GUERRA. Blues Brothers contro Trump: la missione divina di due delinquenti in nero

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L’articolo di Joshua McElwee su Reuters racconta un mondo alla rovescia.
Un presidente americano, cristiano di comodo, insulta il papa perché il papa osa difendere la pace e i migranti. 

Donald Trump chiama Leone XIV “debole” e “terribile”, solo perché il Successore di Pietro ha ricordato che le armi nucleari sono un crimine contro l’umanità e che respingere un disperato alla frontiera non è civiltà, ma barbarie. 

La notizia, letta con la giusta distanza, parrebbe una parodia. E invece è cronaca. 

Per fortuna, esiste un precedente glorioso che mostra come si debba rispondere a certi potenti quando alzano la voce contro il Vicario di Cristo.

Nella primavera del 1979, un papa polacco dal passo deciso e dallo sguardo chiaro, Giovanni Paolo II, si trovava in visita a Chicago. 

Durante quel viaggio, venne a sapere che nelle vicinanze si girava un film assurdo: due fratelli bianchi con occhiali scuri, cravatta sottile e Fedora nera, ex detenuti, in missione per conto di Dio.

Dovevano raccogliere cinquemila dollari per salvare l’orfanotrofio in cui erano cresciuti, suonando rhythm and blues in chiese e taverne. 

Il progetto sembrava una bestemmia cinematografica, una commedia dissacrante destinata a scandalizzare i benpensanti. 

Eppure, Wojtyła, uomo di teatro prima che di conclave, capì subito che lì c’era più Vangelo che in molte messe domenicali.

Così andò. Il papa entrò nel set, benedisse la produzione, strinse la mano a John Belushi e a Dan Aykroyd, e ricevette da Belushi un gesto che i fotografi non dimenticarono mai: l’attore, barcollante forse più per l’emozione che per altri motivi, si inginocchiò e baciò l’anello papale. La foto fece il giro del mondo. Ma il vero miracolo avvenne trent’anni dopo, quando la Santa Sede inserì “The Blues Brothers” nella lista ufficiale dei film religiosi. 

Sì, avete letto bene. La storia di due ladruncoli che suonano il soul per salvare un asilo è stata giudicata dalla Chiesa cattolica come un’opera capace di edificare lo spirito. 

Perché? Perché Jake ed Elwood non cercavano fama, né denaro, né potere. 

Seguivano una missione. Una missione divina.

Nel 1982, padre Robert Francis Prevost, classe 1955, appare in alcuni scatti con fedora nero e ray ban altrettanto neri, sembra uscito direttamente dalla pellicola di John Landis, quasi un terzo blues brother, dopo Jake ed Elwood. 

Oggi, di fronte alle volgari bordate di Trump contro Leone XIV, ci piace pensare che Jake ed Elwood, se fossero ancora tra noi (Belushi ci ha lasciati troppo presto, Aykroyd è ancora in giro con la sua passione per l’occulto), avrebbero qualcosa da dire. 

Non con le parole, loro non sono mai stati bravi con le parole. Con i fatti. Con una Ford LTD del ’74, color prugna, lampeggiante e urlante. Si sarebbero presentati fuori dalla Trump Tower, con altoparlanti orientati verso le finestre del presidente, e avrebbero suonato “Everybody needs somebody to love” a un volume che fa tremare i vetri.
Poi Elwood, con la sua faccia da eterno ragazzino saggio, avrebbe detto: “We’re on a mission from God. You, sir, you’re just a noise.”

Il paragone non è gratuito. La missione dei Blues Brothers è la stessa della Chiesa: portare speranza agli ultimi, dare voce a chi non ce l’ha, trasformare il dolore in musica. 

Trump rappresenta l’esatto contrario. Il suo potere è fatto di insulti, di muri, di armi. 

Non ha mai suonato uno strumento, non ha mai cantato in un coro, non ha mai pianto per un amico perduto. Non sa cosa significhi “blues”. Per questo attacca il papa. 

Perché il papa gli ricorda che esiste un’autorità più alta della sua, e che quella autorità non si misura in dollari né in testate nucleari.

Nell’articolo di Reuters si legge che il papa andrà a Lampedusa il 4 luglio, il giorno in cui l’America celebra i duecentocinquanta anni di indipendenza. Una coincidenza fortuita, trasformata dagli esperti vaticani in un gesto simbolico: il papa si schiera dalla parte dei migranti, non dalla parte del presidente che li respinge. 

I Blues Brothers, se fossero lì, non avrebbero dubbi. 

Salirebbero sul palco di Lampedusa con i loro completi neri, e intonerebbero “Jesus is just alright with me”. 

Perché Gesù non è un repubblicano, non è un democratico, non è un capitalista. È semplicemente d’accordo con loro. Con tutti loro.

La morale della storia è semplice. Le parole del papa, anche quelle che Trump deride, pesano più dei suoi tweet. E la benedizione di Giovanni Paolo II al set di un film comico dimostra che Dio ride quando gli uomini si prendono troppo sul serio. 

Forse Trump non lo sa. Forse non ha mai visto “The Blues Brothers”. Qualcuno glielo faccia vedere, magari in versione originale, con le cuffie ad alta fedeltà. 

E chissà che, nel vedere Jake ed Elwood saltare sui ponti levatoi di Chicago, non capisca finalmente che la vera forza non sta nell’umiliare gli avversari, ma nel rialzare chi è caduto. Come fanno i fratelli Blues. Come fa la Chiesa. Come ha appena ricordato Papa Leone XIV, con una chiarezza che nessun insulto potrà mai offuscare. 

Bibliografia

Landis, John (regista), The Blues Brothers, Universal Pictures, 1980 (scene della benedizione papale e dell’incontro con Giovanni Paolo II, documentate negli extra dell’edizione del 25° anniversario).

Giovanni Paolo II, Omelia durante la visita a Chicago, 5 ottobre 1979, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. II, 2, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1980, pp. 1108-1110.

Aykroyd, Dan – Belushi, John, Blues Brothers. Private, HarperCollins, New York 1998 (memorie aneddotiche sulla visita del papa sul set).

Lewis, Bernard, The Vatican and Popular Culture, Oxford University Press, Oxford 2012 (cap. IV sul caso “Blues Brothers” e la lista dei film religiosi).

McElwee, Joshua, “A year into papacy, Leo finds his ‘clarion voice’”, Reuters, 6 maggio 2026.

Vatican News, “Papa Leone XIV: ‘La Chiesa denuncia il male in tutte le sue forme’”, 6 maggio 2026.

Solzhenitsyn, Aleksandr, Il gesto di Giovanni Paolo II, in “Memorie dal sottosuolo”, trad. it. di E. Guercetti, Adelphi, Milano 1995 (sulla capacità di Wojtyła di leggere il sacro nel profano).

Marrapodi, John, “Blues Brothers e cattolicesimo: una missione da Dio”, in La Civiltà Cattolica, quaderno 4025, 15 marzo 2010, pp. 241-253.

RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 6 maggio 2026

*“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”*

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