Gunkanjima, l’isola fantasma

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GIAPPONE – Nagasaki 02/06/13. Esiste un’isola al largo di Nagasaki in cui la vita si è fermata al 1974. Era il posto con la più alta densità umana fino a quel momento e all’improvviso è stato letteralmente svuotato in un batter di ciglia. Questo falansterio, degno dei migliori incubi filosofici di Proudhon, è l’isola di Hashima.

Un paragone può essere fatto con Pompei, la cui vita fu bloccata e congelata dal Vesuvio, Hashima ha però una storia diversa. Pochi luoghi al mondo hanno una storia strana, o come struggente come quest’isola. Si tratta di una piccola isola-fortezza, il cui nomignolo è Gunkanjima (cioè Isola nave da guerra) si trova appena al largo della costa di Nagasaki, 15 km al largo delle coste. L’isola è completamente operta di edifici, del tutto abbandonati: è una città fantasma, completamente disabitata da più di quarant’anni.

A cavallo fra l’Ottocento e il Novecento, Hashima fu acquistata dalla Mitsubishi Corporation, poichè l’isola era letteralmente seduta su un ricco deposito sottomarino di carbone. Per quasi i cento anni successivi, la miniera si è estesa nelle viscere sottomarine, letteralmente alimentando l’espansione industriale del Giappone. All’inizio dell’impegno bellico nipponico, nel 1941, l’isola, meno di un chilometro quadrato di superficie, produceva 400mila tonnellate di carbone all’anno. La manodopera era formati da “schiavi” coreani. Il suo impegno produttivo non si fermò nel 1945: la guerra di Corea fu la sua “fortuna” economica. 

Per ospitare i minatori, furono creati, in cemento armato, palazzi di dieci piani, un labirinto unito da cortili, corridoi e scale, nessun ascensore. C’erano scuole, ristoranti, case da gioco, tutto circondato da una diga di protezione; ogni edificio era, ed è, fatto con spesso cemento armato per proteggerla dagli uragani. La cementificazione era così elevata che l’isola divenne nota come “Midori nashi Shima,” l’isola senza verde. Da metà degli anni 1950, ospitò quasi sei mila persone, dandogli la più alta densità di popolazione che il mondo abbia mai conosciuto. Un affascinante incubo. Però poi l’economia industriale smise di usare il carbone per passare al petrolio e la Mitsubishi Corporation decise di chiudere la miniera. La città-isola fu abbandonata. E la vita si è fermata in quell’istante sull’isola: ancora oggi sono visibili suppellettili, macchine, attrezzature, frammenti di vita quotidiana nelle case, fermi alla data in cui gli operai hanno lasciato la città. Dal 1974 al 2009, l’isola è stata ufficialmente chiusa a tutti i visitatori. Nel 2009, la prefettura di Nagasaki decise di riaprirne una parte di dare vita ad un flusso turistico progettando, nel lungo periodo, di restaurarla. Il Giappone, sta spingendo sull’Unesco per farla diventare patrimonio dell’umanità. In quest’ottica, l’isola di Hashima è stata anche scelta come set cinematografico per l’ultimo film di Bond, Skyfall: patria dell’antagonista interpretato da Javier Bardem. Nel film, il regista Sam Mendes ha perfettamente colto il senso di soffocamento che si respira nell’isola e che coglieva certamente chi vi ha vissuto.