G7: banche, le regole che nessuno vuole

55

GRAN BRETAGNA – 10/5/13. Londra. Gli Stati Uniti sono pronti a scendere nell’arena finanziaria del G7 contro il Giappone e dichiarare la guerra alla valuta. La manovra del Giappone di immettere moneta nel suo circuito economico – finanziario a quanto pare preoccupa gli USA.

Il segretario al Tesoro Jack Lew ha detto, in vista del summit del G7 alla Reuters, «che il Giappone ha avuto “problemi di crescita” che dovevano essere affrontati, ma che i suoi tentativi di stimolare la propria economia sono sì necessari ma devono restare entro i limiti degli accordi internazionali per evitare svalutazioni competitive». Dichiarazione alquanto bizzarra, visto che viene dagli USA, Paese che dal 2008 ad oggi ha emesso moneta sul mercato (tre le operazioni di quantitative leasing) per salvare il proprio sistema finanziario (banche e assicurazioni) e il tessuto imprenditoriale. Non contento il Segretario Jack Lew ha riferito alla CNBC: «Sto solo andando a fare riferimento alle regole di base», quelle stesse che gli Stati Uniti non hanno rispettato dal 2008 ad oggi. In realtà gli Stati Uniti pagano il prezzo del loro stesso gioco, immettere moneta sul mercato svalutando il dollaro. Il fatto è che se molti Paesi adottano la stessa polita monetaria si innesca una guerra della svalutazione della moneta. Per ora a dare vita a questo mercato ci hanno pensato gli Stati Uniti e il Giappone, mentre con il cerino in mano è rimasta l’Europa che per via della sua rigidità e l’impossibilità di coniare moneta ha mantenuto un elevato valore della moneta. 

Ma a stimolare i mercati non sono solo le banche centrali degli Stati Uniti e Giappone, la Banca centrale europea è intervenuta e ha tagliato i tassi di interesse la scorsa settimana. La Banca d’Inghilterra ha recentemente ampliato il regime di crediti e il ministro delle finanze George Osborne ha incaricato il prossimo governatore della banca centrale, Mark Carney, di ricercare nuovi modi per incrementare la crescita. All’ordine del giorno del G7 ci sarà infatti anche la questione dello stimolo dell’economia, regolamentazione bancaria, evasione fiscale e libero scambio. L’Inghilterra premerà per far chiudere le banche in fallimento, che altrimenti rischiano di di diventare “troppo grandi per fallire”, come è successo per il caso del colosso assicurativo AIG salvato dalla FED e dal ministero per il Tesoro costato miliardi di dollari. Va ricordato che fu proprio l’Inghilterra a negare la fusione tra Barclays e Lehman Brother, una politica dunque quella di trovare strategie per chiudere le banche in difficoltà non nuove. La riunione del G7, indetto dalla Gran Bretagna non avrà decisioni formali anche perché i G7 – Stati Uniti, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Francia e Canada – hanno perso il loro ruolo leader come il principale forum mondiale nel 2009, quando la responsabilità è passata al G20.