Onorevole Kalashnikov

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GIORDANIA – Amman 26/09/2013. Colpi di mitra e violenza nel parlamento giordano, segnale di allarme per la stabilità del Paese.

Stando a quanto rivelato dal quotidiano al Hayat, nel corso di una riunione a porte chiuse con il presidente del parlamento Saad Hayel Srour, re Abdullah di Giordania ha minacciato di sciogliere il parlamento prima della fine del mandato in conformità con la Costituzione per preservare la reputazione interna ed esterna dell’istituzione legislativa. L’ondata di violenza parlamentare giordana ha toccato il culmine quando il più anziano parlamentare è entrato nella sede del parlamento con un kalashnikov e ha aperto il fuoco su un collega le cui idee divergevano dalle sue. Talal al-Sharif è poi stato arrestato per il tentato omicidio del suo collega Qusai Dmeisi all’interno del parlamento; la stragrande maggioranza dei parlamentari ha deciso di allontanare Sharif dal Parlamento e di sospendere Dmeisi per un anno. Secondo le informazioni di al Hayat, le istituzioni politiche e di sicurezza giordane hanno lavorato fino all’ultimo dietro le quinte per assicurare la presenza di più di due terzi dei membri del Parlamento per votare a favore dell’allontanamento di Sharif e della sospensione di Dmeisi. In virtù della Costituzione del 1952, simili decisioni richiedono l’approvazione dei due terzi dei parlamentari. Il parlamento giordano naviga comunque in acque tempestose: indipendenti e membri del clan rurali, imprenditori di origine palestinese hanno ottenuto il maggior numero di seggi nelle elezioni del 23 gennaio, boicottate dalla maggior parte dei partiti politici di opposizione e dal Fronte d’azione islamico, braccio politico dei Fratelli Musulmani e più grande gruppo di opposizione nel paese. Per Zaki Bani Arshid, uno dei capi della Fratellanza giordana, «Il Parlamento si è trasformatO in un campo di battaglia in cui avviene lo scambio di colpi di armi automatiche. Il Parlamento farebbe bene a ricordare che i suoi giorni sono contati», ha poi aggiunto «i parlamentari devono prepararsi per le prossime elezioni, invece di aggrapparsi alla sopravvivenza del Parlamento attuale (…) Può la Giordania gestire la situazione politica attuale e un simile parlamento per altri tre anni?». Il parlamento giordano aveva già assistito mesi fa ad un simile incidente in cui l’onorevole Shady al- Adwan aveva cercato di sparare con una pistola ad un suo collega dopo un dibattito. Da questo si p sviluppata una scazzottata, conclusasi poi con una riconciliazione tribale tra i due. L’incidente ha suscitato forti reazioni dentro e fuori il parlamento. L’incidente che ha preoccupato maggiormente i giordani c’è stato quando il deputato Mohammad Shawabka ha puntato una pistola contro un conduttore televisivo, ex parlamentare, nel corso di un dibattito in diretta TV trasmesso da canale Josat. Una serie di altri atti di violenza stanno caratterizzando la vita del parlamento di Amman, tra l’incredulità e la rabbia dell’elettorato. Un certo numero di parlamentari ha confermato ad Al -Hayat che decine di parlamentari portano armi nelle loro auto personali, e che alcuni di loro le portano in aula.

Le preoccupazioni sul deterioramento della vita parlamentare si trovano espresse nei mass media locali o nei social network: si va dalla satira al cinismo rassegnato. Osservatori e commentatori politici attribuiscono la violenza nel parlamento giordano al meccanismo di selezione politica: il meccanismo si basa sul principio “un uomo, un voto”, meccanismo che è riuscito a neutralizzare l’opposizione e a indebolire la rappresentanza politica, la cui maggioranza è stato eletta sull’appartenenza ai clan tribali o economici.

Secondo fonti vicine alle autorità, l’incidente del Kalashnikov conferma che la classe dirigente sta cercando di recuperare gli attributi del vecchio Stato precedente le rivolte della primavera araba. Al Hayat riporta che dopo la sparatoria, le istituzioni politiche e di sicurezza sono riuscite in qualche modo a ridurre i poteri dell’istituzione legislativa, con la motivazione. Questa riduzione è stata motivata dalla mancata adozione di misure concrete per evitare il collasso del piano di riforma, cui lo Stato ha fatto affidamento nel corso degli ultimi due anni, per il riacutizzarsi della violenza tribale, che si è ormai trasferita in parlamento. Per molti lo stato giordano ha perso il suo prestigio durante la primavera araba, rinunciando all’applicazione della “legge”, preoccupato da quanto avveniva nei paesi vicini e oggi tenta di recuperare il prestigio perso, prendendo misure sul Parlamento e su alcune entità tribali. La violenza sociale tribale ha danneggiato l’immagine e il prestigio della Giordania, dopo gli atti di violenza nelle università e nelle strade: le tensioni tribali in Giordania hanno causato l’evacuazione in massa delle famiglie dalle zone in cui risiedevano, e l’imposizione da parte della polizia del coprifuoco su interi quartieri.