FRANCIA. Il ritorno dell’artiglieria someggiata

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Né i veicoli, né i robot quadrupedi, né gli esoscheletri sono riusciti finora a eguagliare la resistenza e la capacità di attraversare e trasportare carichi su terreni montuosi rispetto al mulo. Poiché la tecnologia è carente, molti eserciti, principalmente europei e asiatici, hanno mantenuto questo animale nella loro forza lavoro, altri stanno pensando di reintrodurlo.

In Francia, ad esempio, il mulo è scomparso definitivamente dai reggimenti nel 1975, dopo l’ultimo impegno operativo durante la guerra d’Algeria, il 110° reggimento di fanteria someggiata fu sciolta nel 2014, riporta forcesoperations.com.

Dopo 50 anni, l’Esercito sta seriamente valutando di riappropriarsi di un know-how perso in Francia. 

Dalla primavera del 2020, l’esercito ha contattato professionisti mulattieri per studiare il reintegro dei questi animali gli animali integrati nel 7° battaglione di cacciatori alpini, 7° Bca, della 27° Brigata di fanteria da montagna, 27° Bim, durante un esperimento condotto la scorsa estate nelle Alpi.

L’esperimento è durato una decina di giorni, cioè cinque giorni di condizionamento poi altrettanti sul campo in totale autonomia. Tra anfratti e ghiaioni, i muli hanno effettuato rotazioni di sette ore senza batter ciglio, ovvero 8-10 km di cammino e tra 800 e 1.000 metri di dislivello al giorno.

Ogni mulo è in grado di trasportare più di 120 kg di materiale, di cui 40 kg per l’attrezzatura da soma, più di tre volte il peso massimo di un soldato. Il distacco comprendeva due muli carichi e un terzo di riserva, forza ideale per alternare i carichi e mantenere il ritmo. 

Il risultato è stato una fanteria meno stanca, quindi un capitale fisico preservato che può essere utilizzato direttamente in caso di contatto con l’avversario o per assemblare i sistemi d’arma una volta arrivati sul posto. Reattività impensabile quando l’attrezzatura viene portata sulla schiena di un uomo e richiede un tempo di recupero.

Gli animali hanno anche mostrato forti adattamenti ai cambiamenti di altitudine. Dopo diversi giorni di esercizio, il livello di 2.500 metri ha provocato un incremento del battito cardiaco che dopo una pausa, non è stato più osservato al livello successivo di 3.000 metri. I muli coinvolti nell’esperimento erano di origine Poitou, una delle due razze riconosciute in Francia con quella dei Pirenei; questo animale ha una morfologia più robusta e arti solidi. La razza Poitou non corre veloce, ma ha potenza. L’obiettivo è mantenere un ritmo costante.

Il 7° Bca prevede di ripetere l’esperienza almeno una volta quest’anno, ancora per dieci giorni e probabilmente alla fine dell’estate. E se si tratta soprattutto di confermare i risultati ottenuti lo scorso anno, non si esclude comunque un innalzamento della performance. Dal lato dei mulattieri è quindi aumentata la preparazione per poter soddisfare un fabbisogno di sei o sette muli “operativi”, sufficienti a raddoppiare la portata del dispositivo.

I mulattieri si stanno preparando a firmare un contratto da riservista per integrare il 7° Bca. L’idea è che il battaglione possa avere i propri mulattieri, che a loro volta potranno addestrare internamente altri e un giorno acquisirne di propri; sviluppando dei basti “tecnologici” che affatichino meno l’animale e possano incrementare le prestazioni.

Luigi Medici