L’apprendimento “aperto”

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ITALIA – Roma 22/11/2014. Se esiste un futuro per l’istruzione, questo può essere soltanto in una stretta connessione funzionale con il contesto del mondo del lavoro, al fine di consentire ai giovani un rapido inserimento e l’inizio di un percorso professionale.

Mentre in Italia si susseguono tentativi ripetuti e molteplici di riforma del sistema scolastico o universitario, al livello mondiale tutto ciò che ruota intorno alla formazione è profondamente mutato.

Alcune fra le maggiori università del mondo, comprendendo la necessità sempre più viva di apprendimento della collettività, hanno messo a disposizione di tutti alcuni dei loro corsi migliori.
Ma, come è possibile? Le università, il cui “core business” è la formazione, mettono gratuitamente a disposizione i propri corsi in rete?
E’ proprio così. Si tratta di ciò che tecnicamente viene definito Massive Open Online Courses, partito sostanzialmente con la Stanford University nel 2011, ma che ha trovato una rapidissima diffusione a livello world wide, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa ed in Asia.
Il modello di riferimento è quello di una comunità scientifica. L’Università sceglie il corso che ritiene più idoneo pubblicare (per multimedialità di contenuti, strutturazione in learning object semplici e modulari, ecc.), e aderendo ad una delle reti di MOOC disponibili, consente la fruizione del corso agli studenti on-line, che per un periodo specifico possono vedere le video lezioni, effettuare il download di appunti e di materiale di approfondimento, mettersi in contatto con gli altri studenti della medesima “e-class”.
I vantaggi per i fruitori di questi corsi sono a dir poco straordinari. Gli atenei, talvolta accessibili soltanto a livelli sociali economicamente avvantaggiati, diventano “aperti”, e chiunque abbia voglia di studiare o approfondire una tematica, da studente o nel corso della propria vita, anche professionale, può accedere al servizio. E’ questo il vero “lifelong learning”, al di la di qualunque barriera, o delle forzature legislative, ancora talvolta in cerca della più corretta definizione del fenomeno.
Chiaramente, gli atenei hanno i loro vantaggi. E’ piuttosto interessante la formulazione che hanno individuato le principali università telematiche italiane, in tal senso. Sono infatti disponibili moltissime materie, gratuitamente. Nel caso tuttavia lo studente volesse il “riconoscimento dei crediti”, sostenendo dunque l’esame in presenza, allora in quel caso di pagherà il corrispettivo equivalente, fino ad ottenere il titolo di studio.
Questo consente anche alle università di progredire, sia dal punto di vista dei contenuti, sia dal punto di vista economico. Mettendo in rete le competenze, si crea una sana concorrenza, che consente allo studente di apprendere molto di più, e di scegliere la struttura che riterrà più idonea alle proprie esigenze.
Un esempio molto bello di economia sana, basata su valide offerte formative, e di effetti positivi del libero mercato, aperto, accessibile.