HONG KONG. Condannati come sovversivi gli attivisti delle veglie di Piazza Tien An Men

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Due noti attivisti di Hong Kong, che hanno contribuito a organizzare le veglie annuali in memoria della repressione di Piazza Tiananmen del 1989 in Cina, sono stati condannati per incitamento alla sovversione ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale.

L’Alta Corte di Hong Kong ha dichiarato colpevoli l’ex parlamentare Lee Cheuk-yan, 69 anni, e l’avvocato Chow Hang-tung, 41 anni, di uno dei reati più gravi previsti dalla legge sulla sicurezza imposta da Pechino nel 2020,  riporta Al Jazeera.

I due, che si sono dichiarati non colpevoli di incitamento alla sovversione, sono detenuti da quando sono stati incriminati nel settembre 2021. Rischiano fino a 10 anni di carcere, con la sentenza definitiva che verrà emessa in una data successiva. Un terzo imputato, l’attivista Albert Ho, 74 anni, si è dichiarato colpevole prima dell’inizio del processo.

Il caso è tra i procedimenti giudiziari di più alto profilo a Hong Kong ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale e ha riacceso il dibattito sull’erosione delle libertà politiche nel territorio, mentre Pechino espande la sua influenza. 

Lee e Chow erano membri di spicco dell’ormai sciolto gruppo d’azione pro-democrazia “Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China”, che per decenni ha organizzato la veglia annuale a lume di candela di Hong Kong in memoria delle vittime della repressione di Piazza Tiananmen.

L’alleanza fu fondata nel maggio del 1989, quando le proteste per la riforma politica in Cina presero slancio a Pechino e in altre città. Nei trent’anni successivi, si batté per la giustizia per la brutale repressione delle proteste, per il rilascio dei dissidenti politici e per la riforma democratica in Cina.

Lee, ex politico di Hong Kong e attivista sindacale, fu presidente dell’alleanza, mentre Chow, avvocata, ne fu la vicepresidente. I pubblici ministeri hanno accusato l’alleanza e i suoi leader di incitamento alla sovversione del potere statale. Elemento centrale del caso era un vecchio slogan dell’organizzazione, che chiedeva la “fine del sistema a partito unico” in Cina.

Il tribunale ha stabilito che lo slogan mirava a fomentare l’ostilità verso il Partito Comunista Cinese e a minare il sistema politico sancito dalla Costituzione cinese. Lee e Chow hanno sostenuto che la loro attività politica fosse pacifica e protetta dalle garanzie di libertà di espressione di Hong Kong.

Hong Kong era in precedenza uno dei pochi luoghi sotto la sovranità cinese in cui erano consentite grandi commemorazioni pubbliche della repressione di Tiananmen, ogni 4 giugno. Il dibattito pubblico e la commemorazione della repressione sono stati a lungo pesantemente censurati nella Cina continentale. Hong Kong era diversa. In base all’accordo “un Paese, due sistemi” stabilito quando la Gran Bretagna restituì il territorio alla Cina nel 1997, Hong Kong mantenne alcune delle libertà non disponibili nella Cina continentale. L’ultima grande veglia organizzata dall’alleanza si è tenuta nel 2019, in occasione del 30° anniversario della repressione. Le autorità hanno vietato gli assembramenti nel 2020 e nel 2021, inizialmente adducendo come motivazione le restrizioni dovute al COVID-19 e da allora non sono più ripresi.

Le veglie cessarono proprio mentre Hong Kong stava attraversando un’ampia trasformazione politica. Nel giugno 2020, Pechino ha imposto una nuova legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, criminalizzando la secessione, la sovversione, il terrorismo e la collusione con forze straniere, per ristabilire la stabilità dopo i disordini del 2019 e per garantire la tutela dei diritti e delle libertà.

Le organizzazioni per i diritti umani sostengono, tuttavia, che le sue ampie disposizioni siano state utilizzate per smantellare gran parte dell’opposizione politica organizzata di Hong Kong e per limitare alcune libertà individuali che un tempo distinguevano il territorio dalla Cina continentale.

In risposta al verdetto, Amnesty International Hong Kong Overseas, ha dichiarato che la decisione dimostra come la legge sulla sicurezza nazionale venga utilizzata per “punire le persone per la loro pacifica attività politica”, chiedendo il loro rilascio immediato e incondizionato.

Lucia Giannini

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