
La Cina ha svelato i piani per una rete nazionale di difesa missilistica, anti”Golden Dome”. Il sistema antimissile radar proposto dalla Cina è stato delineato per la prima volta in un articolo accademico pubblicato da Modern Radar, un’unità di ricerca della China Electronics Technology Group Corporation, di proprietà statale, a luglio di quest’anno.
Secondo l’articolo, il sistema offre una “piattaforma distribuita di big data per il rilevamento di allerta precoce” che fonde sensori spaziali, satelliti, sistemi aerei, radar marittimi e terrestri in una rete unificata, ripota AT.
Questo sistema mira a fornire un sistema di allerta precoce in tempo reale su scala nazionale, consentendo l’integrazione di dati ad alta velocità per rilevare e tracciare minacce missilistiche complesse, migliorare i tempi decisionali e supportare il monitoraggio simultaneo delle minacce su larga scala.
Il documento fa anche riferimento all’utilizzo di Quick UDP Internet Connections), un protocollo di trasporto dati crittografato di nuova generazione, per supportare comunicazioni sicure e a bassa latenza tra nodi distribuiti, anche in ambienti ad alta interferenza o conflittuali dal punto di vista elettromagnetico.
Nel documento cinese si afferma che il sistema può tracciare fino a 1.000 missili in arrivo simultaneamente, estraendo dati da satelliti, radar terrestri e over-the-horizon, sensori ottici, piattaforme marittime, velivoli di allerta precoce aviotrasportati e risorse di ricognizione orbitale. “Il prototipo cinese è già stato testato e consegnato alle forze armate, mentre gli Stati Uniti sono ancora nella fase di progettazione del framework, con la sua architettura dati ancora in fase di definizione”, riportano fonti social cinesi. Il sistema radar funge da “cervello e sistema nervoso” della rete di difesa.
“Alcuni pensano che il Golden Dome statunitense sia superiore a quello cinese. Tuttavia, dimenticano che la Cina ha già un pugno forte, ovvero il suo sistema missilistico ipersonico”, affermano i cinesi; “L’integrazione dei dati è ora una priorità assoluta e la Cina ha già raggiunto importanti traguardi in questo settore”, riporta AT.
“Una volta completato, il Golden Dome sarà in grado di intercettare missili anche se lanciati da altre parti del mondo, e persino dallo spazio”, aveva dichiarato Trump nella conferenza stampa del 20 maggio. La Casa Bianca inizialmente prevedeva di spendere 25 miliardi di dollari, parte di un piano da 175 miliardi di dollari, per dispiegare sensori e intercettori collegati allo spazio.
Il Pentagono ha nominato il Generale della Space Force Michael Guetlein a capo dell’iniziativa, con l’obiettivo di raggiungere lo stato operativo entro il 2028. La sfida principale risiede nell’integrazione di sensori, intercettori e reti di comando tra risorse spaziali militari e commerciali.
Alla Conferenza sulla Difesa nello Spazio, tenutasi a Londra lo scorso 28 ottobre, è venuto fuori che l’Occidente sta esaurendo il tempo a disposizione: la Cina sta accelerando la difesa missilistica spaziale, la Russia sta rafforzando la capacità di contro-spazio e la deterrenza occidentale è entrata in un’era definita dalla velocità di dispiegamento, non dai documenti strategici.
Lo spazio non è più un ambito di supporto, ma un’arena di combattimento a sé stante, in cui l’infrastruttura orbitale e di tracciamento missilistico cinese comporta una sola conclusione possibile: “il prossimo conflitto non inizierà nel Pacifico o in Europa, ma inizierà in orbita”.
La Cina è passata dal predominio dell’hardware al predominio della rete; il modello di Pechino dimostra che “un’architettura più semplice, veloce e performante, batte sistemi più sofisticati, consegnati in ritardo”.
Le ambizioni di Pechino nello spazio non si limitano al dispiegamento tempestivo. I pianificatori cinesi stanno anche investendo in narrazioni di predominio tecnologico a lungo termine, esemplificate dal Progetto Nantianmen, un progetto fantascientifico ampiamente pubblicizzato e sostenuto dallo Stato che esplora la futura potenza aerospaziale. Nantianmen attualmente non è un programma militare. Promosso dai media statali cinesi e collegato alla divulgazione tecnologica tramite AVIC Global, Nantianmen raffigura un vasto ecosistema di difesa orbitale popolato da stazioni spaziali modulari, robot da combattimento umanoidi, piattaforme spaziali di classe portaerei, sciami di droni, artiglieria laser e jet aerospaziali trasformabili nel 2050. Assomiglia a molti anime nipponici degli anni Novanta del Novecento.
Il progetto ha attirato un’attenzione smisurata all’estero nonostante il suo status di finzione. Ricercatori e ambienti politici statunitensi hanno precedentemente segnalato Nantianmen come fonte di preoccupazione pubblica, preoccupati meno della tecnologia in sé e più del suo mix di messaggio strategico, appeal di massa e approvazione statale.
Nantianmen potrebbe “superare” il sistema americano Next Generation Air Dominance, fondendo aria e spazio in un unico campo di battaglia manovrabile. Un sistema che collega aerei spaziali, droni d’attacco e nodi orbitali potrebbe consentire ingaggi spazio-aria simili a combattimenti aerei, con la capacità di colpire satelliti e supportare attacchi di precisione sul Mar Cinese Meridionale e sullo Stretto di Taiwan. Per i cinesi Nantianmen è una visione pubblica della futura competizione spaziale.
Maddalena Ingrao
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