FINANZA. I Brics dicono addio al dollaro

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Ad agosto 2020, la Cina di Xi Jinping e la Russia di Vladimir Putin hanno concordato una “alleanza finanziaria”. All’epoca non suscitò molta attenzione. Il patto per ridurre la dipendenza delle loro economie dal dollaro sembrava più aspirazionale, più retorico, che concreto; fino ad oggi.

Come riferisce l’economista Ivan Tchakarov di Citigroup, ripreso da AT, le contrattazioni di yuan alla Borsa di Mosca, la più grande della Russia, sono aumentate di oltre 40 volte quest’anno. Inoltre, osserva Tchakarov, le contrattazioni in yuan «hanno iniziato a dominare quelle in valute più tradizionali. Questo avviene in un contesto di rapida diminuzione del trading sul dollaro USA».

Sarebbe intellettualmente disonesto sostenere che le cose si sono svolte esattamente come Xi e Putin si aspettavano nell’agosto 2020. In questo lasso di tempo, si può facilmente parlare di una de-dollarizzazione di coalizione, fatta dai Brics, ad esempio; coalizione di potenze economiche in ascesa che sta cercando di de-dollarizzare il sistema finanziario globale guidato dagli Stati Uniti e mitigare il rischio di egemonia del dollaro utilizzando diverse strategie, come riporta un recente studio dell’Università di Cambridge.

In questo quadro sarebbero tre le implicazioni teoriche principali. In primo luogo, la de-dollarizzazione di coalizione è diversa dalla de-dollarizzazione monetaria nazionale o unilaterale perché ruota attorno a processi di negoziazione internazionale che richiedono guadagni reciproci per rendere possibile la creazione di istituzioni multilaterali non monetarie e di un’infrastruttura alternativa non monetaria. I membri dei Brics non starebbero dando priorità alla de-dollarizzazione per motivi strategici, ad esempio, evitare le sanzioni, al contrario, i loro interessi eterogenei nello spazio di de-dollarizzazione consentono loro di creare valore e di “commerciare” congiuntamente tra le varie questioni.

In secondo luogo, esiste una crescente convergenza tra i Brics e l’approfondimento della loro cooperazione economica: la de-dollarizzazione è sostenuta dalla Russia, e dalla Cina, orientata alla diversificazione, che cercano di mobilitare gli altri per creare una più ampia sfera di influenza non basata sul dollaro. La sfida al dollaro non viene solo dagli avversari o concorrenti strategici degli Stati Uniti, ma anche dagli alleati e dai partner dei Brics, che hanno incentivi economici per ridurre il dominio del dollaro e coprirsi dal rischio di cambio. L’aggiramento delle sanzioni e le ragioni geopolitiche spingono gli Stati principali a guidare le iniziative di de-dollarizzazione, ma sono gli incentivi economici condivisi per ridurre il rischio valutario a sostenere la coalizione di de-dollarizzazione nel lungo periodo.

In terzo luogo, la de-dollarizzazione si svolge a diversi livelli e dimostra che le iniziative unilaterali di de-dollarizzazione potrebbero aprire la strada a una più ampia iniziativa di coalizione. Collegare le infrastrutture finanziarie nazionali non in dollari tra i Brics può portare alla creazione di un sistema finanziario alternativo non in dollari. Allo stesso modo, il collegamento tra le iniziative dei Brics e quelle delle organizzazioni non occidentali può generare benefici attraverso le interazioni istituzionali.

Certo, il dollaro USA è ancora la valuta dominante in quasi tutti gli aspetti dell’attuale sistema finanziario globale ed è improbabile che un’altra valuta sostituisca il dollaro in tempi brevi. Tuttavia, la storia ci ricorda che non si può pensare che lo status dominante del dollaro duri per sempre. La de-dollarizzazione è una tendenza secolare che comporta l’accumulo di molte iniziative politiche incrementali volte a incoraggiare gli insediamenti non in dollari. È improbabile che il processo di de-dollarizzazione sia scandito da politiche radicali nell’ambito di una grande strategia di de-dollarizzazione che segni un punto di inflessione riconoscibile nella caduta dell’egemonia del dollaro.

La nuove tecnologie finanziarie, blockchain, valute digitali e infrastrutture finanziarie basate su cloud, può favorire la formazione di una coalizione di de-dollarizzazione e rafforzare la credibilità della mobilitazione collettiva.

Tommaso Dal Passo