HORMUZ. La crisi dei carburanti spinge l’Asia nelle braccia dei biocarburanti. A quale prezzo? 

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Il primo Ministro indiano Narendra Modi ha esortato i cittadini a ridurre gli spostamenti in auto e i viaggi. A fronte della carenza di gas da cucina e dell’aumento dei prezzi del petrolio greggio, l’India ha proposto di consentire ai veicoli di funzionare con etanolo all’85%, o addirittura al 100%. 

Il 15 maggio, l’India ha aumentato i prezzi di benzina e diesel e i media locali hanno riportato acquisti dettati dal panico, con conseguenti lunghe code nello stato indiano dell’Odisha. L’India ha anche vietato tutte le esportazioni di zucchero almeno fino a settembre per garantire un approvvigionamento locale, ma anche per assicurare una sufficiente disponibilità di materia prima qualora si volesse aumentare la percentuale di etanolo nella miscela, riporta AP.

Il governo sostiene che una maggiore quantità di etanolo ridurrà l’inquinamento atmosferico causato dai veicoli, ma gli automobilisti sono preoccupati per il consumo di carburante. Gli esperti ambientali affermano inoltre che la produzione di mais, riso e altri cereali per la produzione di etanolo può sottrarre risorse al fabbisogno alimentare e zootecnico.

L’Asia è stata la prima e la più duramente colpita dalle interruzioni nell’approvvigionamento di combustibili fossili causate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, un’arteria marittima cruciale per il trasporto di energia, dovuta alla guerra con l’Iran.

Mentre le nazioni si preparano a una seconda ondata di impatti, i governi vogliono utilizzare maggiormente i biocarburanti per ridurre drasticamente le importazioni di carburante. Anche Indonesia e Malesia stanno promuovendo politiche per aumentare la miscelazione dei carburanti con sostituti a base di olio di palma, sebbene gli esperti avvertano che ciò potrebbe favorire l’espansione agricola e la deforestazione.

Nonostante questo interesse, alimentato dalla guerra, potrebbero volerci anni prima che miscele di carburante con una maggiore percentuale di biocarburanti si diffondano in Asia, a causa dei tempi necessari per lo sviluppo delle catene di approvvigionamento, la ricerca di nuove miscele e i test di compatibilità dei veicoli.

Questo mese il Primo Ministro Narendra Modi ha chiesto agli indiani di compiere “scelte responsabili a livello nazionale” per risparmiare carburante, utilizzando maggiormente i mezzi pubblici, il carpooling ed evitando i viaggi internazionali.

L’India importa quasi il 90% del suo petrolio greggio, quindi la guerra con l’Iran ha ostacolato i veicoli che necessitano di benzina e milioni di case e ristoranti che hanno bisogno di GPL. Anche le industrie che richiedono gas naturale sono state colpite. Nel frattempo, la rete elettrica nazionale, che funziona principalmente a carbone e in parte con fonti rinnovabili, ha garantito la fornitura di energia elettrica.

Dopo l’inizio della guerra con l’Iran, il governo indiano ha risposto diversificando le proprie fonti petrolifere e proponendo miscele di biocarburanti con una maggiore percentuale di etanolo, ma questo ha solo attenuato in parte l’impatto, secondo gli esperti del settore energetico.

La maggior parte dei distributori di benzina in India ora vende una miscela con il 20% di etanolo, dopo che il Paese ha raggiunto l’obiettivo di introdurla a livello nazionale entro il 2025, cinque anni prima della scadenza prevista dal governo. I responsabili politici stanno valutando la possibilità di aumentare la percentuale di etanolo in tutta la benzina fino al 27% entro il 2030. Il recente annuncio del Ministero dei Trasporti indiano, che propone di autorizzare veicoli alimentati con una miscela di etanolo all’85%, o addirittura completamente alimentati con etanolo, rappresenta il segnale più forte finora per le case automobilistiche affinché inizino a produrre veicoli compatibili con una percentuale di miscelazione così elevata. La tempistica per l’introduzione di queste miscele ancora più elevate non è ancora chiara.

Secondo l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, la miscela di etanolo al 20% in India ha portato a una riduzione del 2,5% delle importazioni di petrolio greggio nel 2025.

Anche il Sud-est asiatico vede le bioenergie come un modo per proteggersi dall’attuale crisi e da futuri shock. L’Indonesia vuole aumentare la percentuale di biodiesel nei carburanti, portandola dal 40% attuale al 50%, nell’ambito di un programma lanciato a marzo dal presidente Prabowo Subianto, il quale ha dichiarato: “Ci stiamo impegnando seriamente per i biocarburanti”. L’iniziativa sui biocarburanti rientra nella strategia indonesiana per la “sovranità energetica” in risposta alle recenti interruzioni nell’approvvigionamento di carburante, secondo l’Energy Shift Institute di Giacarta.

La miscelazione dei carburanti aiuterà inoltre l’Indonesia a sviluppare un mercato locale per l’olio di palma che esporta a livello globale, monitorando il disboscamento e la deforestazione.

Ad aprile, la Malesia ha approvato una proposta per aumentare gradualmente la miscela di carburante, arrivando al 15% di biodiesel e all’85% di gasolio fossile, con una futura miscela al 20% attualmente in fase di valutazione: concentrazioni più elevate richiederanno ulteriori test e che i consumatori sono preoccupati per la riduzione dell’autonomia.

I benefici dei biocarburanti sono oggetto di dibattito. Sebbene la miscelazione con etanolo venga spesso presentata come un sostituto della benzina, gli esperti avvertono che la questione è più complessa nel bilanciamento di esigenze alimentari, zootecniche e ambientali oltre che quelle legate all’automotive. 

Luigi Medici 

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