GUERRA FUTURA. Quando l’IA va in guerra

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Ancora oggi, la struttura di uno Stato Maggiore militare moderno è simile a quella impostata da Gustavo Adolfo di Svezia e sarebbe riconoscibile da Napoleone. Le strutture militari, nel contempo, stanno faticato a integrare le nuove tecnologie, per adattarle ai diversi teatri, aria, spazio e informazione, della guerra moderna.

Le dimensioni dei quartier generali militari sono aumentate per far fronte all’aumento dei flussi di informazioni e dei punti decisionali di questi nuovi aspetti della guerra, riporta The Conversation

Il risultato è una diminuzione dei rendimenti marginali e un incubo di coordinamento che rischia di compromettere il comando di una missione. Gli agenti di intelligenza artificiale possono automatizzare le attività di routine dello Stato Maggiore, comprimere i tempi decisionali e consentire strutture di comando più piccole e resilienti, riducendo lo Stato Maggiore, rendendolo nel contempo più efficace.

Questa esigenza nasce dal fatto che le strutture di comando odierne rispecchiano ancora, sia nella forma che nella funzione, i quartieri generali campali ottocenteschi, nello specifico quelli dell’epoca napoleonica, costruiti per eserciti di grandi dimensioni; nel tempo, queste strutture sono aumentate di dimensioni, rendendo il coordinamento macchinoso. I Posti di comando possono poi essere colpiti dalla moderna artiglieria di precisione, da missili e droni e possono essere obiettivi da guerra elettronica.

L’esperienza ucraina è lì a dimostralo. Secondo i pianificatori militari, statunitensi in primis, gli agenti di intelligenza artificiale sono sufficientemente maturi per essere impiegati nei sistemi di comando. 

Questi agenti promettono di automatizzare la fusione di molteplici fonti di intelligence, la modellazione delle minacce e persino cicli decisionali limitati a supporto degli obiettivi di un comandante umano. C’è ancora un essere umano nel ciclo, ma nella ipotesi made in USA, gli esseri umani saranno in grado di impartire comandi più rapidamente e ricevere aggiornamenti più tempestivi e contestuali dal campo di battaglia.

Questi agenti di intelligenza artificiale possono, nell’esperienza USA, analizzare manuali dottrinali, redigere piani operativi e generare linee d’azione, il che contribuisce ad accelerare il ritmo delle operazioni militari, le stime del personale e trovare opzioni creative e basate sui dati nel processo di pianificazione. È la fine dei ruoli tradizionali del personale di Stato Maggiore.

I nuovi Stati Maggiori saranno probabilmente più piccoli degli staff moderni e l’intelligenza artificiale consentirà ai team di gestire più gruppi di pianificazione contemporaneamente, ampliando così l’analisi di contingenza, creando scenari “what if…” e quadri di valutazione operativa per una maggiore flessibilità decisionale dei comandanti.

Gli agenti di intelligenza artificiale non sono esenti da rischi. Se da un lato, possono essere eccessivamente generalizzati, se non addirittura distorti. I modelli di base, ovvero modelli di intelligenza artificiale addestrati su set di dati estremamente ampi e adattabili a un’ampia gamma di compiti, conoscono più la “cultura pop” che la guerra e richiedono un perfezionamento. Ciò rende importante confrontare gli agenti per comprenderne i punti di forza e i limiti; dall’altro, in assenza di una formazione sui fondamenti dell’IA e sul ragionamento analitico avanzato, molti utenti umani tendono a utilizzarli come sostituti del pensiero critico., comportandosi stupidamente: un agente IA non sostituisce il pensiero critico umano.

Antonio Albanese

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