
Per quanto tempo un Paese può permettersi di utilizzare missili sofisticati, dal costo di milioni di dollari, per abbattere droni d’attacco relativamente economici?
Una nuova generazione di intercettori, con un costo di appena 5.000 dollari, sta emergendo mentre gli eserciti cercano modi più economici per contrastare gli attacchi di massa dei droni, preservando al contempo i missili più avanzati per le minacce balistiche e altre minacce di alto livello. Questo cambiamento, inizialmente accelerato dalla guerra in Ucraina, ha acquisito nuova urgenza a seguito del conflitto con l’Iran, secondo il New York Times, che ha riportato gli sforzi compiuti dalle aziende di difesa statunitensi per espandere rapidamente la produzione di intercettori a basso costo.
Al centro di questa spinta c’è Guardian, un intercettore sviluppato dalla startup Powerus, con sede in Florida, e basato su tecnologia ucraina che si è dimostrata efficace contro i droni Shahed di progettazione iraniana, riporta Gulf News.
L’intercettore è essenzialmente un’arma piccola e relativamente semplice, progettata per colpire un drone in arrivo prima che raggiunga il suo bersaglio. Il Guardian costa circa 5.000 dollari, una cifra nettamente inferiore rispetto ai sofisticati missili tradizionalmente utilizzati nei sistemi di difesa aerea. L’arma non è in grado di intercettare missili balistici, il che significa che non può sostituire sistemi come il PAC-3 della Lockheed Martin. L’idea è piuttosto quella di creare diversi livelli di difesa: intercettori economici contro droni economici e missili avanzati contro le minacce più pericolose. Questa distinzione è diventata sempre più importante, dato che i droni non vengono più lanciati singolarmente, ma in grandi salve, con l’intento, in parte, di sopraffare le difese.
La sfida non è semplicemente se un drone può essere abbattuto. È quanto costa abbatterlo. Utilizzare un missile che costa centinaia di migliaia, o addirittura milioni, di dollari contro un drone molto più economico può avere un senso tattico quando sono minacciate vite umane o infrastrutture critiche. Ripetere questa operazione centinaia o migliaia di volte, tuttavia, diventa difficile da sostenere.
E un attaccante non deve necessariamente penetrare una rete di difesa aerea per imporre dei costi. Costringendo il difensore a lanciare ripetutamente intercettori costosi, i droni economici possono gradualmente esaurire le preziose scorte di munizioni. Il conflitto con l’Iran ha rafforzato questa lezione, dopo che l’Ucraina l’ha dimostrata su vasta scala.
Il costo è solo metà dell’equazione; l’altra metà è la velocità di produzione.
Le fabbriche affiliate a Powerus producono attualmente circa 3.000 intercettori per droni al mese, ha dichiarato un portavoce della Powerus. L’azienda mira a costruire una rete di produzione globale in grado di produrne 15.000 al mese entro la metà del 2027.
Il suo Guardian è stato deliberatamente progettato per un assemblaggio relativamente semplice, utilizzando microchip e moduli GPS disponibili in commercio. Secondo quanto riportato, Powerus ha anche stretto una partnership con un’azienda di difesa vicino a Mumbai per la produzione di intercettori in India.
Questo approccio rappresenta una svolta rispetto al modello tradizionale dell’industria della difesa, in cui lo sviluppo di armi sofisticate può richiedere anni e la loro produzione è spesso concentrata in un numero limitato di stabilimenti altamente specializzati.
Anche i giganti della difesa stanno cambiando. Le startup non sono le sole.
A luglio, Lockheed Martin ha annunciato l’intenzione di produrre in Europa un intercettore a basso costo, ai 2 milioni di dollari, circa la metà del prezzo di un PAC-3, sebbene i test non siano previsti prima del 2028, secondo il New York Times. Raytheon ha il suo intercettore Coyote, il cui costo stimato è di circa 126.500 dollari, secondo il Center for a New American Security. Nel frattempo, la startup californiana Neros sta sviluppando il suo drone intercettore Bandit, il cui modello base ha un costo di circa 5.000 dollari.
La fascia di prezzo illustra la rapidità con cui si sta sviluppando un nuovo mercato tra i droni d’attacco ultra-economici e i sistemi missilistici estremamente sofisticati tradizionalmente impiegati per distruggere le minacce aeree.
Sistemi come Guardian sono progettati principalmente per i droni e non possono sostituire i sistemi di difesa missilistica di fascia alta. L’Iran potrebbe anche sviluppare droni più veloci e sofisticati, costringendo i difensori ad adattarsi continuamente.
Ma è improbabile che la lezione più ampia scompaia con la fine dei combattimenti.
La guerra con l’Iran ha messo in luce una delle equazioni più spietate della guerra moderna: per quanto tempo un Paese può permettersi di utilizzare missili sofisticati, dal costo di milioni di dollari, per abbattere droni d’attacco relativamente economici?
Questo cambiamento, inizialmente accelerato dalla guerra in Ucraina, ha acquisito nuova urgenza a seguito del conflitto con l’Iran.
La prossima corsa agli armamenti, quindi, potrebbe non riguardare semplicemente la costruzione del missile più veloce o del sistema di difesa aerea più sofisticato, ma di quello più economico.
Tommaso Dal Passo
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