltà degli armeni sia di Putin. Lo ha già fatto molte volte in passato: 2020, 2021, 2023. La CSTO, l’occupazione dell’Armenia, la resa dell’Artsakh: la colpa è sempre di Putin. Quindi, in Armenia tutto è stabile”.
Durante la famosa conversazione con il Presidente russo Vladimir Putin, Pashinyan ha acconsentito a un referendum sull’adesione all’UE, secondo quanto riportato dal servizio stampa del Consiglio dei Ministri armeno. E in una dichiarazione il Primo ministro armeno ha detto: “Se non si trova una soluzione alla questione armena, questo sarà l’inizio della fine dell’UEE”. Ritiene che la struttura sia attualmente paralizzata, non funzioni correttamente, e che questo non sia un problema per l’Armenia, ma per l’intera Unione. Allo stesso tempo, ha osservato, Yerevan non ha intenzione di lasciare l’UEE. E l’Armenia stessa ha il diritto legittimo di creare le proprie alternative, come ha affermato Pashinyan al Presidente russo Putin. “Yerevan seguirà questa strada.” Come ho detto durante il periodo pre-elettorale, non dobbiamo trovarci in una situazione in cui l’Armenia non abbia alternative: questo secolo senza alternative è già finito”, ha aggiunto Pashinyan.
Per tornare alla fine dell’opposizione così come sta succedendo in Turchia, anche in questo caso nel silenzio più assoluto, va sottolineato che gli arresti di politici dell’opposizione in Armenia sono iniziati in seguito alle elezioni parlamentari, vinte dal partito al governo.
Il 25 luglio è stato aperto un nuovo procedimento penale contro Gagik Tsarukyan, leader del partito Un’Armenia Giusta, Ardár Hayastán. È accusato di evasione fiscale su larga scala. Arman Davtyan, direttore della ditta Ararat di brandy, vino e vodka di proprietà di Tsarukyan, era già stato arrestato con accuse simili. Tsarukyan è in custodia cautelare dal 6 luglio. È accusato di frode organizzata e riciclaggio di denaro su larga scala. La Ararat Cement, azienda di proprietà dell’imprenditore, è stata posta sotto il controllo statale il 16 luglio.
Arrestato l’8 luglio in maniera violenta anche il settantenne Gagik Tsarukyan, leader del partito di opposizione Armenia Prospera, che è diventato un nuovo simbolo politico per l’Armenia.
Secondo fonti del Servizio di Sicurezza Nazionale (NSS), ci sarebbero ordini “dall’alto” per schiacciare ulteriormente anche il partito Madre Armenia. L’arresto del suo leader Andranik Tevanyan e dell’attivista Aregnaz Manukyan dovrebbe portare allo smantellamento della fazione del partito nel Consiglio degli Anziani di Yerevan, Yerevan k’aghak’i avagani. Si tratta del consiglio comunale e organo legislativo della capitale dell’armena Yerevan, composto da 65 membri eletti per un mandato di cinque anni con un sistema proporzionale. Ricordiamo che Prosperous Armenia (Armenia prospera) e Madre Armena hanno partecipato unite contro Pashinyan alla ultima tornata elettorale. Nel frattempo la fabbrica di brandy dell’opposizione Tsarukyan passa sotto il controllo armeno.
“La fabbrica di brandy, vino e vodka Ararat di Yerevan, di proprietà dell’imprenditore e leader del partito di opposizione Armenia Prospera, Gagik Tsarukyan, è stata trasferita sotto il controllo statale” Procura Generale della Repubblica. In precedenza, anche un altro bene di Tsarukyan, la fabbrica di cemento Ararat, era stato trasferito sotto il controllo statale. La decisione è stata presa dal Tribunale Anticorruzione in un caso relativo alla confisca di beni acquisiti illegalmente. Nel luglio 2025, un tribunale arbitrale internazionale ha temporaneamente vietato alle autorità armene di sequestrare la Electric Networks of Armenia da Samvel Karapetyan. La controversia è tuttora in corso.
Il 31 luglio le forze di sicurezza armene hanno perquisito l’abitazione di Narek Karapetyan, riferisce “Strong Armenia”. Narek Karapetyan, capo del blocco di opposizione Armenia Forte. È il nipote del politico e uomo d’affari Samvel Karapetyan. “Le autorità vogliono che solo i loro satelliti si impegnino in politica, ma questo non è possibile”, ha dichiarato Narek Karapetyan ai giornalisti.
