Harare: imprese cinesi al 49%

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ZIMBABWE – Harare. I cinesi non godranno di un trattamento preferenziale e non saranno esenti dalla politica d’indigenizzazione dello Zimbabwe, ha detto il ministro Saviour Kasukuwere. La politica d’indigenizzazione prevede che tutte le aziende di proprietà estera cedano il 51% della loro partecipazione a cittadini del Paese. Kasukuwere, ministro dell’Indigenizzazione dello Zimbabwe, ha detto sì che la Cina è un paese amico dello Zimbabwe e lo aveva assistito  «durante i giorni della guerra di liberazione». Cina e Russia, Kasukuwere ha poi aggiunto, sono venute in soccorso dello Zimbabwe nel 2008, quando hanno posto il veto a una decisione presa da altri membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di agire contro lo Zimbabwe attraverso il capitolo 7, lo stesso che è stato utilizzato contro la Libia.

Ma Kasukuwere ha ribadito che i legami storici non comportano per i cinesi l’esenzione dalla legge d’indigenizzazione del 51%.

Il Ministro ha menzionato la partnership al 50-50 nei campi di diamanti di Marange tra la cinese Anjin e il governo dello Zimbabwe come esempio di rispetto della legge in questione; «Ci può essere chi sia tentato di sfruttare i legami storici, ma non si deve permettere che ciò accada e rovini tutto», ha aggiunto.

Secondo l’opposizione del paese, questa clausola è stata ribadita dal presidente Mugabe che, potrebbe usarla come tattica elettorale per il suo partito Zanu-PF poiché teme una reazione dai suoi sostenitori sull’eventuale esenzione delle imprese cinesi.

Tra la popolazione, i cinesi hanno guadagnato il favore per aver riportato una serie di prodotti a prezzi accessibili, in particolare abbigliamento, ma il malcontento cresce in alcuni ambienti per le accuse relative alla scarsa regolamentazione del lavoro e all’altrettanto scarso livello salariale per i dipendenti.