Mong Kok come Tien an Men?

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CINA – Hong Kong 18/02/2016. Yonden Lhatoo, senior editor del South China Mornig Post di Hong Kong fa delle interessanti riflessioni sulla situazione nella città e sulla possibile soluzione Tien an Men style che da più parti viene paventata.

Latoo vede molte provocazioni in essere, ma non si aspetta che il Pla marciare fuori dalle caserme e spezzi la rivolta Mong Kok. Nel 2014, «la mia fiducia sia nel governo di Hong Kong che in quello centrale nel gestire la crisi senza spargimento di sangue si è rivelata essere ben riposta (…) la strategia del governo di aspettare 79 giorni (…) si è dimostrata efficace. Alla fine, oserei dire, ci fu un sospiro di sollievo quando l’ultimo degli occupanti fu cacciato dalle strade senza combattere.
Oggi la mia risposta è ancora “no way” alle truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione per sedare i disordini, anche se la rivolta Mong Kok precorre che il peggio deve ancora venire, come alcuni hanno apertamente detto (…) Dopo un lungo sguardo alle riprese televisive delle violenze, sono rimasto colpito – senza giochi di parole – dalla ferocia dei rivoltosi che lanciano mattoni contro un poliziotto ferito steso a terra mentre il suo collega sta cercando di proteggerlo con il proprio corpo. Provate a prendere un mattone e pensare che cosa significhi colpirci la testa di qualcuno. Questo è tentato omicidio. La parola “rivolta” è un eufemismo, in realtà.
Si scopre ora che ci sono stati 700 rivoltosi in 14 strade a Mong Kok, quella notte. Hanno divelto circa 2.000 mattoni (Hong Kong è meticolosa nel mantenere tali conteggi) piovuti sugli agenti di polizia, secondo la versione ufficiale.
Uno dei più grandi contraccolpi dalle proteste di Occupy è stato il danno incalcolabile per il morale, l’autorità e la credibilità degli agenti di polizia. L’ho detto prima e lo dirò di nuovo: forze di polizia di Hong Kong sono un bene che non ci si può permettere di svalutare».