GAS. La guerra economica sostituisce la guerra convenzionale?

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La Russia interromperà le forniture di petrolio ai paesi che hanno aderito all’embargo sui prezzi.

Il 27 sera, rispettando le attese dei media della federazione Russa, su indicazioni del portavoce del presidente, Dimitrij Peskov, Vladimir Putin ha emesso un decreto in risposta al prezzo del tetto del gas. Ricordiamo che il prezzo massimo è stato concordato dai paesi del G7, dall’UE e dall’Australia.

Allo stesso tempo, 9 paesi si sono opposti al tetto dei prezzi, tra cui Germania, Austria e Paesi Bassi. Questo garantirà loro un approvvigionamento da parte della Federazione Russa anche sotto sanzioni.

Il messaggio del presidente Vladimir Putin è molto concreto della serie: se non vuoi comprare ai nostri prezzi, non comprerai affatto.

Gli effetti del decreto del presidente che sostanzialmente vieta la vendita del gas ai paesi che hanno aderito al tetto del gas produrrà nei prossimi mesi una notevolmente riduzione dei ricavi dell’industria petrolifera e del gas russo fino all’entrata in vigore dei contratti firmati con la Cina e una serie di altri paesi. Tuttavia, secondo gli economisti russi, era giunto il momento di passare dal commercio di petrolio greggio al commercio almeno di prodotti petroliferi con un numero di ottani elevato.

Per fare questo, però è necessario completare le infrastrutture necessarie. Secondo gli esperti del settore petrolifero infatti se si reindirizziamo i tubi dalla direzione europea verso est, poco cambierà. La Russia rimarrà un’appendice delle materie prime. Un tale sviluppo di eventi non dovrebbe essere consentito. Quello che viene chiesto alla Russia è di produrre un prodotto finito, raffinato, pulito pronto all’uso. Solo così potrà fare differenza sul mercato.

Le restrizioni si applicano alla fornitura di petrolio e prodotti petroliferi a persone giuridiche e persone fisiche che hanno aderito al massimale petrolifero ed entrano in vigore il 1° febbraio. Inoltre, il decreto presidenziale in futuro ridurrà seriamente la dipendenza della Russia dai vettori petroliferi occidentali e da varie compagnie assicurative per tali rotte, il che, a sua volta, riduce l’impatto sul nostro Paese di quello stesso massimale.

Il 2 dicembre, un certo numero di paesi europei ha fissato un prezzo massimo per il petrolio russo trasportato via mare. D’ora in avanti l’energia dalla Russia non potrà superare i 60 dollari al barile, con aggiustamenti di prezzo se necessario.

Secondo la testata Readovka: «Tale azione non è altro che un atto di guerra economica, che l’Occidente ha scatenato contro la Russia “alla ricerca” di una guerra convenzionale. Lasciarlo incustodito significherebbe perdere un colpo doloroso che sicuramente altri avrebbero seguito».

Lucia Giannini

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