
L’OMS – l’Organizzazione Mondiale della Sanità- ha confermato nove casi di infezione da hantavirus Andes in relazione al focolaio scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius in navigazione nell’Oceano Atlantico, sette dei quali confermati in laboratorio, inclusi tre decessi. Lo ha annunciato Olivier Le Paulin, responsabile dell’Unità di analisi epidemiologica e di risposta dell’OMS, durante una diretta televisiva a Ginevra. Tuttavia, valuta il rischio di diffusione come basso. Non si tratta dell’inizio di una nuova pandemia e non assomiglia al COVID-19. Tra i contagiati e i contatti stretti figurano cittadini del Regno Unito, dei Paesi Bassi, della Germania, della Polonia, della Spagna e di altri paesi europei. Gli ultimi passeggeri sono scesi dalla nave direttamente sulla banchina vincendo le resistenze del governo delle Canarie. Poi la Hondius è ripartita alla volta di Rotterdam, con il suo carico di polemiche per l’allerta tardiva e di morte, visto che il corpo della terza persona deceduta, una cittadina tedesca, resta nelle celle frigorifere.
Il virus in questione è l’unica specie nota per essere in grado di trasmettersi in modo limitato tra esseri umani, in seguito a contatti stretti e prolungati, spiega il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, osservando al tempo stesso che dato il periodo di incubazione, “è possibile che vengano segnalati altri casi”. L’OMS sta coordinando strettamente le proprie azioni con diversi paesi ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI), norme che definiscono i diritti e gli obblighi dei paesi e dell’OMS nella risposta agli eventi di salute pubblica, evidenziando l’importanza della cooperazione e della solidarietà globale nella risposta alle minacce sanitarie che non conoscono confini. Inoltre, l’OMS ha predisposto la spedizione di 2500 kit diagnostici dall’Argentina a laboratori di cinque paesi per rafforzare la capacità di effettuare test. L’hantavirus iun particolare quello Andes è endemico in alcune regioni dell’Argentina, soprattutto nelle regioni andine, dove negli ultimi anni sono stati segnalati circa 60 casi all’anno. Il virus può scatenare gravi sindromi respiratorie. Rispetto al Covid del 2019/2020, stiamo assistendo a una risposta molto più rapida, con test immediati “per garantire la sicurezza della popolazione”, ha dichiarato a Sputnik Africa la dottoressa sudafricana Bongiwe Shongwe, aggiungendo tuttavia che “non esiste una cura precisa per l’hantavirus”. Bloomberg ha riportato che l’azienda biotecnologica americana Moderna sta conducendo ricerche su un vaccino per proteggersi, e che il lavoro è attualmente nelle fasi iniziali.
L’operatore di crociere Oceanwide Expeditions ha affermato che “nessun’altra persona a bordo presenta sintomi” tra i circa 150 passeggeri. Secondo l’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite, il primo contagio si sarebbe verificato prima dell’inizio della spedizione il 1° aprile dall’Argentina. Il periodo di incubazione del virus è compreso tra una e sei settimane. Preoccupazioni riguardano anche l’isola di Sant’Elena, dove 29 passeggeri sono sbarcati il 24 aprile, secondo quanto dichiarato dalla compagnia di navigazione. “Il tracciamento dei contatti tra i passeggeri sbarcati a Sant’Elena è in corso; i passeggeri sono stati contattati e invitati a monitorare l’eventuale comparsa di sintomi. Sono stati contattati anche i passeggeri che si trovavano sullo stesso volo, da Sant’Elena al Sudafrica, con uno dei casi successivamente confermati”, ha aggiunto l’OMS. Un numero imprecisato di loro ha proseguito il viaggio verso 12 paesi diversi. “Ulteriori indagini sulla potenziale esposizione del primo caso e sulla fonte dell’epidemia sono in corso, in collaborazione con le autorità argentine e cilene”, ha affermato l’OMS. Il paziente zero è stato l’ornitologo olandese settantenne Leo Schilperoord. Lui e sua moglie si erano recati per il birdwatching in una discarica nella città argentina di Ushuaia per osservare un raro uccello necrofago chiamato caracara di Darwin.
Quasi un mese dopo la morte del primo passeggero contagiato, la MV Hondius, al centro di un allarme sanitario internazionale, è arrivata a Tenerife, nelle Isole Canarie. L’imbarcazione è giunta nei pressi del porto di Granadilla, ma le autorità hanno deciso di mantenerla ancorata al largo. È stato istituito un perimetro di sicurezza intorno alla nave per impedire qualsiasi contatto diretto con la costa. La ministra della Salute spagnola, Mónica García, ha descritto l’intero intervento come un’operazione “senza precedenti” e ha affermato che “il rischio di contagio per la popolazione generale è basso”. Prima dell’inizio dell’evacuazione il 10 maggio, squadre mediche sono salite a bordo della nave per controllare lo stato di salute dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio. Dopo i controlli, i passeggeri sono stati divisi in gruppi in base alle 23 nazionalità e trasportati a terra con imbarcazioni più piccole e poi in autobus all’aeroporto, dove ad attenderli vi erano aerei predisposti per il rimpatrio, con l’UE che ha attivato il suo meccanismo di protezione civile per garantire l’evacuazione in sicurezza, ha dichiarato la Commissione europea. I 14 cittadini spagnoli sono stati i primi a sbarcare. Invece, 30 membri dell’equipaggio rimangono a bordo con la nave salpata verso i Paesi Bassi, dove verrà disinfettata. Secondo l’ambasciata russa, tra loro c’è un cittadino russo. L’ambasciata indiana afferma in un comunicato che due cittadini indiani sono “asintomatici” e precisa che i due facevano parte dell’equipaggio e sono stati trasferiti nei Paesi Bassi per la quarantena.
