Per l’IT, l’Italia è il centro del mondo

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La World Digital Map parte dall’Italia. A realizzare il progetto sono stati tre ragazzi milanesi. La mappa, attraverso una serie di puntini, permette di localizzare tutte le società high tech pronte ad assumere in Italia e non solo. 

«Volevamo far vedere a chi ha competenze tecnologiche,che le opportunità ci sono già» spiegano i giovani creatori. 

Le aziende che compaiono sulla mappa del pianeta sono quasi 800, di cui la gran parte proprio nel nostro Paese. Per giovani informatici, ingegneri e programmatori volare all’estero non è più la sola opzione da prendere in considerazione.

Le offerte di impiego in Italia sono infatti più di 120, e Milano è il simbolo tricolore dell’innovazione tecnologica. Tra le società in cerca di dipendenti compaiono nomi noti come Banzai, azienda di e-commerce e Facebook, ma anche realtà più piccole come Beintoo.

Le opportunità sono tante anche per chi non possiede una qualifica riconosciuta. Enrico Moretti, professore di Economia all’Università di Berkeley ed ideatore della mappa digitale, spiega nel suo ultimo libro, The new geography of jobs, che nel mondo globalizzato è l’innovazione a creare ricchezza e che a beneficiare di uno sviluppato ecosistema digitale è tutta la società. Così per ogni informatico assunto in una città, nell’arco di dieci anni, nascono cinque posti di lavoro nei servizi locali, con stipendi molto superiori alla media. I dati raccolti si basano su ricerche ed analisi dei grandi centri americani, ma Moretti sta lavorando anche sull’Italia . «La dinamica è la stessa» spiega il professore «nelle città in cui si innova si guadagna di più». 

L’intento della mappa digitale è anche quello di mostrare ai “freschi” e giovani sviluppatori che la grande città non è l’unica metà possibile. Guardando la cartina si scoprono innumerevoli realtà, per lo più micro-aziende maggiormente flessibili e più preparate alla crisi, che vanno da nord a sud, passando per metropoli e provincie e che lavorano duramente per creare prodotti unici ed irripetibili.

«Le dimensioni però contano», aggiunge Moretti, «sono le grandi aziende a potersi permettere massicci investimenti in ricerca, quelli che generano l’effetto moltiplicatore su posti di lavoro e stipendi». Molti “big” stanno progressivamente lasciando l’Italia, portando via con sé buste paga e ricchezza. Unire società più piccole può essere una soluzione efficace, ma non semplice. Nana Bianca, Boox e H-Farm stanno cercando di sviluppare uno startup alliance lungo l’asse Treviso-Milano-Firenze che le porterà a condividere competenze, strategie di investimento e tecnologie.

Il quarto capitalismo sta producendo innovazione e l’Italia conclude Moretti «resta un Paese con grande capitale umano».