GIAPPONE. La guerra in Ucraina accelera la riforma della costituzione pacifista

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Il dibattito sull’opportunità di rivedere la costituzione pacifista del Giappone si sta scaldando, mentre il Paese si avvia verso le elezioni della Camera alta previste per il 10 luglio.

Secondo Nikkei, i partiti che sostengono la modifica dell carta costituzionale potrebbero superare la soglia di seggi necessaria per avviare ufficialmente la discussione, compresi i gruppi di opposizione favorevoli alla riforma. Il mese scorso, il primo ministro Fumio Kishida ha dichiarato che la riforma costituzionale è «una questione urgente (…) La Dieta deve anche lavorare per creare opportunità per il pubblico di fare scelte nel minor tempo possibile».

Il Giappone non ha emendato la sua Costituzione nei 75 anni in cui è entrata in vigore nel 1947, due anni dopo la Seconda guerra mondiale. La rinuncia alla guerra, sancita dall’articolo 9, costituisce il cuore del documento.

Gli eventi globali stanno modificando la percezione politica della necessità del formulato dell’articolo 9, che proibisce al Giappone di essere un “carnefice”; ma «dopo la recente invasione dell’Ucraina da parte della Russia, sta crescendo la consapevolezza che se il Giappone limiterà troppo l’uso della forza, diventerà una vittima», riporta Nikkei.

A maggio scorso, un sondaggio condotto dall’emittente pubblica NHK ha mostrato che il 35% degli intervistati riteneva che la Costituzione dovesse essere modificata, mentre il 19% affermava che non ce n’era bisogno e il 42% non sapeva dire. Tra coloro che ritengono necessaria una riforma, il 57% sostiene che «è necessaria per rispondere ai cambiamenti del contesto di sicurezza che circonda il Giappone»; il 61% di coloro che non ritengono necessaria una revisione ha invece affermato di preferire «proteggere l’articolo 9 della Costituzione, che stabilisce la rinuncia alla guerra».

Testualmente l’articolo 9 della costituzione nipponica recita: «Aspirando sinceramente a una pace internazionale basata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per risolvere le controversie internazionali (…) le forze terrestri, marittime e aeree, così come altri potenziali bellici, non saranno mai mantenuti».

Il partito Liberaldemocratico propone di aggiungere una chiara menzione delle Forze di autodifesa e delle misure di autodifesa, pur mantenendo le attuali clausole dell’articolo 9. Inoltre, il partito vuole rafforzare le capacità della Dieta e del Gabinetto di rispondere alle emergenze e migliorare l’istruzione, assicurando che le opportunità siano disponibili indipendentemente dalla situazione finanziaria delle famiglie.

Un’eventuale modifica dell’articolo 9 potrebbe non andare a genio ad alcuni dei vicini asiatici del Giappone e potrebbe influenzare le loro posizioni in materia di sicurezza, come la Cina o la Corea del Nord, che «potrebbero usarla per la loro politica di sicurezza». Per i sostenitori della revisione, ovviamente, il primo passo è ottenere i voti necessari il giorno delle elezioni.

Per proporre una modifica costituzionale, i proponenti devono avere i due terzi dei seggi sia nella Camera alta che in quella bassa. Oltre all’Ldp di Kishida e al suo partner minore Komeito, due partiti dell’opposizione sono favorevoli alla riforma costituzionale: Nippon Ishin (il Partito dell’Innovazione Giapponese) e il Partito Democratico per il Popolo, anche se differiscono sui dettagli degli emendamenti.

Insieme, controllano già più di due terzi della Camera bassa. Le elezioni per la Camera alta di domenica determineranno se riusciranno a mantenere la percentuale necessaria per far avanzare il processo.

Con il governo Kishida che gode di un indice di gradimento costantemente alto e il Nippon Ishin in crescita nelle recenti elezioni nazionali, i sondaggi mostrano che i sostenitori della riforma sono pronti a mantenere i due terzi, compresi i seggi non contestati.

Anche con un sostegno sufficiente nella Dieta, le revisioni richiederebbero anche il supporto di una maggioranza semplice in un referendum nazionale.

Tra gli oppositori all’emendamento c’è il Partito Costituzionale Democratico del Giappone, Cdp, insieme al Partito Comunista Giapponese e al Partito Socialdemocratico. Alcuni sostengono che la riforma potrebbe portare a una maggiore militarizzazione.

Poiché la riforma costituzionale non ha precedenti in Giappone, resta da vedere come si svolgerà il processo, come si coordineranno i partiti favorevoli alla riforma e quanto tempo ci vorrà.

Luigi Medici