Hijab e sicurezza in Thailandia

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THAILANDIA – Bangkok 21 aprile 2015. Il premier e capo della giunta militare tailandese ha espresso molta preoccupazione per l’uso del hijab, nel sud del paese a maggioranza musulmana, dicendo che il rispetto per la cultura e la religione deve andare di pari passo con le necessità della sicurezza.

Secondo alcuni media locali: «Vogliamo fare del sud della Thailandia un centro culturale per l’Islam e lasciare che i musulmani esprimano apertamente la loro identità», ha detto Prayuth Chan-ocha il 20 aprile. «Ma allo stesso tempo, ci sono stati casi in cui gli uomini si mascherati da donne, con il hijab causando problemi di sicurezza e facendo vittime», ha aggiunto. La parole di Chan-Ocha sono state pronunciate in risposta ad una recente decisione presa da una scuola di Bangkok di vietare l’uso del velo per 17 studentesse musulmane. Chan-Ocha ha detto di aver chiesto al ministero della Pubblica Istruzione di trovare una soluzione al caso, senza specificare se fosse d’accordo con il divieto. Il direttore della scuola ha giustificato il divieto facendo riferimento ad un regolamento del ministero dell’istruzione che proibisce il velo nelle scuole situate nei pressi di templi buddisti, fatto comune tra le scuole statali thailandesi. Ma il ministero della Religione ha detto che una simile regola non esiste. Le tre province meridionali thailandesi di Yala, Pattani e Nathatiwat, dove l’80 per cento della popolazione è musulmana e il 20 per cento buddista, sono state teatro di un’insurrezione separatista nel 1960. La zona era un sultanato islamico indipendente con grande influenza religiosa nel mondo musulmano del sud est asiatico, fino alla sua incorporazione nel Siam, dopo un accordo anglo-Siamese siglato nel 1909. Nel 1960, quando il regime militare thailandese cercò di controllare le scuole islamiche, diversi gruppi si sono dati alla macchia iniziando una guerriglia contro lo Stato. L’insurrezione si esaurì, verso la fine degli anni 1980, ma è ripresa nel gennaio del 2004, quando una serie di attentati contro militari, polizia e monaci buddisti scosse la regione. Da allora, la violenza è continuata facendo più di 6.000 morti e circa 11.000 feriti.