Guerra Futura. Strategia o ideologia?

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Come afferma Carl von Clausewitz, «La guerra è un’estensione della politica attraverso altri mezzi», la guerra, quindi, è un atto intrinsecamente politico: è l’uso della violenza da parte di uno Stato o di un attore non statale per influenzare un risultato politico.

Pertanto, ogni volta che si ricorre alla forza militare, essa deve avere fini ben definiti dalla leadership politica che ne ordina l’uso. Questi fini politici chiaramente definiti devono essere integrati da modi affidabili per raggiungere questo obiettivo politico realistico. I mezzi sono le risorse che devono essere messe in campo per raggiungere il fine politico, è una massima strategica fondamentale, comune potremmo dire.

Inoltre, questi obiettivi politici devono essere fissati dalla leadership politica e militare. Non possono cambiare a metà missione. Uno dei più grandi fallimenti degli ultimi 30 anni di interventi di politica estera degli Stati Uniti in Medio Oriente è stato quello che l’ex segretario alla Difesa Robert Gates ha definito “travalicamento della missione”, riporta AT.

Dopo aver fallito completamente nelle guerre in Medio Oriente, gli americani ora stanno ripetendo gli stessi errori nella guerra russo-ucraina prosegue nel suo ragionamento Gates.

Dopo che i russi hanno invaso l’Ucraina l’anno scorso, gli americani hanno riversato armi e altre forme di sostegno in Ucraina.

Ma qual era il piano? Inizialmente, sembrava che l’obiettivo degli Stati Uniti fosse quello di radunare i partner della Nato per respingere l’invasione russa nell’Ucraina occidentale durante il 2022. Era una strategia sensata e ha funzionato. La relativamente piccola forza d’invasione russa, composta da 160.000 soldati, è crollata sotto la pressione sostenuta dei difensori dell’Ucraina.

Una volta messa in sicurezza Kiev e assicurata la sopravvivenza del governo del Presidente Volodymyr Zelensky, la linea d’azione più logica sarebbe stata quella di chiedere la pace, di negoziare un accordo che mantenesse libera l’Ucraina occidentale e cedesse ufficialmente ai russi le province russofone dell’Ucraina orientale e della Crimea.

Nel momento esatto in cui gli americani hanno raggiunto l’obiettivo desiderato, però, Washington ha raddoppiato la posta e ha incoraggiato gli ucraini a spostare il loro obiettivo da una realistica difesa del territorio al tentativo di ripristinare il controllo ucraino completo sia sull’Ucraina orientale che sulla penisola di Crimea, dal 2014 in mano a Mosca e sede di cantieri navali russi e con una presenza militare di Mosca notevole, Sebastopoli in testa.

Recentemente, i leader occidentali hanno iniziato a parlare apertamente del loro desiderio di vedere il Presidente Vladimir Putin rovesciato e la Federazione Russa divisa. Questi fatti si commentano da soli avendo portato con sé le premesse per un vero suicidio strategico.

La linea di rifornimento Nato sta esaurendosi lasciando scoperti gli ucraini ed esponendoli a un massiccio contrattacco russo; proprio ciò che sta accadendo in Ucraina.

L’Occidente ad oggi fa ben poco per prepararsi ad una guerra più ampia che rischia ogni giorno di più. Il rischio è elevato perché o Washington riesce a fare un miracolo in Ucraina, o i russi potranno schiacciare l’Ucraina e quindi colpire la Nato, ponendo fine alla postura strategica degli Stati Uniti in Europa e dando vita a un ordine mondiale completamente nuovo, in cui ci sono più centri di potere, anziché solo quello americano. Lo stesso Putin, inoltre, lo ha detto più volte che il mondo unipolare, statunitense, è finito.

Antonio Albanese

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