FILIPPINE. La Cpi apre un’indagine sulla guerra alla Droga di Duterte

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Il procuratore del tribunale internazionale cerca di indagare sulla guerra della droga nelle Filippine visto che secondo i dati, oltre 6.000 spacciatori sarebbero stati uccisi da quando Duterte è in carica.

A sostenere la causa gli attivisti filippini, accanto a parenti di persone uccise nella guerra alla droga del paese, hanno deciso di manifestare a Manila il 15 giugno.

Il procuratore della Corte penale internazionale ha chiesto l’autorizzazione ad aprire un’indagine completa sulle uccisioni nella guerra alla droga nelle Filippine, dicendo che potrebbero essere stati commessi crimini contro l’umanità, riporta Nikkei Asia.

Secondo i dati del governo filippino, da quando il presidente Rodrigo Duterte è entrato in carica nel 2016 fino alla fine di aprile di quest’anno, le forze di sicurezza hanno ucciso 6.117 spacciatori in operazioni sotto copertura. I gruppi per i diritti umani dicono che le autorità hanno sommariamente giustiziato i sospetti di droga, ma la polizia ribatte affermando che gli spacciatori hanno reagito con violenza.

«Annuncio che l’esame preliminare della situazione nella Repubblica delle Filippine si è concluso e che ho richiesto l’autorizzazione giudiziaria per procedere con un’indagine penale (formale)», ha detto il procuratore capo della CPI Fatou Bensouda in una dichiarazione. Bensouda aveva detto lo scorso dicembre che c’erano ragionevoli motivi per credere che fossero stati commessi crimini contro l’umanità durante la sanguinosa repressione anti-narcotici di Duterte, il cui numero di morti ha suscitato lo sdegno internazionale.

In un discorso registrato questa settimana prima che la notizia della richiesta di Bensouda si diffondesse, Duterte ha invitato le organizzazioni per i diritti umani a dare un’occhiata più da vicino alla sua guerra alla droga. «Noterete che ci sono davvero persone che muoiono quasi ogni giorno perché hanno combattuto», ha detto, mettendo in guardia i trafficanti di droga: «Non distruggerete il paese. Vi ucciderò».

Il ministero della Giustizia delle Filippine ha rifiutato di commentare l’annuncio della CPI all’Aia. Bensouda, concludendo la sua inchiesta preliminare nel dicembre dello scorso anno, ha detto che c’era una «base ragionevole per credere che i crimini contro l’umanità di omicidio, tortura (…) e altri atti disumani siano stati commessi» tra il 2016 e il 2019.

Molte persone uccise nel giro di vite di Duterte erano state precedentemente inserite in una lista di controllo della droga compilata dalle autorità o si erano precedentemente consegnate alla polizia, mentre un numero significativo di minori erano vittime, ha detto l’ufficio di Bensouda in un rapporto sei mesi fa. I gruppi per i diritti umani accusano Duterte di incitare alla violenza mortale e dicono che la polizia ha ucciso sospetti disarmati e messo in scena scene del crimine su larga scala. La polizia nega questo e Duterte insiste nel dire alla polizia di uccidere solo per autodifesa.

Secondo lo statuto della CPI, il procuratore deve chiedere ai giudici il permesso di aprire un’indagine ufficiale sui presunti crimini. I giudici del tribunale hanno fino a quattro mesi per emettere una decisione su tale richiesta. Nel marzo 2018, Duterte ha cancellato l’adesione delle Filippine al trattato istitutivo della CPI poche settimane dopo che Bensouda ha annunciato che l’esame preliminare era in corso. Ha detto che la CPI aveva dei pregiudizi nei suoi confronti.

Secondo il meccanismo di ritiro della CPI, la corte mantiene la giurisdizione sui crimini commessi durante il periodo di adesione di uno stato, in questo caso tra il 2016 e il 2019, quando il ritiro delle Filippine è diventato ufficiale.

Maddalena Ingrao