Guerre dell’acqua nel Vicino Oriente?

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Copre il 70,9 per cento della superficie terrestre,ma solo il 2 per cento è potabile e deve essere preservata.

La domanda di acqua potabile ha già oltrepassato ampiamente la capacità di rifornimento ovunque. La mancanza colpisce tutte le funzioni indispensabili allo sviluppo umano: bere, lavare, pulire, cucinare e coltivare. Nel frattempo, mentre l’incremento demografico e  e l’hi tech va fuori controllo, la rabbia aumenta nei Paesi privi d’acqua di fronte allo sperpero d’acqua potabile fatto. La popolazione della Cisgiordania è incredibilmente aumentata da 110mila a 320mila abitanti; degli acquiferi cisgiordani, Israele ne usa il 73 per cento, mentre il restante 17 per cento è utilizzato dai palestinesi.  Nonostante l’economia palestinese sia prevalentemente agricola (il 10 – 14 per cento del Pil), i contadini devono utilizzare metodi antichi e antiquati per approvvigionarsi si acqua, mentre il settore agricolo israeliano conta solo il 3 per cento del Pil irrigando il 50 per cento del territorio. Una situazione insostenibile che vede oggi anche i palestinesi privati della possibilità di accedere al bacino del Giordano. La situazione sempre più critica, poi con l’Iran, impedisce una chiara e precisa definizione delle possibilità di accesso agli acquiferi dello scacchiere, entrando il controllo delle risorse idriche nel gioco dei rapporti politici tra i vari attori. La necessità di accedere a fonti idriche potrebbe essere uno dei motivi di future frizioni e scontri tra le parti, mascherati dai più diversi motivi ma lo spettro di una guerra dell’acqua nel Vicino Oriente e più che mai vicino.