Crescita mondiale piatta

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SVIZZERA – Ginevra. Oggi sono usciti i dati previsionali sulla crescita globale a cura di Credit Suisse. La crescita globale, secondo l’Istituto andrà dallo 0,4 per cento fino ad un massimo del 3,4% nel 2013. Mentre i mercati emergenti cresceranno di un più 5,2 per cento rispetto al 4,7% dello scorso anno.

La Cina è la capofila della crescita con un 8% cifra comunque modesta per uno dei Paesi del BRIC così grande e in via di sviluppo. A passarsela proprio male invece, Grecia -4%, Spagna -1,2% , Italia 0%, Giappone con + 0,2%, Francia 0,5%. E se ben si conosce la situazione europea e le difficoltà di puntare sulla crescita per problemi strutturali della vecchia Europa più difficile da digerire la corsa del gambero di un Paese come il Giappone. Il sol levante ha dovuto negli ultimi cinque anni far fronte a tante difficoltà: problemi di invecchiamento, strutturali, la corruzione, poi ci si sono a giunti quelli causati dai disastri naturali. Questi ultimi in particolar modo hanno inciso sulla bolletta elettrica dell’industria che con 50 centrali nucleari chiuse su 52 ha visto una crescita del prezzo dell’energia del 30 per cento circa. Il Giappone sta cercando nuove vie per l’approvvigionamento dell’energia, dalla Russia, dalle repubbliche degli “stan” e ora con il nuovo presidente Shinzo Abe, sta pensando di potenziare e riutilizzare il nucleare esistente. 

Bene al di sopra del 3%, soglia minima prima del pre crisi per considerare una crescita come tale, tutti i paesi emergenti tra cui: UAE, Arabia Saudita, Hong Kong, Russia, Messico, Israel, Tawain, Argentina, Corea del Sud, Sud Africa, oltre il 4% si collocano Brasile, Thailandia, Colombia, Turchia, Cile. Tra le sorprese in positivo, sempre oltre il 5 per cento Malesia, Filippine, Indonesia e il Kazakstan che però deve la sua fortuna alla vendita del gas e petrolio. Infine l’India con un 6,9% per cui vale il discorso della Cina, crescita molto bassa rispetto al numero dei cittadini e rispetto al fatto che sian paese emergente. Lo scotto che l’India deve pagare è quello dell’arretratezza dal punto di vista dell’industrializzazione. Molti siti industriali sono energivori e poco competitivi, l’energia è molto cara. E quindi anche con un costo della manodopera molto basso i prezzi sono poco competitivi, ma di certo questo Paese offrirà sorprese nel prossimo quinquennio quando le nuove generazioni di tecnici laureati all’estero rientreranno in patria e cominceranno a delineare una nuova linea produttiva e di approvvigionamento energetico. La Cina invece rischia di rallentare anche in maniera brusca la sua crescita se non trova una soluzione ai problemi dell’inquinamento che provava molti decessi e malattie, alle rivolte rurali e soprattutto non riuscirà a sviluppare un forte mercato interno. Non solo, la Grande Muraglia cinese, ha in pancia una percentuale molto alta di titoli di stato USA che se non troveranno soluzione al problema del debito pubblico rischiano di valere meno di zero. Gli Stati Uniti, nella previsione di Credit Suisse, cresceranno del 2,1% dato piuttosto surreale visti i problemi di debito pubblico e delle ultime dichiarazioni della FED. Una cosa è chiara per tutti, il mondo, molto globale sta cominciando a rallentare, non più a macchia di leopardo ma in modo uniforme. Troppi poveri non aiutano più i più ricchi a diventare molto ricchi.