GROENLANDIA. Il popolo di Nuuk non vuole diventare americano

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha trasformato l’isola artica della Groenlandia in un punto caldo geopolitico con le sue richieste di acquisizione e l’ipotesi che gli Stati Uniti possano prenderla con la forza.

L’isola è una regione semiautonoma della Danimarca e il ministro degli Esteri danese ha dichiarato mercoledì, dopo un incontro alla Casa Bianca, che permane un “disaccordo fondamentale” con Trump sull’isola, riporta AP.

La crisi sta dominando la vita dei groenlandesi e “la gente non dorme, i bambini hanno paura e in questi giorni riempie tutto. E non riusciamo davvero a capirlo”, ha dichiarato Naaja Nathanielsen, ministro groenlandese, durante un incontro con i legislatori del Parlamento britannico questa settimana.

Secondo i groenlandesi, Trump “mina” la cultura groenlandese. Donald Trump ha infatti liquidato le difese della Danimarca in Groenlandia, suggerendo che si tratti di “due slitte trainate da cani”.

I precedenti esempi di cooperazione tra groenlandesi e americani vengono “spesso trascurati quando Trump parla di slitte trainate da cani”: durante la Seconda Guerra Mondiale, i cacciatori groenlandesi sulle loro slitte trainate da cani collaboravano con l’esercito statunitense per individuare le forze naziste sull’isola. “Il clima e l’ambiente artico sono molto diversi da quelli a cui (gli americani) sono abituati con navi da guerra, elicotteri e carri armati. Una slitta trainata da cani è più efficiente. Può arrivare dove nessuna nave da guerra o elicottero può arrivare”, hanno detto i groenlandesi.

I groenlandesi inoltre, non credono alle affermazioni di Trump sulla presenza di navi russe e cinesi che invadono i mari intorno alla Groenlandia. “Gli unici cinesi che vediamo sono quando andiamo al fast food. E ogni estate andiamo in barca a vela e a caccia e non abbiamo mai visto navi russe o cinesi qui in Groenlandia”, hanno detto gli intervistati.

Nel piccolo porto di Nuuk, i pescatori hanno detto: “Non le vediamo (le navi)” e hanno aggiunto di aver visto “un peschereccio russo circa dieci anni fa”.

Per molti, Trump è interessato ai minerali essenziali della Groenlandia e non alla sicurezza americana: ”Sappiamo che non è una questione di sicurezza nazionale. Credo che lo sia per i petroli e i minerali che abbiamo e che sono intatti”; “gli americani stanno trattando la cosa come un’operazione commerciale”.

Pe tutti è stato positivo l’incontro di funzionari americani, groenlandesi e danesi alla Casa Bianca mercoledì perché: “I cittadini danesi e groenlandesi sono per lo più dalla stessa parte”, nonostante alcuni groenlandesi desiderino l’indipendenza. Molti poi hanno accolto con favore la notizia che la Danimarca e i suoi alleati avrebbero inviato truppe in Groenlandia perché “è importante che le persone con cui lavoriamo più a stretto contatto ci mandino supporto”.

I groenlandesi ricevono sostegno dalla Danimarca; su tutto l’assistenza sanitaria in Groenlandia: “ci sono leggi e altre cose, e l’assicurazione sanitaria… possiamo andare da medici e infermieri… non dobbiamo pagare nulla (…) Non vogliamo che gli Stati Uniti ce la portino via”.

Nel parlamento della Groenlandia, Juno Berthelsen, deputato del partito di opposizione Naleraq che si batte per l’indipendenza nel parlamento groenlandese, quando l’AP gli ha chiesto cosa avrebbe detto a Trump e al vicepresidente JD Vance se ne avesse avuto la possibilità, ha risposto: “Direi loro, naturalmente, che – come abbiamo visto – molti repubblicani, così come democratici, non sono favorevoli a una retorica così aggressiva e a parlare di intervento militare, invasione. Quindi diremmo loro di andare oltre e di continuare questo dialogo diplomatico, assicurandosi che il popolo groenlandese sia coloro che sono al centro di questa conversazione. È il nostro Paese (…) La Groenlandia appartiene al popolo groenlandese”.

Antonio Albanese

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