GIAPPONE. L’adesione alla cyberdefense NATO preoccupa Pechino

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Il coinvolgimento del Giappone in una piattaforma di difesa informatica della Nato è fonte di preoccupazione per la Cina e riflette la crescente importanza della sicurezza informatica a Tokyo.

Le valutazioni di Pechino fanno seguito all’annuncio del Giappone, fatto venerdì scorso, di voler entrare a far parte del Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence della Nato, una piattaforma destinata ad aiutare i membri dell’alleanza e i loro partner a proteggersi meglio dagli attacchi informatici, riporta Scmp.

Il Giappone si unisce alla Corea del Sud e all’Australia per diventare un membro contribuente della piattaforma, che è sponsorizzata da 29 membri della Nato e coinvolge altre nove nazioni.

La decisione arriva mentre Tokyo si allinea maggiormente all’alleanza militare occidentale per contrastare la Cina nell’Indo-Pacifico.

I rappresentanti dei Paesi dell’Asia-Pacifico, Corea del Sud, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, sono stati invitati per la prima volta al vertice della Nato e a giugno la Nato ha indicato la Cina come una “sfida” per l’alleanza, sempre per la prima volta.

Si tratta di un nuovo Quad? Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda puntano a un vertice anti-Cina. L’annuncio di Tokyo ha attirato le critiche di Pechino, con il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian che ha esortato il Giappone a non condurre attività che possano minare la pace regionale.

Zhao ha anche messo in dubbio le motivazioni della Nato nel rafforzare i legami con le nazioni dell’Asia-Pacifico: «La regione Asia-Pacifico non è il dominio geografico del Nord Atlantico e non c’è bisogno di stabilire una “versione Asia-Pacifico della Nato”», ha detto lunedì scorso.

«Quello che abbiamo visto è che negli ultimi anni la Nato ha continuamente rafforzato i suoi legami con i Paesi dell’Asia-Pacifico. Qual è l’intenzione della Nato? La comunità internazionale, soprattutto i Paesi della regione Asia-Pacifico, dovrebbero mantenere un alto grado di vigilanza», ha poi aggiunto.

In una bozza di strategia di cybersecurity dello scorso anno, il Giappone ha indicato Cina, Russia e Corea del Nord come minacce informatiche per Tokyo.

La cybersicurezza è stata oggetto di maggiore attenzione nell’ambito dell’ambizioso piano giapponese di rafforzare “radicalmente” le proprie difese nei prossimi cinque anni, con Tokyo che l’ha identificata come uno dei sette “pilastri” da finanziare nel bilancio della difesa da 40,4 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2023, il più grande di sempre.

Le forze armate giapponesi prevedono inoltre di aumentare il numero di personale addetto alla cyberdifesa nel nuovo comando di sicurezza informatica del Paese, che passerà dagli attuali 890 a circa 5.000 unità entro il 2027.

«Il Giappone ha espresso la volontà di aderire alla condivisione delle informazioni di difesa Five Eyes con i Paesi anglo-americani. L’adesione alla cooperazione sulla sicurezza informatica della NATO può essere un buon trampolino di lancio verso questo obiettivo», riporta Scmp.

Antonio Albanese