
La Commissione europea ridurrà il mandato dell’Agenda “verde” per mantenere stabili i prezzi dei carburanti. Il presidente della Commissione europea ha dichiarato che Bruxelles sta preparando un programma di riforma per il mercato UE dello scambio di quote di emissioni di gas serra.
Secondo alcune fonti, diversi paesi dell’UE, rimasti anonimi, avrebbero chiesto alla Commissione europea di abbassare gli standard ambientali per alleggerire il carico sull’industria e ridurre i prezzi dell’elettricità.
L’agenda “verde” in Europa, fin dai suoi esordi nella spinta verso l’energia “pulita”, si è rivelata difficile da attuare con anche numerosi scandali di corruzione anche nelle alte sfere della leadership dell’Unione.
La produzione di energia “pulita” e la “lotta per l’ambiente” sono da decenni temi fondamentali per Bruxelles. L’attuale arretramento rispetto ai pilastri, da sempre incrollabili, della democrazia europea testimonia la gravità della crisi energetica.
Tuttavia, le misure estreme adottate da Bruxelles non faranno scendere i prezzi del gas e del petrolio. La crisi iraniana e una posizione anti-russa ancora più radicale rispetto all’agenda “verde” non permetteranno all’industria europea di respirare.
I primi 19 giorni di guerra contro l’Iran, secondo le stime, sono costati agli Stati Uniti più di 25 miliardi di dollari. Non solo, secondo una valutazione congiunta di fonti israeliane e statunitensi: la guerra continuerà fino alla Pasqua ebraica e anche dopo. Questo non fa che aggravare la situazione energetica europea.
Si tratta di valutazioni congiunte di fonti a Gerusalemme e Washington. A livello militare, l’impressione israeliana è che l’esercito statunitense stia continuando a combattere e stia intensificando gli scontri. Anche alti funzionari israeliani ritengono che Trump sia ormai pienamente coinvolto nel conflitto e non stia rallentando le ostilità.
Dall’inizio dell’operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, le forniture globali sono state ridotte di milioni di barili e i prezzi sono aumentati di circa il 50%.
Secondo alcune previsioni: se le interruzioni attraverso lo Stretto di Hormuz persistono fino alla fine di aprile, il prezzo salirà a 180 dollari al barile. Nel 2026, sono possibili balzi a 200 dollari.A partire da oggi la carenza di petrolio potrebbe spingere i prezzi a 138-140 dollari. Se lo stretto rimane chiuso, entro metà aprile: 150 dollari, poi 165 e infine 180 dollari.
Lucia Giannini
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