Dissentire è reato nel GCC

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KUWAIT – Kuwait City 17/05/2014. Una Ong per i diritti del Golfo ha chiesto la liberazione di migliaia di carcerati negli stati del Golfo peer reati di opinione; le monarchie del Golfo non consentono ai partiti politici di ciriticare i governi che, da canto loro, possono facilmente incarcerare i dissidenti politici.

«Chiediamo il rilascio dei prigionieri e dei detenuti che sono stati incarcerati solo per aver semplicemente espressa la loro opinione» ha detto Anwar al- Rasheed, a capo del Gulf Forum for Civil Societies. Rasheed ha detto che ci sono «tra i 30mila
e i 40mila detenuti per reati di opinione» nelle sei nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo sei nazioni (Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti). Simili numeri sono basati su dati raccolti dagli attivisti per i diritti del Golfo, da organizzazioni internazionali e da gruppi per la tutela dei diritti. La stragrande maggioranza dei detenuti sono in Arabia Saudita, seguita dal Bahrein. Rasheed ha annunciato che il suo gruppo ha organizzato un team legale, con avvocati provenienti da Europa e Stati Uniti, per visitare le prigioni negli Stati del Golfo, quando i governi lo consentiranno. I detenuti sono medici, insegnanti, scrittori, parlamentari, attivisti, politici e altri professionisti, secondo il gruppo.

Rasheed anche parlato di casi in cui i prigionieri sono rimasti in carcere anche dopo aver scontato le loro condanne; in altri casi, ha detto che le persone sono state private dei loro diritti fondamentali, tra cui il diritto di viaggiare e spostarsi, dopo il rilascio. Ad ottobre 2013, Amnesty International ha accusato l’Arabia Saudita di aver effettuato «arresti e detenzioni arbitrarie, processi iniqui, torture e altri maltrattamenti nel corso degli ultimi quattro anni».

A marzo 2014, ha aggiunto Rasheed i “detenuti di opinione” in Bahrein erano ancora incarcerati tre anni dopo la rivolta sciita, durata un mese.