Il Regno Unito ha paracadutato un’équipe medica su una delle isole più remote del mondo, per curare un uomo sospettato di aver contratto l’hantavirus secondo l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria, HSA. Un cittadino britannico, sbarcato dalla MV Hondius, è tornato a casa a Tristan da Cunha con soli 221 abitanti, nell’Atlantico meridionale, priva di aeroporto e raggiungibile solo via mare. L’operazione di emergenza segna la prima volta che personale medico britannico si è paracadutato sull’isola, con l’aereo militare che trasportava bombole di ossigeno e forniture mediche, in quanto le riserve di ossigeno sull’isola avevano raggiunto livelli critici, rendendo il lancio dei militari l’unico metodo praticabile per raggiungere il paziente in tempo. La missione fa parte della più ampia risposta del governo all’epidemia: i cittadini britannici a bordo della nave vengono rimpatriati con un volo charter, sebbene nessuno abbia manifestato sintomi. All’arrivo nel Regno Unito devono osservare un periodo di isolamento di 45 giorni sotto stretto monitoraggio da parte del HSA. Le autorità stanno rintracciando le persone che potrebbero essere entrate in contatto con casi confermati e che da allora si sono recate nel Regno Unito o in altri territori d’oltremare.
Uno sguardo alla situazione nel resto del mondo. Nel bollettino epidemiologico dell’08 maggio l’OMS fino ad allora affermava del ricovero di quattro pazienti in ospedale: “uno in terapia intensiva a Johannesburg, in Sudafrica, due in diversi ospedali nei Paesi Bassi e un altro a Zurigo, in Svizzera”, mentre la persona ricoverata a Düsseldorf, in Germania, è risultata negativa al test e pertanto non è più considerata un caso. Proseguendo, in Cile le autorità sanitarie hanno posto in isolamento due passeggeri della crociera, spiegando che, sebbene nessuno dei due presenti sintomi compatibili con la malattia, è stato attivato il relativo protocollo epidemiologico. Per quanto riguarda gli spagnoli, tra cui un membro dell’equipaggio, trasferiti all’ospedale militare Gómez Ulla di Madrid, il tribunale di Madrid ne ha ordinato l’isolamento. Sempre dalla Spagna, una donna di 32 anni, ricoverata in ospedale ad Alicante, con sintomi compatibili con l’hantavirus e che si trovava sullo stesso aereo della donna deceduta a Johannesburg in Sudafrica, è risultata negativa al test. In Polonia è stato registrato il primo caso di quarantena, imposta a una persona che era entrata in contatto con un passeggero della Hondius. Attualmente è sotto osservazione medica e non presenta alcun segnale. Sintomi della malattia sono comparsi in due dei 17 cittadini americani evacuati dalla Hondius, in uno, secondo i risultati, è stato identificato il virus. Gli esperti sanitari affermano che gli Stati Uniti potrebbero non avere accesso immediato ai dati di sorveglianza e tracciamento dei contatti relativi all’hantavirus perché non sono più membri dell’OMS. Anche in Francia, la ministra della Salute ha dichiarato il primo caso di Hantavirus, secondo quanto riportato dall’AFP. Medici francesi hanno confermato l’infezione in una cittadina che era sulla crociera. La ministra ha aggiunto che le condizioni della passeggera sono peggiorate durante la notte, dopo il suo rientro in Francia in aereo il 10 maggio. Pure un cittadino ucraino è già stato evacuato dalla nave, mentre altri quattro, essendo dell’equipaggio sono rimasti a bordo ma, al loro arrivo in Olanda, è previsto il trasferimento in una struttura medica per la quarantena. Secondo l’armatore, non sono stati riscontrati casi della malattia tra i cittadini ucraini. Non vi erano italiani sulla Hondius, ma quattro sono in quarantena in quanto passeggeri anch’essi del volo Klm in cui era salita la donna poi morta a causa dell’Hantavirus. Da ultimo, menzione anche per il personale di un ospedale nei Paesi Bassi che è stato posto in quarantena precauzionale, a seguito di errori procedurali relativi a un paziente affetto da Hantavirus.
Nel contesto dell’evolversi della situazione legata all’hantavirus, è opportuno ricordare che un anno fa l’Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato l’Accordo sulle Pandemia, un “trattato pandemico” quadro concepito per stabilire regole globali per future crisi simili al COVID. Al centro di questa struttura si trova il sistema PABS (Pathogen Access and Benefit-Sharing), che obbliga gli Stati a trasferire rapidamente campioni di agenti patogeni pericolosi e i loro genomi all’OMS e ai principali laboratori di riferimento, ricevendo in cambio la promessa di quote e profitti derivanti da futuri vaccini, farmaci e tecnologie. Quando le autorità rilevano il ceppo, si attiva immediatamente l’intera catena di eventi prevista dall’Accordo: notifiche obbligatorie all’OMS, raccolta di dati clinici e genetici, discussioni sull’evacuazione e la quarantena nei porti, percorsi per il monitoraggio dei contatti.
Paolo Romano
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