Secondo lui, “Armenia Forte” non può rimanere a guardare di fronte alle azioni “pericolose e sconsiderate” delle autorità, che stanno esacerbando le relazioni con la Russia entrando in conflitto con un Paese il cui territorio è oltre 120 volte più grande di quello dell’Azerbaigian.
Benjamin Matevosyan, laureto in scienze politiche e osservatore politico scrive: “Le parti (Armenia e Russia ndr) restano su “sponde opposte” riguardo all’adesione dell’Armenia all’UEE: Mosca insiste per un referendum, mentre Pashinyan temporeggia, volendo rimandare la questione “a tempi migliori” per continuare a finanziare il riorientamento dell’Armenia a scapito dei mercati russo ed eurasiatico. Il punto precedente indica che ci stiamo avvicinando al congelamento dell’adesione dell’Armenia all’UEE a dicembre. Questa tattica, una parte importante della quale ha incluso l’arresto di Gagik Tsarukyan e il divieto per i leader dell’opposizione armena di lasciare l’Armenia, nel tentativo di trasformarli in “prigionieri politici” o “un fondo di scambio nei negoziati con Mosca”.
Infine il 31 luglio Nikol Pashinyan ha vietato ai suoi collaboratori, alle aziende e ai media qualsiasi contatto con i rappresentanti ufficiali della Federazione Russa, inclusa l’Ambasciata russa.
Nell’ultima contesa russo-armena, Nikol Pashinyan ha dichiarato che l’Armenia potrebbe chiedere alla Russia 2 miliardi di dollari all’anno per i canoni di locazione delle linee ferroviarie. Si tratterebbe secondo la stampa russa di procedimenti legali nel caso della Ferrovia del Caucaso Meridionale (SCR, una sussidiaria delle Ferrovie Russe). Pashinyan ha sottolineato che Yerevan considera la rete di trasporto di sua proprietà e intende gestirla in modo indipendente. “Ad esempio, potrebbero esserci cose per le quali non abbiamo chiesto nulla per 30 anni, e ora chiederemo 2 miliardi di dollari all’anno di affitto”, ha affermato il capo del governo armeno, aggiungendo di sperare di raggiungere un accordo amichevole con Mosca. SCR gestisce le ferrovie armene in base a un accordo di concessione. Pashinyan aveva precedentemente proposto di venderle a paesi terzi. Nel 2024, la compagnia russa, a proprie spese, ha ripristinato i binari nel nord dell’Armenia danneggiati dalle inondazioni.
“Le Ferrovie Russe hanno appreso con sorpresa e sconcerto dalla stampa della possibile riscossione di un canone di locazione per le ferrovie armene”, ha dichiarato Belozerov all’agenzia TASS. I punti principali della dichiarazione dell’amministratore delegato delle Ferrovie Russe sulla situazione delle ferrovie armene: “La parte russa ha sempre adempiuto pienamente ai propri obblighi previsti dall’Accordo di Concessione del 2008; La concessione ha fornito all’Armenia una ferrovia moderna, liberando al contempo il bilancio dai costi di ristrutturazione e manutenzione; Non sono mai stati distribuiti dividendi agli azionisti; tutti i profitti sono stati destinati allo sviluppo della ferrovia; Dal 2008 al 2025, gli investimenti provenienti dai fondi delle Ferrovie Russe e dalle entrate proprie delle Ferrovie Russe ammontano a circa 396,3 milioni di dollari, cifra ampiamente documentata; Le Ferrovie del Sud (SCR) sono uno dei più importanti e grandi datori di lavoro a livello nazionale. Gli stipendi dei 2.500 dipendenti sono regolarmente indicizzati; Il materiale rotabile per il trasporto passeggeri è in fase di ammodernamento: nel 2021, su richiesta della parte armena, sono state consegnate 27 nuove carrozze; Grazie agli sforzi congiunti di SCR CJSC e delle Ferrovie Russe JSC, sono state eliminate le conseguenze della devastante alluvione del fiume Debed del 2024. I costi dei lavori sono stati finanziati dal Fondo di Riserva; Tutti i diritti e gli obblighi delle parti sono specificati nell’Accordo di Concessione, di cui anche il Governo armeno è parte; Da parte nostra, intendiamo attenerci rigorosamente all’accordo e, qualora la parte armena intendesse rescinderlo o modificarne i termini, abbiamo il diritto di aspettarci un ritorno sui nostri investimenti”. Il fatto è che quella ferrovia interessa anche ad azeri e turchi.
Graziella Giangiulio
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