
Indicendo delle elezioni generali per la Camera dei Rappresentanti subito dopo il suo insediamento, il nuovo primo Ministro Shigeru Ishiba sperava di iniziare il suo premierato con un mandato popolare forte. In questo modo, intendeva lasciarsi alle spalle gli scandali finanziari che hanno fatto precipitare il consenso degli elettori per il Partito Liberal Democratico (PLD).
Scommessa persa: per la prima volta dopo 15 anni il PLD ha perso la maggioranza assoluta, conservando solo 191 dei 465 seggi disponibili. Non ha raggiunto la “linea di vittoria” dei 233 seggi neanche includendo il Komeito, fedele junior partner di ispirazione buddista che ne ha ottenuti solamente 24, portando la coalizione al governo a una insufficiente quota 215.
Selezionato dal PLD in ragione del suo essere una voce critica del suo stesso Partito, Ishiba non è riuscito a convincere gli elettori di rappresentare un sincero cambio di anima. Il fatto che il primo Ministro abbia ridimensionato molte delle sue idee distintive una volta insediato e la notizia che il PLD abbia finanziato la candidatura indipendente di alcuni ex-membri nonostante questi fossero stati espulsi a causa degli scandali finanziari non devono aver giocato a suo favore.
A festeggiare l’esito dello scrutinio, vi è sicuramente l’ex premier Yoshihiko Noda, leader del Partito Costituzionale Democratico (PCD), principale partito d’opposizione, che ha conquistato ben 50 nuovi seggi per un totale di 148. Nonostante non siano sufficienti per godere della maggioranza, Noda si ritiene soddisfatto dichiarando che “l’obiettivo più grande è quello di spezzare la maggioranza del partito al governo”.
Questo successo elettorale, tuttavia, non è dovuto tanto a un genuino entusiasmo verso le proposte politiche del PCD – solo il 53% degli aventi diritto ha votato, di cui pochissimi i giovani – quanto all’indignazione popolare per la corruzione interna al PLD. Secondo un sondaggio dell’Agenzia Kyodo, il 78% degli elettori aveva in mente gli scandali finanziari quando è andato al voto. Il PCD è stato abile a proporsi come alternativa per gli elettori in uscita dal PLD. D’altronde, lo slogan elettorale del partito di centrosinistra è stato “Il cambio di governo è la più grande delle riforme politiche”.
Un altro dato interessante: il centrista Partito Democratico per il Popolo di Yuichiro Tamaki ha quadruplicato i propri seggi passando da 7 a 28, affermandosi come attore rilevante per eventuali coalizioni.
Che succede ora? La Costituzione del Giappone impone che la Dieta voti per eleggere un nuovo primo Ministro entro 30 giorni dalle elezioni. Qualora nessuno dei candidati dovesse ottenere la maggioranza, si procederà a un ballottaggio fra i due che hanno ottenuto il maggior numero di voti in termini assoluti.
È per questo che alcuni osservatori ritengono che il PLD cercherà il sostegno dei suoi ex membri purgati, attualmente membri della Dieta come indipendenti. Tuttavia, questa ipotesi sembra rischiosa per la già danneggiata reputazione del Partito e rischierebbe di mettere a repentaglio il risultato delle elezioni per la Camera dei Consiglieri, prevista per il prossimo luglio.
Altre analisi suggeriscono che sia il PLD che il PCD cercheranno di creare nuove coalizioni o allargare quelle preesistenti. Mentre il PCD si è dichiarato aperto a questa opzione – è la sua unica speranza di formare un governo – sia il PLD che i piccoli e medi partiti, come il Partito Democratico per il Popolo, hanno rifiutato l’idea categoricamente.
Nonostante al momento non sia possibile escludere alcuna ipotesi, lo scenario più plausibile sembrerebbe essere quello di un’“alleanza parziale” fra Partito Liberal Democratico e Partito Democratico per il Popolo, che si sono dichiarati disposti a cooperare di caso in caso, senza però unirsi in una coalizione formale.
Insomma, qualora nella votazione parlamentare per eleggere il premier il Partito Democratico per il Popolo fosse disposto a sostenere Ishiba, quest’ultimo guiderebbe un governo di minoranza strutturalmente instabile, inefficiente nel perseguimento di un’agenda coerente e suscettibile a continue mozioni di sfiducia.
D’altro canto, un governo di larga intesa guidato dall’opposizione non migliorerebbe la situazione. Quest’ultima, infatti, è estremamente frammentata, con agende politiche spesso incompatibili e con scarsissima esperienza di governo. In altre parole, sembrerebbe che il Giappone stia entrando in una fase di rara incertezza politica.
Questa incertezza sul piano interno potrebbe ripercuotersi anche sulla politica estera del Giappone, e in particolar modo sulla cooperazione di sicurezza con gli Stati Uniti. Con Abe, il Giappone ha iniziato un processo di “normalizzazione” delle sue capacità belliche, sia sul piano materiale che sul piano giuridico. Questo processo è ampiamente incoraggiato dagli Stati Uniti, che cercano nel Giappone un partner affidabile per il contenimento della Cina nell’Indopacifico.
Le élite politiche statunitensi sono preoccupate che la leadership debole di un governo PLD di minoranza possa avere difficoltà a gestire l’alleanza in modo efficiente e mantenere la traiettoria positiva di cui le relazioni hanno goduto nell’ultimo decennio. Peggio ancora, un governo di coalizione guidato dal Partito Costituzionale Democratico, storicamente insofferente alla presenza delle forze armate americane sul suolo giapponese, potrebbe deteriorare fortemente i rapporti bilaterali.
A queste considerazioni va aggiunto l’alto grado di incertezza che interessa anche la politica americana: a solo una settimana dalle elezioni negli Stati Uniti, il Giappone deve prepararsi anche al possibile reinsediamento di Trump. Osservatori e ricercatori hanno coniato il termine moshi Tora (“se tornasse Trump”), riflettendo il senso di inquietudine dovuto all’imprevedibilità del candidato repubblicano. Quest’ultimo minaccia di imporre costi esorbitanti a Tokyo per il mantenimento delle truppe USA sul suo territorio, o addirittura di ritirarle del tutto con conseguenze disastrose per la sicurezza in Asia Orientale. Senza una leadership forte, il Giappone deve trovare un modo per navigare nell’incertezza.
Valerio Morale
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/










