GOLFO PERSICO. Pace fatta tra Doha e Riyadh. E ora?

131

Ripubblichiamo il servizio che accompagna il podcast della nuova puntata di Risiko, trasmissione di analisi geopolitica in onda su Radio Sparlamento. Per ascoltare la trasmissione cliccare qui.

Dopo tre anni di embargo il Qatar e l’Arabia Saudita tornano a dialogare. C’è chi parla di un accordo storico, altri di una “pace fredda”. Ad ogni modo, dietro l’allentamento delle tensioni tra i due Paesi si muovono interessi geopolitici ed economici di grande rilievo. Da una parte ci sono gli USA e il Kuwait, che in questi anni hanno svolto il ruolo di mediatori tra Qatar e Arabia Saudita.

Dall’altra ci sono attori che si sono mossi dietro le quinte, come la Cina (che negli anni ha aumento i suoi investimenti nell’area, soprattutto verso l’Arabia Saudita), e la Russia (che nei mesi scorsi è entrata in conflitto proprio con l’Arabia Saudita per il taglio dei prezzi del barile all’interno dell’Opec Plus). Ci sono anche questioni delicate che devono essere affrontare, come la presenza militare turca in Qatar e quella del gasdotto che, passando per Qatar e Arabia Saudita, dovrebbe approvvigionare l’Europa.

In questo caso, il problema riguarda il ruolo di Teheran, dal momento che il giacimento di South Pars è condiviso tra Qatar e Iran. Insomma, è chiaro che gli sviluppi della negoziazione tra Qatar e gli altri Paesi del Golfo andranno a modificare gli equilibri geostrategici in tutto il Medio Oriente allargato.

Il 5 gennaio, l’emiro del Qatar ha abbracciato il suo nemico giurato, il principe ereditario saudita Mohammed Ben Salman, mettendo fine al blocco impostogli da diversi suoi vicini dal 2017. Un embargo che è costato caro al Qatar, ma dal quale è uscito rafforzato.

Perché l’Arabia Saudita ha finalmente deciso di porre fine a questa crisi, anche se il Qatar non ha accettato nessuna delle sue tredici richieste? Riyadh, che sta vivendo alcune tensioni con gli Emirati Arabi Uniti, ha voluto risolvere una crisi che gli ha fatto soprattutto una cattiva pubblicità. Nonostante la loro riluttanza, Abu Dhabi, il Cairo e il Bahrein sono stati fortemente incoraggiati a partecipare alla riconciliazione.

Senza contare che il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, potrebbe non essere così fermo nei confronti dell’Iran come il suo predecessore e che Riyadh cerca di unificare i paesi del Golfo contro Teheran. Tuttavia, Doha non intende rompere con l’Iran, con cui condivide il più grande giacimento di gas del mondo, e l’emiro Tamim preferisce vedersi come un mediatore tra i sauditi e gli iraniani.

Da parte sua, il Qatar non può permettersi di prolungare una crisi che lo ha tagliato fuori dalla sua regione, e che gli è costata una piccola fortuna.

Buon ascolto…

Cristina Del Tutto