
L’edizione 2026 della Balikatan tra Stati Uniti e Filippine avrà un nuovo protagonista: il Giappone.
Abbandonati i fantasmi della Seconda Guerra Mondiale e i decenni successivi di pacifismo, previsto ancora oggi dall’articolo 9 della costituzione imposta dal governatore USA post bellico Douglas McArthur, il Giappone sta schierando una grande forza per partecipare all’esercitazione filippina; stavolta non si nasconde dietro la copertura di “assistenza umanitaria/soccorso in caso di calamità”, né si limita a inviare osservatori o piccole unità ai margini delle attività di addestramento: nel 2026 i giapponesi si addestreranno al combattimento, riporta AT.
Le Forze di Autodifesa Giapponesi, JSDF, invieranno 1.400 effettivi e schiereranno essenzialmente una task force anfibia, composta da due navi anfibie e un cacciatorpediniere, insieme a un grande distaccamento di truppe di terra e al relativo equipaggiamento.
Si tratta sia della rinata, e gloriosa, fanteria di marina che di regolari forze terrestri. Il dispiegamento nipponico non è poi così diverso da un gruppo anfibio dei Marines USA.
Porteranno con sé missili antinave e sistemi di difesa aerea e missilistica; lanceranno missili superficie-nave Type 88 nell’ambito di un’esercitazione di affondamento contro una vecchia nave utilizzata come bersaglio.
Anche le Forze di Autodifesa Aerea, ASDF, invieranno aerei da trasporto e anfibi. Le ASDF si sono spesso mostrate riluttanti a partecipare a esercitazioni congiunte con la marina e l’esercito giapponesi (ma non con forze aeree straniere), preferendo volare a 9.000 metri di altitudine alla ricerca di un combattimento aereo.
L’annuncio del Ministero della Difesa giapponese riguardo alla Balikatan è pragmatico nell’elencare le esercitazioni di combattimento a cui parteciperanno le JSDF: “operazioni anfibie”; “esercitazione a fuoco contro gli sbarchi”; “attacco marittimo”; “difesa aerea e missilistica integrata”; “operazioni mediche congiunte”. Si tratta di addestramento e competenze necessarie in un conflitto per Taiwan, o per le isole meridionali del Giappone, le Nansei Shoto, o Ryukyu, che Pechino ora dichiara apertamente appartengano alla Cina.
Questo addestramento si svolge in un’area in cui è probabile che si verifichi uno scontro, le Filippine, anziché costringere le JSDF a recarsi fino in Australia o nel sud della California per addestrarsi per non irritare la Cina.
Gli aspetti psicologici e politici di tutto ciò sono importanti quanto i benefici operativi derivanti dall’addestramento congiunto di tutte e tre le forze armate giapponesi e di eserciti stranieri. Questo addestramento rafforza la fiducia all’interno delle forze di difesa giapponesi, plasmando al contempo la percezione che la classe politica e l’opinione pubblica giapponese hanno delle JSDF, non da ultimo come di una forza combattente competente, oltre che come di un gruppo che presta soccorso dopo tifoni e tsunami.
Inoltre, i partner e gli avversari del Giappone vedono le JSDF come una forza militare più capace e il Giappone come una nazione dotata di una certa deterrenza, oltre al suo formidabile soft power economico. È significativo che l’opinione pubblica giapponese non si lamenti delle JSDF e del programma Balikatan, e quasi nessuno nelle Filippine lo faccia. Nelle Filippine, è ben ricordare, l’Esercito e la Marina imperiali giapponesi si comportarono brutalmente durante la Seconda guerra mondiale. La Cina si lamenta, ovviamente, ma il resto dell’Asia non sembra preoccuparsene.
Il primo Ministro di Singapore ha persino osservato di recente che le nazioni del Sud-est asiatico accolgono con favore un ruolo più attivo del Giappone nella sicurezza regionale.
Le Forze di Autodifesa giapponesi di oggi sono irriconoscibili rispetto a quindici o venti anni fa, quando iniziarono a fare capolino in Iraq.
Ad oggi, le Forze di Autodifesa giapponesi hanno circa la metà delle dimensioni necessarie per svolgere le missioni richieste e resta sempre valido lo scoglio del loro utilizzo ex articolo 9 della costituzione nipponica.
Infine, il Giappone considererebbe l’attenzione riservata alle Filippine come il suo contributo alla difesa di Taiwan. Negli ultimi anni Tokyo ha fornito radar per la difesa costiera e aerea, pattugliatori, aerei e motovedette della Guardia Costiera di Manila. Sta anche valutando la possibilità di vendere vecchi cacciatorpediniere della Forza di Autodifesa marittima alla Marina filippina. Il Giappone contribuisce da tempo anche alla realizzazione di infrastrutture a duplice uso: porti, aeroporti, ponti.
Il prossimo passo potrebbe proprio essere il ritorno permanente delle forze armate nipponiche nelle Filippine a tutela e a difesa di Manila, anche di Taiwan.
Antonio Albanese
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