FRANCIA. Con il lockdown, l’unico museo aperto è il Père-Lachaise

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Con i musei di Parigi chiusi a causa delle restrizioni del coronavirus, i cimiteri della città sono passati dall’essere luoghi di lutto ad ospitare piccole fughe urbane dalla frenetica attività della capitale, immersi nell’arte. Qui, molti parigini stanno trovando un senso di tranquillità e prospettiva in mezzo alle turbolenze della pandemia, così come l’arte e la creatività.

Come riporta Efe, con la vita messa in pausa dalla pandemia, i cimiteri come il famoso Père-Lachaise, che accoglie circa 3 milioni di visitatori ogni anno, e i suoi sentieri tortuosi fiancheggiati da muschio selvatico e cedri, attirano una serie di residenti della città, dalle anime più ascetiche e contemplative alle coppie e alle giovani famiglie che cercano di fuggire dal trambusto di Parigi.

Privi di turisti, i cittadini possono visitare le tombe di quei personaggi famosi che hanno deciso di rendere permanente il loro soggiorno nella Ville Lumiere e alcuni parigini stanno notando – per la prima volta – la bellezza e il mistero dei monumenti di alcune delle loro tombe.

Questo è ciò che Sylvain École, curatore dei cimiteri di Parigi, racconta, prosegue l’agenzia ispanica: «Dall’inizio dell’isolamento molti vengono nei cimiteri in cerca di pace, arte e sono curiosi di conoscere la vita delle celebrità che sono sepolte qui».

Parigi è una delle città più densamente abitate d’Europa e certamente una delle meno verdi. Per sfuggire alla giungla di cemento, i parigini devono recarsi nelle zone periferiche di Bois de Boulogne e Vincennes.

Questo ha reso i cimiteri come Père-Lachaise il ritrovo di molti parigini. Ancora di più con un coprifuoco dopo le 6 del pomeriggio che non permette di vagare in cerca di aria fresca.

«Siamo venuti per sfuggire al rumore e approfittare della calma di questo luogo. Non eravamo mai stati in questo cimitero. È un posto da vedere per la sua rarità e il numero di personaggi famosi sepolti qui», dice una famiglia della Normandia in visita a Père-Lachaise.

Lucia Giannini