Frustrazione al G20

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USA – Washington 22/4/2013. A più di tre anni dalla “fine” della recessione globale, la fiacca rfirpese delle economie, sia ricche che povere, e una serie di previsione politiche troppo semplicistiche sollevano preoccupazioni sulle possibilità di ripresa dell’economia globale. 

L’economia degli Stati Uniti rimane,ancora oggi, incatenata dalla montagna di debito privato e continua a alternare periodi di crescita modesta e periodi di magra assoluta.

La zona euro è impantanata nella recessione, barcolla da una crisi all’altra, ultima quella di Cipro.

Anche Cina e Brasile si trovano ora a “corto di benzina”. La Cina nel 2012 ha registrato la più debole crescita dal 1999; l’economia del Brasile ha rallentato fino quasi a fermarsi e allo stesso tempo si trova ad affrontare una crescente minaccia inflativa.

In questo contesto, l’esasperazione dei ministri delle finanze e dei direttori delle banche centrali presenti agli incontri del G20 e del Fondo monetario internazionale di Washington era palpabile. Sia i comunicati ufficiali che le discussioni riflettono la loro frustrazione per la mancanza di un efficace mix di politiche per battere una crisi di lunga durata di cui non si vede la fine.

Le banche centrali di tutto il mondo sviluppato hanno tenuto i tassi di interesse a livelli bassissimi dal 2008, e il pompaggio più di 6.000 miliardi di dollari nei loro sistemi bancari attraverso prestiti e operazioni di acquisto di asset non è bastato. La Banca centrale europea ha contribuito a ridurre i costi finanziari per i governi di Spagna e Italia, mentre Irlanda, Portogallo e Grecia sono state salvate. E tuttavia un ritorno alla normalità sembra un sogno lontano.

Il Fmi ha rivisto le sue proiezioni di crescita economica mondiale nel 2013; le nazioni ricche dovranno affrontare il terzo anno consecutivo di crescita inferiore al 2 per cento, con il Pil degli Stati Uniti solo all’1,9 per cento.

Alle riunioni, le frustrazioni erano particolarmente evidenti per quanto riguarda la zona euro, afflitta da una crisi del debito; inoltre politiche monetarie ultra-semplicistiche, sempre meno efficaci nel tempo, potrebbero anche piantare i semi per la prossima crisi.

Il clima di frustrazione deriva dal fatto che l’economia globale è più interconnessa in termini di finanza e di commercio di quanto non fosse qualche decennio fa, il che rende più difficile l’adozione di politiche che aiutino un paese senza ferire gli altri .

Prima della crisi finanziaria del 2007-2009, una manciata di nazioni avanzate aveva dominato la politica economica internazionale; ora il G20, che include i paesi ricchi e poveri, nonché l’Unione europea, è la sede principale per governare l’economia globale.

Le nazioni povere si preoccupano che lo stimolo monetario delle ricche possa destabilizzare le loro economie inondandole di capitale, alimentando l’inflazione e le bolle speculative.